Giovedì, 6 Maggio 2021

L'obesità dipende dalla temperatura del corpo: lo studio

Un organismo più freddo comporta il rallentamento del metabolismo e l'incapacità di riscaldare il proprio interno si può tradurre in circa due chili in più ogni anno di vita: a dirlo una recente ricerca italiana

Uno studio italiano pubblicato su 'Chronobiology International' dissipa la certezza che l'obesità sia dovuta soprattutto all'eccesso di cibi calorici consumati senza moderazione. 

Pare, infatti, che, almeno in parte, la condizione caratterizzata da un eccessivo accumulo di grasso corporeo sia una questione di 'pigrizia metabolica' dovuta ad una temperatura interna più bassa rispetto a quella di chi è magro, un handicap, dunque, che non consentirebbe a pieno il dispendio di energia e indurrebbe ad accumulare ciccia.

Pietro Cortelli del Dipartimento di Scienze Biomediche e Neuromotorie dell'università di Bologna ha misurato la temperatura corporea centrale (la cosiddetta “core temperature”) a riposo, di giorno e di notte, a una ventina di volontari, per metà obesi e i dati raccolti hanno indicato che l'obesità potrebbe non essere solo il risultato di uno squilibrio fra le troppe calorie ingerite e la scarsa attività fisica, dato che nei soggetti in estremo sovrappeso la temperatura interna durante il giorno è risultata mediamente più bassa rispetto a quella dei magri. Di notte, invece, non ci sarebbero differenze di calore interno correlabili al peso corporeo.

"La temperatura interna diurna è un marcatore della capacità di spesa energetica e di dissipare energia sotto forma di calore" – dice Cortelli – "Non riuscire a farlo a dovere potrebbe avere un ruolo cruciale nell'aumento di peso". La temperatura del “core” è mantenuta in genere attorno ai 37 gradi indipendentemente da quella esterna e dall'attività svolta, attraverso il centro di regolazione che si trova nell'ipotalamo e orchestra i processi metabolici in modo che la temperatura sia costante. 

Se l'interno dell'organismo risulta più freddo significa che il metabolismo è in qualche modo rallentato e, stando ai calcoli dei ricercatori, nel lungo termine e con un impatto variabile a seconda dello stile di vita, l'incapacità di trasformare l'energia in calore e di riscaldare il proprio interno si può tradurre in circa due chili in più ogni anno. 

Secondo gli autori, questo esito "potrebbe aprire la strada a interventi nuovi e potenzialmente efficaci contro l'obesità" i dati preliminari potranno servire come base per ulteriori studi. 
 

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