Venerdì, 25 Giugno 2021
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Percorsi naturali: la leggenda delle 63 valli di Crespadoro a Vicenza

La storia è passata di qui, con il suo carro colmo di leggende e personaggi, attraverso le valli di queste antiche montagne

Crespadoro: Caput mundi, enunciano alteri i suoi  abitanti e sulle note di un pensiero di Rino Mecenero, autore di molti libri sul territorio, bastino poche righe per aprire il sipario su questa vallata dove contrade, sentieri, canaloni e miti fungono da testimoni di un passato glorioso. “ ..Se si volesse descrivere alla breve la Valle, oggi, si dovrebbe dire che ha creste di dolomia, fiancate di smeraldo e una base di cemento armato”. Ricordate il grande diluvio universale? Tutto iniziò quel giorno, ma a nord dal confine italiano. Pensiamo alla maestosa foresta nera della Baviera, il polmone sud europeo da sempre esistito. Durante il diluvio i larici furono sradicati e per lunghi giorni i tronchi galleggiarono sulle acque fino a calare sui monti delle Piccole Dolomiti, dell’Altopiano e dei Lessini, dove si fermarono incastrandosi l’uno sull’altro. Cessato il diluvio e ripopolata la terra di Baviera, nel popolo rifiorì il ricordo di una meravigliosa foresta, misteriosamente scomparsa nel nulla. Quella forte nostalgia spinse la popolazione bavarese a scendere verso le Prealpi venete alla ricerca di quei larici smarriti. Per giorni si incamminarono verso sud finché comparvero nei luoghi sopra citati. Il popolo si riprese la natura sradicando i tronchi e lasciando canali e vaj – valli – completamente spogli. 

Questi canaloni costituiscono le attuali 63 valli. Ecco perché arrivare a Crespadoro è come entrare in un teatro, dove le porte, come giganti invisibili, aprono la vista ad uno scenario magnifico. Non abbiate fretta se visitate questi luoghi, ogni contrada conserva il suo segreto, una traccia di un passaggio cimbro e se siete fortunati, potreste incontrare “anguane, orchi e basilischi”.

Una delle  più antiche piste montanare delle Prealpi venete, da fare con semplicità soprattutto con bambini a seguito, è la cosiddetta “Via vicentina” che collega il Tirolo con il territorio vicentino, direttrice di scambio tra i Paesi europei con la nostra penisola, già in era romana. Una via che ha visto passare lane, pelli, carbone a seconda delle epoche fino agli anni 1960 quando, greggi di pecore o mandrie, transumavano per raggiungere la verde conca di Campobrun, luogo ideale per trascorrere il periodo estivo. Secondo la tradizione popolare per la Via Vicentina, sarebbe transitato nel 1550 anche Carlo Borromeo, vescovo di Milano, per recarsi a Trento in occasione del Sacro Concilio. Durante la Grande Guerra i contrabbandieri utilizzarono la via per trasporti illeciti, scambi abusivi di alcol, tabacchi, armi, caffè e zucchero che avvenirono tra i soldati austriaci e quelli italiani.
Una via che si può percorrere camminando lentamente e a polmoni aperti, perché pare che la condizione climatica di quest’area sia particolarmente positiva per i nervi e il sistema circolatorio. Inoltrandosi nelle contrade si resta affascinati dal silenzio, dai tanti resti di capitelli o sculture popolari che appartengono alla cultura contadina cimbra, e ci permettono di comprendere culto e credo, tradizioni e leggende. 
Un’oasi di tranquillità dove il ritmo della vita è scandito dalla natura che non può che offrire sapori antichi genuini. Dopo una giornata alla scoperta del passato è d’obbligo fermarsi in una trattoria, gustare i piatti della tradizione non facendovi trovare impreparati. Ecco perché vi suggeriamo di ordinare i “corgnoi”. Un menù a base di lumache che vi sorprenderà tanto da aver voglia di ritornare sulla via vicentina ancora una volta. 

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