Domenica, 11 Aprile 2021

Ipoacusia, sentire poco aumenta rischi demenza

Nelle persone che soffrono di questo disturbo aumenta il rischio di sviluppare deficit cognitivi

foto archivio

Sentire bene, anche a un’età avanzata, mantiene giovane il cervello. In Italia oggi vivono 8 milioni di ipoacusici. Sono persone che non hanno perso l’udito ma iniziano ad avere difficoltà ad afferrare i suoni e smarriscono così piano piano il contatto con gli altri.

Il loro numero è in continua crescita, visto l’alto indice di longevità, ma non tutti fanno ricorso alle protesi acustiche. Pregiudizi, pigrizia e motivazioni sociali ed economiche, fanno sì che specie nel nostro Paese sia ancora scarsa la sensibilità verso le ipoacusie.

Eppure il problema esiste perché numerose ricerche dimostrano che rispetto ai normoudenti, gli individui affetti da ipoacusia lieve, media e grave, hanno rispettivamente 2, 3 e 5 volte un rischio più alto di sviluppare deficit cognitivi.

Il tema è stato approfondito durante il convegno dal titolo “Novità cliniche e tecnologiche in ambito audioprotesico”, promosso a Roma dall’Università di Tor Vergata, in occasione dei 25 anni del corso di laurea in tecniche audioprotesiche. 

“Una pronta correzione dell’ipoacusia risulta determinante nella riduzione dell’incidenza delle patologie secondarie e rappresenta una vera sfida alla quale sia i medici audiologi sia gli audioprotesisti devono confrontarsi quotidianamente durante le due fasi del percorso riabilitativo: la prima legata alla diagnosi e la seconda caratterizzata dall’adattamento protesico”, ha spiegato Stefano Di Girolamo, Ordinario di Audiologia, Responsabile UOSD di Audiologia del Policlinico Tor Vergata e presidente del corso di laurea. 

“Il deficit uditivo può ridurre, anche di oltre il 30%, l’efficienza di altre abilità cognitive – ha sottolineato Di Girolamo - aumentando il rischio di una precoce compromissione di funzioni come l’attenzione, la memoria e le capacità strategico-esecutive. Un calo dell’udito è associato a un aumento di oltre 3 volte la probabilità di sviluppare una forma di demenza, mentre in 3 pazienti con un deficit cognitivo su 4 si registra anche un disturbo dell’udito. Prevenire il decadimento cognitivo con la cura dell’udito è quindi una necessità se si vogliono ridurre i costi della sanità e del welfare”.

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