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Mercoledì, 17 Aprile 2024
Sexting minori

"Il 76% delle adolescenti ha ricevuto in chat foto di nudo indesiderate": la denuncia

E' quanto emerge da uno studio condotto sull'esperienza online di ragazze tra gli 11 e i 18 anni. Secondo gli esperti, le vittime non denunciano per vergogna o perchè considerano il gesto come un segno di desiderabilità

Il 5 maggio è stata celebrata la Giornata nazionale contro la pedofilia e la pedopornografia, istituita dalla legge 41/2009. Una ricorrenza importante che punta a tenere alta l’attenzione su un fenomeno cresciuto con la pandemia, e in parte sommerso, che purtroppo coinvolge tantissimi bambini e ragazzi in tutto il mondo. Secondo un dossier della Polizia Postale e di Save the Children nel 2021 sono stati registrati ben 5316 casi di pedopornografia, con un incremento del 47% rispetto all’anno precedente. E’, inoltre, cresciuto il numero dei minori approcciati sul web con un’età inferiore ai 13 anni da adulti abusanti (531) e dei casi (32) di adescamento online dei bambini nella fascia 0-9 anni. Sempre in riferimento al 2021, sono stati individuati 208 pedofili (il 15% del numero complessivo degli indagati per lo scambio di materiale pedopornografico, ossia 1421 adulti). I principali luoghi di adescamenti sono i social network e le app di messaggistica, ma per i più piccoli anche i giochi di ruolo e i videogiochi online.

A tal proposito, YouGov (Società britannica internazionale di ricerche di mercato e analisi dei dati basata su Internet) ha condotto un sondaggio su 2000 ragazze maggiorenni nel Regno Unito per far luce su una particolare forma di molestia sessuale: l’invio tramite chat di foto  ‘non desiderate’ di genitali maschili. Dai risultati è emerso che il 54% delle ragazze (18-24 anni) aveva ricevuto foto di genitali maschili e il 47% ha dichiarato che questa non era stata richiesta. Il sondaggio ha, però, anche evidenziato che il 46% delle ragazze Millennial (nate tra il 1981 e la fine degli anni ’90) avevano ricevuto queste foto per la prima volta prima dei 18 anni. Attualmente nel Regno Unito è considerato reato a sfondo sessuale (violenza sessuale) per un uomo adulto inviare una foto dei sui genitali a minori di 18 anni ed è classificato come pedopornografia produrre immagini di nudo di minori. Ma, nonostante la legge lo consideri reato (nel Regno Unito come in Italia), il fenomeno di inviare foto di nudo parziale o integrale (sexting) è in forte crescita soprattutto a danno delle ragazze adolescenti. Ad aver indagato sulla loro esperienza, un team di ricercatori dell’UCL Institute of Education di Londra, dell’Università del Kent (Canterbury) e del Kings College London: lo studio è stato pubblicato sulla rivista Sex Roles.

La maggioranza delle ragazze ha ricevuto foto ‘indesiderate’ di genitali maschili

I ricercatori hanno condotto lo studio in sette scuole secondarie del Regno Unito altamente diversificate utilizzando discussioni in focus group e metodi di post-disegno sui social media per ricreare esperienze di condivisione e ricezione di immagini digitali a sfondo sessuale. Ciò ha permesso alle 144 partecipanti (ragazze tra gli 11 e i 18 anni) di spiegare le loro esperienze di ricezione e condivisione di immagini su diverse app e social media. Dai risultati è emerso che il 76% delle ragazze ha ricevuto almeno una foto di genitali maschili e al 70% è stato chiesto di inviare una foto di nudo (spesso questa richiesta è successiva alla ricezione della foto dei genitali maschili non richiesta, con il fine di avviare degli “scambi"). La maggior parte di queste immagini proveniva da mittenti sconosciuti, tuttavia alcune sono state inviate da coetanei conosciuti, "amici di amici" o colleghi conosciuti solo online dalle ragazze.

Il rischio di ‘normalizzare’ le molestie sessuali basate sulle immagini

Lo studio ha evidenziato in particolare i pericoli di Snapchat, l’app di messaggistica instantanea più utilizzata nel Regno Unito dai giovani. Le ragazze hanno, infatti, affermato di aver ricevuto le foto di genitali maschili proprio su questa app, perché non è facile abilitare le restrizioni della privacy. In questo modo, le persone possono rimanere anonime e il contenuto rimane disponibile solo per un breve periodo di tempo. E spesso per la ragazza che riceve foto indesiderate è più facile bloccare i mittenti o ignorare eventuali messaggi piuttosto che segnalarli alle autorità. La gran parte delle ragazze hanno, infatti, dichiarato che “ignorare è meglio”, “la segnalazione è difficile”, mentre “il blocco è più semplice”. Inoltre, questo approccio diffuso rischia di ‘normalizzare’ questi contenuti illegali come suggeriscono anche le risposte delle intervistate: "Ti ci abitui”, "Ridi e vai avanti”.

“Crediamo - hanno dichiarato i ricercatori - che ricevere di frequente foto di genitali maschili indesiderate su piattaforme come Snapchat ‘normalizzi’ le pratiche moleste come segni di desiderabilità e popolarità per le ragazze. E sottolineiamo come per le ragazze che ricevono queste foto non richieste sia più facile ignorare o bloccare i mittenti casuali piuttosto che segnalarle alle autorità”.

La “vergogna” delle ragazze impedisce loro di denunciare

Tra i compagni di scuola è diffuso il pregiudizio secondo cui le ragazze che ricevono una foto di genitali maschili abbiano partecipato a uno scambio di immagini di nudo. Questo pregiudizio genera un senso di vergogna nelle vittime che hanno così più difficoltà a denunciare le molestie, e molto spesso scelgono di non farlo. Ma va anche sottolineato che in una minoranza delle ragazze intervistate , le foto sono state viste non in un’ottica negativa ma come segno di desiderabilità: in questo caso il gesto non è stato percepito come una forma di molestia e quindi non è stato denunciato. 

Il doppio standard sessuale

A condizionare la decisione di denunciare una molestia è anche il 'doppio standard sessuale', un meccanismo cognitivo secondo cui si valuta distintamente la stessa azione se compiuta, in questo caso, da un ragazzo o da una ragazza. Esso opera creando delle norme morali che determinano quando il comportamento dell'uno o dell'altra deve essere considerato morale o immorale. “Abbiamo scoperto - hanno spiegato i ricercatori - che a causa del doppio standard sessuale le ragazze non erano in grado di ‘sfruttare’ le foto dei genitali maschili allo stesso modo in cui i ragazzi ‘sfruttavano’ i nudi delle ragazze. Se per i maschi era motivo di vanto, per le ragazze era motivo di vergogna”.

Necessario facilitare nelle app le impostazioni sulla privacy 

Nel complesso, questo studio evidenzia la necessità di una guida specifica su come abilitare su Snapchat e su tutte le altre app di messaggistica le restrizioni della privacy, e su come effettuare una segnalazione delle foto ‘indesiderate’. Inoltre, è necessario informare e sensibilizzare i più giovani sulle diverse forme di molestie, per far capire alle adolescenti che anche ricevere foto di genitali è una forma molestia basata sull’immagine. “Tutte le immagini ‘indesiderate’ dei genitali maschili - hanno dichiarato i ricercatori - dovrebbero essere criminalizzate come cyberflash, come forma di violenza sessuale basata sull’immagine e facilitata dalle nuove tecnologie”.

Nuovi strumenti per prevenire le molestie online

Con lo scopo di prevenire le varie forme di molestie e abuso online a danno di bambini, bambine, ragazze e ragazzi, in Italia è stata di recente pubblicata dall’Unità Analisi Crimini Informatici della Polizia Postale e Save the Children, la guida dal titolo “Adescamento Online. Conoscere e prevenire”, rivolta sia agli educatori che ai genitori.

Inoltre, in occasione della Giornata nazionale contro la pedofilia e la pedopornografia, è stato approvato dall’Osservatorio per il contrasto della pedofilia e della pedopornografia minorile, il "Piano nazionale di prevenzione e contrasto dell’abuso e dello sfruttamento sessuale minorile" che prevede: attività di prevenzione in favore dei minori, attraverso educazione formale e non formale, con particolare attenzione a coloro che vivono in famiglie fragili o in contesti vulnerabili (educazione); attività di protezione di bambini e bambine e ragazzi e ragazze, con particolare attenzione alle situazioni di disagio, fragilità o disabilità (equità); attività di promozione e di attuazione dei meccanismi di tutela, azioni e strategie per coinvolgere e tutelare i giovani rispetto all'accesso alle nuove tecnologie (empowerment).

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