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Mercoledì, 19 Gennaio 2022
Psicologia e Coppia

Quando l’amore è tossico e come liberarsi della dipendenza affettiva: i consigli della psicologa

Perchè ci leghiamo a persone che ci fanno soffrire? La Dott.ssa Marinella Cozzolino, psicologa e sessuologa clinica, ci spiega perchè questo accade e come possiamo allontanarci da chi ci rende infelice

Quanti di noi hanno vissuto almeno una relazione che ci ha fatto soffrire molto non solo quando è finita, ma anche mentre la vivevamo. Un amore “tossico” che ci ha ferito ogni giorno e dal quale non riuscivamo a liberarci. E se non lo abbiamo vissuto sulla nostra pelle, sicuramente l’avremo conosciuto attraverso i racconti e le emozioni di amici e parenti. “Un amore tossico – spiega a Today la Dott.ssa Marinella Cozzolino, psicologa e sessuologa clinica – è un amore fatto di prevaricazioni ed umiliazioni, che porta regressione e non crescita. Un amore che non lascia emergere la parte migliore di entrambi, ma quella peggiore di ognuno”.

Ad aver peggiorato la situazione di chi già viveva relazioni “tossiche” è stata la pandemia e le sue conseguenze. Se da un lato, infatti, le restrizioni anti-Covid, vissute a intermittenza in questi due anni, hanno avuto risvolti positivi per chi non conviveva ed è stato costretto alla lontananza a causa dei lockdown, dall’altro ha complicato non poco le cose per chi era già intrappolato in una relazione "tossica". A confermalo le tantissime richieste di aiuto pervenute agli piscologi e psicoterapeuti di Dimmy.it, portale web nato da un’idea della Dott.ssa Marinella Cozzolino, con l’obiettivo di offrire un supporto psicologico online 7 giorni su 7 dalle 8 alle 24 a chi lo richiede per superare insieme ad esperti problemi di vario genere. Ma perché ci si lega a persone che fanno soffrire? Come nasce la dipendenza affettiva e in che modo se ne può uscire? Ne abbiamo parlato con la Dott.ssa Marinella Cozzolino, psicologa, sessuologa clinica e presidente dell’Associazione Italiana di Sessuologia Clinica.

Dott.ssa, a volte le relazioni possono diventare “patologiche”. Perché ci si lega a persone che ci fanno soffrire? Perché, nonostante la sofferenza che provoca l’altro/a, non lo/la si abbandona?

“Nella fase iniziale di un rapporto “tossico”, quel che porta a legarsi all’altro è l’illusione che questa persona possa migliorare in qualche modo la sua vita. Ed è proprio in questo “bisogno” l’errore più grande: aspettarsi la felicità o la risoluzione di tanti problemi da qualcun altro. Illudersi che la propria vita sia migliore con quella persona accanto, convincersi di aver bisogno dell’altro per risolvere problemi pregressi, come situazioni difficili che ci legano alla famiglia d’origine e dalle quali si vuole fuggire, illudersi di avere finalmente trovato una casa, una dimensione di libertà. Spesso chi si lega a persone “tossiche” scappa da qualcosa che reputa ancora più tossico”.

Quando un amore diventa “tossico”, “malato”?

“Tante caratteristiche definiscono “tossico” un amore. Innanzitutto il termine “tossico”, che comunemente usiamo, ci rimanda all’idea di qualcosa che ci avvelena giorno dopo giorno, non necessariamente con grandi esplosioni di violenza o con forti privazioni. È tossico un amore che non lascia spazio all’individuo, che invischia, che porta a soffrire di gelosia ossessiva. È tossico un amore fatto di giudizi e ricatti, di prevaricazioni ed umiliazioni. Un amore che porta regressione e non crescita, un amore che fagocita e non alimenta. Un amore che non lascia emergere la parte migliore di entrambi, ma quella peggiore di ognuno”.

Quali ricadute può avere sulla coppia e sui singoli partner un amore “tossico”?

“In questi termini non esiste l’amore tossico. L’amore, se è amore, non è mai tossico. In questi termini esistono solo partner tossici”.

Uno degli elementi tipici dell’amore “tossico” è la dipendenza affettiva. Come si riconosce questa condizione?

“Si parla di “dipendenza affettiva” quando nella relazione non si cerca l’incontro con l’altro ma di completare sè stessi. Di dare un senso alla propria persona. L’altro diviene come un bastone a cui poggiarsi per camminare e andare avanti. Senza quel bastone non c’è baricentro né equilibrio. È la vecchia storia della metà della mela. Cercare l’altra metà significa sentirsi metà. Non è così, e come diceva Philip Roth: “noi siamo interi, è l’amore che ci spezza”.

Amore e dipendenza affettiva posso coesistere?

“In psicologia quasi nulla può non coesistere. La questione è solo quantitativa. Sarei ipocrita a dire che in amore non esiste una dipendenza affettiva dall’altro. La persona che amiamo ha il potere di farci stare male, di procurarci delle sofferenze indicibili se ci abbandona, se ci tradisce, ed in questo senso il nostro benessere dipende anche da lui/lei”.

Quanto è importante per il singolo partner mantenere uno suo spazio individuale, indipendente, senza sovrapporlo a quello dell’altro?

“È fondamentale, ed è il senso di tutto. Quando ci innamoriamo di qualcuno ci innamoriamo delle sue caratteristiche, di quelle che ci affascinano e che in qualche modo vorremmo acquisire. Non sarebbe naturale e neanche sano far sì che l’altro perda questa sua unicità, una volta che la coppia si stabilizza. Lo spazio individuale è lo spazio della fascinazione e del mistero. È il luogo della vita dell’altro in cui ho meno accesso e che, proprio per questo, è fondamentale che rimanga tale per mantenere alto il desiderio di conoscere l’altro costantemente”.

Quali altri comportamenti sono tipici dell’amore “tossico”? La possessività, la gelosia ossessiva, la facilità nel tradimento possono essere conseguenze di un amore “malato”?

“Tutti questi comportamenti sono le fondamenta di un amore “malato”, non le sue conseguenze. Le conseguenze di un amore malato è il senso di colpa, perché questo ti fa sentire costantemente sbagliato/a, inadeguato/a e nutre disistima e disamore per se stesso”.

Possiamo, quindi, dire che un amore “tossico” trasforma la coppia in un luogo in cui si soffre, si regredisce, si diventa più fragili. Un amore “sano”, al contrario, che tipo di “ambiente” crea?

“Un amore sano dona energia vitale, quindi creatività, gioia, entusiasmo. Un amore sano ti permette di evolvere, migliorare, imparare. Ti stimola, ti incuriosisce, ti rende forte il doppio e ti permette di provare, osare, sperimentare”.

L’emergenza Covid e vari lockdown imposti in questi due anni, in che modo hanno complicato la condizione di chi era già intrappolato in una relazione “tossica”?

“In questo periodo abbiamo osservato due scenari. Nel caso della dipendenza affettiva, ha alimentato ulteriormente tale dipendenza a causa della vicinanza costante dei due partner, imposta dai lockdown e dallo smartworking. Di contro, chi si trovava in una relazione tossica, non solo dipendente ma violenta ed aggressiva, ha vissuto un notevole peggioramento della sua condizione. A confermarlo le tantissime richieste di aiuto, aumentate del 20%, arrivate agli esperti di Dimmy, che sono a disposizione di chi ne ha bisogno 7 giorni su 7, e a tanti altri colleghi psicoterapeuti”.

Come ci si può liberare da un amore “tossico” e dalla dipendenza affettiva? Quali strategie si possono mettere in campo per liberarsi da questa relazione “viziata”?

“La prima cosa è la consapevolezza. Sembra scontato ma non lo è. Non tutti si rendono conto che quello che vivono non è un amore sano. Non smetterò mai di ripeterlo: qualsiasi limitazione alla libertà individuale non è amore. Non poter uscire con le amiche, con gli amici, non poter frequentare l’Università, i parenti, a volte addirittura i genitori, non poter disporre di soldi propri, non è sano. Una volta acquista la consapevolezza di ciò, l’unica strada possibile è l’allontanamento dalla persona tossica”.

Quando è il caso di affidarsi a un esperto?

“È necessario sempre farsi aiutare in questi casi. Innanzitutto per intraprendere quel percorso di consapevolezza di cui parlavo, visto che alcune persone confondono il controllo con l’interesse e le attenzioni morbose con amore. E poi perché il percorso di distacco, da soli, non è semplice neanche da immaginare. Un esperto sarà in grado di creare squadra, di stimolare grinta e motivazione per sostenere e permettere al singolo di non divenire complice di chi lo rende infelice”.

Dott.ssa Marinella Cozzolino, psicologa, sessuologa clinica e presidente dell’Associazione Italiana di Sessuologia Clinica

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