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Sabato, 29 Gennaio 2022
Psicologia e Coppia

Come immaginiamo il futuro dopo il Covid? Ce lo dice uno studio

Secondo la ricerca, la maggior parte delle persone non vuole ritornare alla normalità dopo la pandemia, ma sogna un mondo più equo e sostenibile, anche se crede che questo non accadrà

La pandemia di Covid-19 è un evento “sconvolgente” che ha messo in pausa la normalità in attesa di uno suo ritorno, o un’opportunità per un cambiamento radicale? Ad oggi manca ancora un’alternativa progettuale definita che supporti la seconda ipotesi, ma, che questa esista o meno, sembra chiaro che la fine della pandemia - che tutti ci auguriamo arrivi presto - rappresenti anche l’inizio di una nuova epoca. Sì è vero, siamo nel pieno della quarta ondata e questo rende difficile immaginare la fine dell’emergenza pandemica, ma l’era Covid non durerà per sempre. Quando sarà finita, come vorremmo fosse il mondo? Come ce lo immaginiamo il futuro? Nella prima fase della pandemia – da marzo a luglio 2020 – tutti non desideravamo altro che un rapido ritorno alla normalità, credendo che il virus sarebbe stato presto messo sotto scacco dalla Scienza. Da allora sono nati slogan che suggeriscono una visione alternativa del futuro: un cambiamento radicale che segni una rottura con il passato e porti a un mondo migliore, più equo e sostenibile. Ma cos'è che la gente vuole realmente? Tornare alla normalità o costruire un mondo nuovo?

Ad aver cercato di scoprire cosa si aspettano le persone dal futuro post-Covid, i ricercatori della Università dell’Australia Occidentale e dell’Università di Bristol, che hanno condotto uno studio basato su due ipotesi (da un lato “un ritorno alla normalità” che metta in primo piano la ripresa economica, e dall’altro “ricostruire meglio”, un approccio sostenibile e progressista che affronti problemi globali come la disuguaglianza e il cambiamento climatico) prefigurando 4 scenari possibili in cui il governo può giocare un ruolo centrale o marginale. Dai risultati dello studio, pubblicato su Nature, è emerso che, indipendentemente dalle tendenze politiche più o meno progressiste, la maggior parte delle persone desidera un mondo post-Covid più equo e sostenibile piuttosto che un ritorno alla normalità pre-Covid, anche se ritiene più probabile e realistico che avvenga il contrario. Ma vediamo lo studio nel dettaglio.

Le 3 domande su cui si basa lo studio

Gli studiosi hanno condotto due esperimenti su due campioni diversi e rappresentativi (600 persone del Regno Unito e 800 persone degli Usa) a distanza di circa un anno, durante le diverse fasi della pandemia (maggio-luglio 2020 e maggio-luglio 2021), partendo da due aspettative sul mondo post-Covid opposte: “ricostruire meglio” e “tornare alla normalità”, con l’obiettivo di rispondere alle seguenti domande: 1) Le persone preferiscono un ritorno alla normalità rispetto a un mondo nuovo? 2) Preferiscono un futuro in cui il potere decisionale sia nelle mani del governo o delle organizzazioni individuali? 3) Le loro aspettative sul futuro sono in linea, secondo loro, con le aspettative che gli altri hanno riguardo il futuro post-Covid?

Ricostruire meglio o tornare alla normalità

Lo studio parte, quindi, da due ipotesi opposte su come sarà il mondo dopo il Covid: ricostruire meglio o tornare alla normalità. La prima ipotesi (ricostruire meglio) ruota attorno a temi quali sostenibilità e transizione ecologica. La pandemia ha chiaramente aumentato l’interesse pubblico verso il cambiamento climatico favorendo discussioni su investimenti più sostenibili e rispettosi dell’ambiente. Ad oggi, l’adozione di politiche relative al clima, come gli obiettivi di zero emissioni, si è diffusa a livello globale, con l’UE e gli Stati Uniti, ad esempio, che puntano allo zero netto entro il 2050 e la Cina entro il 2060, mentre il sindaco di Londra ha annunciato il suo Green New Deal ("Nuovo Patto Verde") nel novembre 2020 sostenendo che un’azione per il clima deve essere una componente centrale di qualsiasi ripresa dalla pandemia. Una “ripresa migliore" è sostenuta anche dai membri della comunità scientifica, con appelli a utilizzare la crisi come un'opportunità per affrontare e trovare una soluzione al cambiamento climatico, la più grave minaccia alla salute pubblica del 21° secolo. La seconda ipotesi (tornare alla normalità), invece, ruota attorno al tema delle limitazioni delle libertà civili. Secondo questa tesi, le restrizioni sociali volte a frenare la pandemia (come i lockdown imposti dai governo, la chiusura delle scuole e la cancellazione di eventi sociali e sportivi) hanno abrogato i diritti delle persone in una misura senza precedenti nelle democrazie liberali contemporanee.

Quattro possibili scenari futuri

Partendo da queste due ipotesi, gli studiosi hanno costruito 4 possibili scenari futuri, sulla base di 2 variabili indipendenti: una è “l’orientamento” della popolazione, da un lato verso un ritorno alla normalità pre-Covid, e dall’altro verso un futuro più progressista; l’altra è “la distribuzione del potere politico” orientato, da un lato, verso un maggior intervento pubblico, quindi un riconoscimento delle capacità del governo nel saper guidare la Comunità verso un ritorno alla normalità o un futuro progressista, dall’altro verso una maggiore autonomia e libertà individuale, orientamento che non riconosce nel governo la capacità di sapere guidare il Paese fuori dalla crisi, e che, in sintesi vuole sottrarre il potere al governo per restituirlo al popolo. Dalla combinazione di queste variabili vengono fuori i 4 possibili scenari futuri:

1. “Sicurezza collettiva” (Ritorno alla normalità – governo forte)

Non vogliamo grandi cambiamenti nel modo in cui funziona il mondo. Siamo felici che il governo mantenga i suoi poteri per tenerci al sicuro e tornare sulla buona strada economica.

2.“Per la libertà” (Ritorno alla normalità – autonomia individuale)

Non vogliamo grandi cambiamenti nel modo in cui funziona il mondo; la nostra priorità è il lavoro come al solito e la sicurezza. Vogliamo riprendere dai governi i poteri che hanno rivendicato per limitare i nostri movimenti e monitorare i nostri dati e comportamenti.

3. “Futuro più equo” (Progressista – governo forte)

Quello che vogliamo è che i governi agiscano con forza per affrontare l'ingiustizia economica e il problema del cambiamento climatico. Siamo felici che il governo mantenga i suoi poteri se protegge l'equità economica, la salute e l'ambiente.

4. “Leadership dal basso” (Progressivo – autonomia individuale)

Quello che vogliamo è che le comunità, non i governi, lavorino insieme per costruire un mondo giusto e rispettoso dell'ambiente. Vogliamo riprendere dai governi i poteri che hanno rivendicato per limitare i nostri movimenti e monitorare i nostri dati e comportamenti.

Lo studio

Partendo da questi 4 scenari, i ricercatori hanno cercato di capire quale fosse l’orientamento delle persone reclutate per lo studio. Nel primo esperimento, hanno presento ai partecipanti tutti gli scenari in successione, mentre nel secondo esperimento hanno presentato solo uno degli scenari scelti a caso. In entrambi gli esperimenti, poi, dopo aver presentato ogni scenario, le persone hanno prima espresso la loro preferenza, successivamente hanno valutato la probabilità che lo scenario si avverasse, e, infine, hanno detto quale scenario, secondo loro, le altre persone avrebbero voluto si realizzasse. “L’indagine sui “presunti" orientamenti degli altri - spiegano i ricercatori - è un dato importante perché può rivelare come le differenze tra gli orientamenti delle persone e la loro presunzione sugli orientamenti degli altri possano essere una conseguenza delle scelte e delle decisioni politiche prese nel corso della pandemia”.

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I risultati (le risposte alle 3 domande)

1) Cosa le persone vorrebbero accadesse? Le persone, in entrambi gli esperimenti e in entrambi i Paesi hanno preferito più gli scenari progressisti che quelli di un ritorno alla normalità, sebbene questa tendenza progressista sia generalmente più forte a sinistra e nel centro-sinistra piuttosto che a destra. Inoltre, hanno preferito più l'autonomia individuale rispetto a forti interventi pubblici.

2) Cosa si aspettano accadrà in realtà? In contrasto con le proprie preferenze, e indipendentemente dalle tendenze politiche, le persone considerano più probabile un ritorno alla normalità piuttosto che un futuro progressista, e che sia più probabile che il governo mantenga il suo potere piuttosto che lo restituisca al popolo. In altre parole, le persone pensano che difficilmente avranno il futuro che desiderano. Le persone vogliono un futuro progressista, ma temono di tornare alla normalità con il potere conferito al governo.

3) Cosa pensano che gli altri sperino per il futuro? I ricercatori hanno anche chiesto alle persone di riferire cosa pensavano che gli altri volessero accadesse nel futuro post-Covid. Hanno scoperto che la percezione delle persone di quel che gli altri vogliono differiva notevolmente dalle proprie preferenze. Credono, infatti, erroneamente, che gli altri sperano più in un ritorno alla normalità che in scenari progressisti.

 “A conti fatti - dicono i ricercatori - in entrambi gli esperimenti e in entrambi i Paesi, lo scenario della "leadership dal basso" sembrava essere la più popolare. Le inclinazioni politiche delle persone hanno influenzato le preferenze – quelli di destra hanno preferito un ritorno alla normalità più di quelli di sinistra –, ma è interessante notare che la forte opposizione a un futuro progressista è stata piuttosto limitata, anche tra le persone di destra. Questo è incoraggiante perché suggerisce che la resistenza a "ricostruire meglio" può essere contenuta”.

L’ignoranza pluralistica e le sue conseguenze

Questa sorprendente divergenza tra ciò che le persone vogliono realmente, ciò che si aspettano di ottenere e ciò che pensano che gli altri vogliano è nota come "ignoranza pluralistica". Con questa definizione, in psicologia sociale, si fa riferimento a un processo che si innesca in un gruppo sociale e che porta le persone che sono in maggioranza a pensare di essere in minoranza. L'ignoranza pluralistica può avere conseguenze problematiche perché a lungo termine le persone, a causa dell'ignoranza pluralistica, tendono a conformarsi a quella che percepiscono come opinione consensuale invece di agire in base alle proprie percezioni e convinzioni. Questo può essere un problema soprattutto se l'opinione della minoranza è negativa, ad esempio contraria alla vaccinazione, nel caso della pandemia di Covid-19. In definitiva, questo significa che le effettive preferenze della maggioranza non trovano mai l'espressione politica che, in una democrazia, dovrebbero avere.

“Nel nostro caso - spiegano i ricercatori -, una conseguenza dell'ignoranza pluralistica potrebbe essere che un ritorno alla normalità diventi più accettabile di un futuro progressista, non perché la maggior parte delle persone desideri questo risultato, ma perché lo avverte come inevitabile credendo che la maggioranza questo desideri. Per contrastare l'ignoranza pluralistica, si dovrebbe, quindi, - concludono - informare le persone che esiste un consenso sociale riguardo un futuro progressista, in mondo da spingere tutti a trovare la giusta motivazione e il giusto impegno per raggiungerlo”.

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