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Mercoledì, 17 Aprile 2024
Dipendenza da Internet

Dipendenza da Internet e videogiochi, come riconoscere e combattere i sintomi negli adolescenti

Ad offrire un contributo importante per la cura di questo tipo di dipendenza, un recente studio tedesco che ha dimostrato come un intervento basato sulla terapia cognitivo comportamentale possa ridurre efficacemente i sintomi

Strumenti digitali come smartphone, tablet e pc stanno assumendo un ruolo sempre più importante nella vita sociale degli adolescenti. Sono diventati strumenti di comunicazione e di relazione, da un lato, e di studio e di gioco, dall’altro. Ma sempre più di frequente l'uso si trasforma in dipendenza. E’ questo il rischio principale a cui vanno incontro adolescenti e preadolescenti, ormai sempre più connessi. Oltre a squilibri nei ritmi del sonno e a danni alla vista e alla schiena, un abuso di questi strumenti può causare un calo dell’attenzione con conseguenze sul rendimento scolastico, e una perdita di interesse per il mondo esterno, per le attività ricreative e interpersonali, che porta a privilegiare solo i rapporti online. Da anni la comunità scientifica internazionale sta discutendo se considerare le dipendenze comportamentali come queste, vere e proprie patologie sulle quali intervenire con strategie terapeutiche mirate. Alla luce dei risultati degli utlimi studi sul tema che dimostrano come il comportamento umano possa creare dipendenza in modo simile a sostanze quali alcol e droga, l’OMS ha deciso di inserire nella classifica internazionale delle malattie (ICD) anche quella da videogiochi e da Internet, riconoscendole di fatto come veri e propri disturbi psico-comportamentali.

Ad alimentare il dibattito su questo tema l’aumento in tutto il mondo di casi di dipendenza da Internet e da gioci online, e di problemi ad essi correlati, causati dalla pandemia. Le indagini epidemiologiche rivelano che il 5% dei giovani tra i 14 e i 21 anni è moderatamente dipendente da Internet (social network, gioco online, shopping o siti pornografici). In particolare, uno studio mostra che la dipendenza dal gioco online (IGD) colpisca fino al 3% degli adolescenti e sembra essere correlato a sintomi psicosociali intensificati. Sebbene il riconoscimento recente di questi disturbi come “dipendenze comportamentali“ rappresenti un significativo passo avanti per l'identificazione e il trattamento dei soggetti che ne soffrono, sono ancora pochi gli studi che hanno indagato sulle cause e su possibili trattamenti terapeutici. Ad offrire un contributo importante per la cura di questo tipo di dipendenza, un recente studio clinico randomizzato condotto da un team di ricerca della Goethe University Frankfurt (in Germania). La ricerca, pubblicata su JAMA Network Open, ha scoperto come l'intervento PROTECT (basato sulla terapia cognitivo comportamentale) nelle scuole superiori sia efficace nel ridurre i sintomi, il tasso di incidenza e i comportamenti associati al disturbo del gioco e al disturbo non specificato dell'uso di Internet.

I disiturbi della dipendenza da Internet

Il manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM-5) - uno dei sistemi nosografici (che descrivono le malattie) per i disturbi mentali o psicopatologici più utilizzati da psichiatri, psicologi e medici di tutto il mondo - ha inserito, tra le condizioni che necessitano di ulteriori studi e ricerche, i criteri di diagnosi per la dipendenza da Internet e dai giochi online. Secondo il manuale, gli elementi principali su cui si basa questo disturbo sono: 

• preoccupazione,
• astinenza,
• apatia,
• stress,
• nervosismo,
• effetti psicosociali.

Lo studio

I ricercatori tedeschi hanno raccolto i dati di 422 adolescenti a rischio di età compresa tra 12 e 18 anni in 33 scuole superiori in Germania. Ad essere inclusi nello studio i ragazzi che manifestavano sintomi elevati di disturbo del gioco e disturbo non specificato dell'uso di Internet. Di questi, 167 sono stati iscritti a un corso PROTECT, mentre 255 sono stati utilizzati come gruppo di controllo senza alcuna formazione PROTECT impartita.

Il corso PROTECT è tenuto da psicologi qualificati e consiste in quattro sessioni di 90 minuti. I partecipanti sono stati valutati nell’arco di un anno (dopo 1 mese, dopo 4 mesi e dopo 12 mesi) tra il 1 ottobre 2015 e il 30 settembre 2018.

Cos’è il metodo PROTECT

Come con altre tecniche di terapia cognitivo-comportamentale (CBT) - che si propone di aiutare i pazienti ad individuare i pensieri ricorrenti e gli schemi disfunzionali di ragionamento e d'interpretazione della realtà, al fine di sostituirli e/o integrarli con convinzioni più funzionali -, il corso PROTECT cerca di cambiare i modelli di pensiero negativi per cambiare il comportamento: in questo caso, sono stati affrontati fattori di rischio come noia, problemi motivazionali e ansia sociale.

L’intervento PROTECT ha ridotto la gravità dei sintomi del 40%

Utilizzando l’approccio PROTECT si è verificata una riduzione della gravità dei sintomi sia dei disturbi del gioco che di quelli di Internet. Dopo un anno, i ricercatori hanno, infatti, scoperto che la gravità dei sintomi dei giochi e dei disturbi di Internet era diminuita del 39,8% nel gruppo PROTECT, rispetto al 27,7% del gruppo di controllo. Tuttavia, non vi era alcuna differenza significativa tra i due gruppi nei tassi di incidenza di entrambe le condizioni dopo un anno.

Le analisi descrittive dei sintomi hanno anche mostrato un aumento iniziale della gravità dei sintomi del disturbo del gioco o del disturbo non specificato dell'uso di Internet entro il primo mese nel gruppo di intervento PROTECT, rispetto a una diminuzione della gravità dei sintomi nel gruppo di controllo di sola valutazione. "Questa reazione paradossale - hanno chiarito i ricercatori - potrebbe essere spiegata da un'elevata consapevolezza del comportamento problematico di Internet, indotta dall'intervento PROTECT”.

L’importanza della prevenzione

I ricercatori - avendo osservato che i tassi di incidenza per le due condizioni non sono diminuiti nel corso dei 12 mesi - suggeriscono che fermare i comportamenti di dipendenza il prima possibile sia la soluzione migliore per evitare che peggiorino e la condizione si ripercuota negativamente sulla qualità di vita dei ragazzi.

"In genere - hanno spiegato i ricercatori - la prevenzione dovrebbe iniziare prima della manifestazione dei sintomi e dovrebbe mirare alle persone che potrebbero trarne il massimo beneficio e sono selezionate in base a fattori che aumentano il rischio di insorgenza della malattia, come l'età e i primi sintomi”. In base ai risultati di questo studio, i ricercatori suggeriscono che i materiali PROTECT potrebbero essere forniti da insegnanti e consulenti nelle scuola per prevenire questi tipi di dipendenza.

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La mappa dei centri in Italia per la dipendenza da Internet

L'Istituto Superiore di Sanità ha diffuso la prima mappa delle strutture socio-sanitarie presenti in Italia che si occupano dei disturbi legati alla dipendenza da internet, messa a punto dal Centro Nazionale Dipendenze e Doping dell'Iss. La mappatura, realizzata nell'ambito del progetto "Rete senza fili: tante connessioni possibili" del Ccm (Centro controllo malattie), ha censito in totale 99 strutture, di cui 83 afferenti al Servizio sanitario nazionale e 16 al privato sociale.

I servizi offerti

Tra i principali servizi offerti il sostegno psicologico al paziente (93%), seguito dalla psicoterapia individuale (91%) e da interventi di sostegno psicologico ai familiari (82%), che si avvalgono di diverse figure professionali, quali psicoterapeuti (29%), assistenti sociali ed educatori professionali (entrambi 16%), medici specialisti in psichiatria o neuropsichiatria (15%).

“Offrire agli utenti alle prese con un uso problematico da internet un aiuto per identificare subito il servizio più idoneo può favorire un più facile accesso alla presa in carico e al trattamento di questa dipendenza e prevenire così la cronicizzazione del disagio”, ha sottolineato Roberta Pacifici, direttrice del Centro Nazionale Dipendenze e Doping.

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