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Domenica, 22 Maggio 2022
Percezione del dolore

Perché gli uomini e le donne percepiscono il dolore in modo diverso: lo svela la scienza

Secondo uno studio, il dolore non viene elaborato dal corpo femminile allo stesso modo di quello maschile per una diversa mediazione degli ormoni

Tra i due sessi, sono soprattutto le donne a soffrire maggiormente di dolori cronici quali mal di testa o emicrania, ma anche lombalgia, dolore al collo, dolore orofacciale e dolore neuropatico. Inoltre, dalla valutazione sperimentale sembra che il sesso femminile mostri una maggiore sensibilità al dolore rispetto a quello maschile. Ma nonostante tale disparità evidente, per decenni il pensiero scientifico è stato fermamente convinto che il dolore fosse elaborato nello stesso modo dal corpo maschile come da quello femminile. Il problema è che questa “convinzione” non ha alcuna base scientifica, poichè la stragrande maggioranza della ricerca neuroscientifica sul dolore è stata condotta solo sul sesso maschile. 

Ad aver indagato per la prima volta la differenza nella percezione del dolore tra i due sessi è stato un team di ricercatori di alcune Università del Canada e degli USA. Lo studio, pubblicato sulla rivista Brain, ha fatto luce sulle basi neurobiologiche dell'elaborazione del dolore in entrambi i sessi, e dimostrato che il dolore, a quanto pare, non viene elaborato dal corpo femminile allo stesso modo di quello maschine.

Il ruolo differente del fattore "BDNF" nei due sessi

Il nuovo studio presenta due grandi vantaggi rispetto alla ricerca precedente condotta prevalentemente su roditori maschi: in primo luogo, include soggetti di sesso femminile, e in secondo luogo, include esseri umani. Con l’obiettivo di comprendere le basi neurobiologiche del dolore cronico nei due sessi, i ricercatori hanno indagato i meccanismi dell'ipereccitabilità neuronale nel "corno dorsale superficiale" umano (regione posta alla periferia della materia grigia, all'interno del midollo spinale) sia dei maschi che delle femmine.

Esaminando il midollo spinale di uomini e donne, donato post mortem, i ricercatori hanno scoperto come una specifica di proteina, nota come “fattore neurotrofico derivato dal cervello” (o BDNF), si comporti in maniera differente nei due sessi. Questo fattore, scoperto ben 40 anni anni fa, svolge, infatti, un ruolo importante e complesso nell'elaborazione del dolore, amplificando i segnali del dolore nel midollo spinale in brevi periodi di tempo e facendo l'opposto a lungo termine.

Cosa sappiamo sull'esperienza di pre-morte: la ricerca fa il punto 

I maschi e le femmine elaborano il dolore in modo diverso

I ricercatori hanno concluso che i corpi maschili e femminili – e il gene BDNF in particolare – elaborano il dolore in modo molto diverso. E questa differenza nei sessi in risposta al BDNF è dovuta alla mediazione dagli ormoni. Ciò sarebbe in accordo con studi precedenti che collegano il dolore delle donne a livelli di estrogeni più elevati, ma in più con questo studio i ricercatori hanno fornito anche la prova empirica di questo: quando hanno rimosso le ovaie dai roditori femmine, la differenza nella segnalazione del dolore tra i sessi è scomparsa (lo studio è stato condotto sia sui roditori che sugli esseri umani di entrambi i sessi).

“E’ evidente, quindi, che gli ormoni sessuali femminili hanno un effetto sui meccanismi spinali della segnalazione del dolore, ma - hanno dichiarato gli esperti - sono necessari ulteriori studi per identificare quali ormoni sessuali femminili regolano questo dimorfismo, isolando gli effetti che l’estrogeno e il progesterone possono avere sullo sviluppo della via nocicettiva (processo sensoriale che rileva e convoglia i segnali e le sensazioni di dolore) sia nei roditori che nell’essere umano". 

Nuove cure per trattare il dolore cronico

La scoperta di questo studio, e quindi della differenza nell’elaborazione del dolore tra i due sessi, potrebbe tracciare la strada a nuove terapie più personalizzate, affinate il più possibile per le esigenze individuali del paziente, nonché a nuovi farmaci specifici per la gestione del dolore. "Lo sviluppo di nuovi farmaci antidolorifici -  ha affermato Annemarie Dedek, autrice principale dello studio - richiede una comprensione dettagliata di come il dolore viene elaborato a livello biologico. Questa nuova scoperta pone le basi per lo sviluppo di nuovi trattamenti per aiutare chi soffre di dolore cronico”.

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