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Lunedì, 17 Gennaio 2022
l'intervista

Come l’alcol danneggia il cervello degli adolescenti e cambia lo sviluppo cerebrale

I neurologi, dott. Andreone, direttore della Neurologia e Stroke Unit dell'ospedale Cardarelli, e dott.ssa Renna, dello stesso reparto, spiegano quali sono i rischi per i minori

Sono circa 750.000 i minori che in Italia consumano birra, vino, amari o superalcolici. E’ quanto emerge dall’ultima “Indagine conoscitiva sulle dipendenze patologiche diffuse tra i giovani” elaborata dall’Istat. Secondo i dati, nel 2020, il 18,2% dei ragazzi e il 18,8% delle ragazze, nell’età compresa fra gli 11 e i 17 anni, ha consumato almeno una bevanda alcolica, mentre negli ultimi dieci anni si è verificato un aumento di cinque punti percentuali nella fascia d'età 18-24 anni (dal 69,1% del 2010 si è passati al 73,5% del 2020), e fra i consumatori è stato osservato un progressivo incremento soprattutto nelle ragazze minorenni. L’impennata nei consumi di alcol tra gli adolescenti è stata favorita anche dal periodo di lockdown imposto dalla prima pandemia di Covid che ha costretto i giovani in casa e a interrompere le attività quotidiane, limitando la socialità e facendo crescere in loro il livello di stress e il ricorso a comportamenti di autoconsolazione. A confermare questa tendenza l’ultimo report dell'Istituto Superiore di Sanità che indica un +209% di alcol consumato nel primo anno di pandemia in Italia nella fascia d'età dai 18 ai 24 anni.

A preoccupare genitori ed esperti la nuova pratica, diffusa e consolidata nel 2019, del binge drinking (bere fino a ubriacarsi), l’abbuffata di 6 o più bicchieri di bevande alcoliche in un'unica occasione. Una modalità a rischio seguita da oltre 3,8 milioni di consumatori (2,8 milioni maschi,1 milione femmine) di cui 830.000 tra gli 11 e i 25 anni, che arrivano all’intossicazione, rappresentando un grave problema sia di salute che di pressione sul sistema di pronto intervento per le procedure di disintossicazione e di ricovero. Si tratta di uno scenario allarmante, se si considerano gli effetti dannosi dell’alcol sull’organismo. Se l’alcol è pericoloso per gli adulti, lo è in misura maggiore per i ragazzi. “Fino ai 16 anni – spiegano a NapoliToday i neurologi, la Dott.ssa Rosaria Renna e il Dott. Vincenzo Andreone - il sistema enzimatico che permette di smaltire l’alcol è ancora immaturo, manca l’alcol deidrogenasi (ADH), ossia l’enzima necessario per metabolizzare l’etanolo e disintossicare il corpo, quindi l’alcol resta in circolo più a lungo causando danni a diversi organi e sistemi, ed è per questo motivo che i medici ne proibiscono l’assunzione”. Ma quali sono i danni che l'alcol può causare al cervello degli adolescenti? Perché gli effetti dell’alcol sul cervello cambiano tra adulti e minori? E in che modo questi effetti possono condizionare lo sviluppo cerebrale dei ragazzi? Ne abbiamo parlato coi neurologi, il dott. Vincenzo Andreone, Direttore UOSC Neurologia – Stroke Unit dell’AORN “A. Cardarelli” di Napoli, e la dott.ssa Rosaria Renna, dirigente medico dell’UOSC Neurologia – Stroke Unit dell’AORN “A. Cardarelli” di Napoli.

Oltre al fegato, l’acol può causare seri danni anche al cervello. In che modo il consumo di alcol negli adolescenti danneggia il cervello?

“L’eccessivo consumo di alcol può causare danni al fegato, al pancreas, al tubo digerente e ovviamente al sistema nervoso, inteso nella sua globalità di sistema nervoso centrale e sistema nervoso periferico. Il consumo eccessivo di alcol nei ragazzi può essere causa di disturbi ansiosi e depressivi. L’alcol ha anche un effetto disinibente e questo può determinare disturbi della condotta, inclusi aggressività, violenza, riduzione/perdita della capacità di autocontrollo e di valutare le conseguenze delle proprie azioni. I giovani consumano alcol perché scoprono il piacere dell’efficacia di una sostanza chimica attiva sul cervello in grado di disinibire e di facilitare, almeno all’inizio, le relazioni sociali. E’ in tal modo che si sviluppa la trappola dell’alcol che può portare alla dipendenza: il consumo dell’alcol è legato all’esigenza di raggiungere uno stato di piacere, di euforia, di disinibizione che nel giovane si può raggiungere all’inizio anche con un singolo bicchiere, in funzione della fisiologica incapacità del giovane di metabolizzare l’alcol. Per un fenomeno noto come “tolleranza”, alla successiva occasione di consumo, il giovane necessiterà di quantità maggiori di alcol per raggiungere gli stessi effetti sul cervello, e alla volta successiva ancora, avrà bisogno di un ulteriore incremento della dose di alcol, fino ad entrare nel vortice della dipendenza. L’alcol prima dei 16 anni è assolutamente proibito perché non viene metabolizzato. Questo è il motivo per cui l’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda la completa astensione dall’alcol per i ragazzi di età inferiore a 16 anni. Vale la pena ricordare a tal proposito che chi inizia a bere alcol prima dei 16 anni ha un rischio quadruplicato di sviluppare dipendenza da alcol rispetto a chi comincia a bere dopo i 21 anni”.

Perché, rispetto agli adulti, l’assunzione di alcol può costituire un rischio serio per gli adolescenti? Perché gli effetti dell’alcol sul cervello cambiano tra adulti e minori?

“La maggior gravità del consumo di alcol negli adolescenti è legata al fatto che prima dei 16 anni il sistema enzimatico che permette di smaltire l’alcol è ancora immaturo. Ne consegue che anche quantità molto piccole di alcol diventano subito tossiche per l’organismo, causando danni al fegato, al cervello e anche all’apparato riproduttivo. Inoltre, come detto prima, nei giovani è più facile che l’alcol crei dipendenza rispetto a quanto accade negli adulti”.

Quali sono le componenti dell’alcol che creano danni al cervello?

“L'etanolo e il suo metabolita acetaldeide sono le sostanze in grado di determinare un effetto tossico diretto sui neuroni, determinando danni permanenti strutturali e funzionali. Tali sostanze si comportano da solventi per i fosfolipidi (lipidi di membrana) dei neuroni, decretandone la morte prematura. In secondo luogo, il consumo eccessivo e cronico di alcol è associato alla carenza della vitamina tiamina, che è causa della sindrome di Wernicke-Korsakoff. Si tratta di una forma di demenza che è causata dal grave deficit di alcuni micronutrienti. In terzo luogo, il consumo eccessivo di alcol è un fattore di rischio per altre condizioni che possono danneggiare il cervello, ad esempio l'epilessia e l'encefalopatia epatica in pazienti già colpiti da cirrosi epatica. Infine, bisogna ricordare che il consumo cronico di alcol è associato a demenza vascolare, a causa delle associazioni dell’alcolismo con fattori di rischio vascolare come l'ipertensione, l'ictus, la fibrillazione atriale e lo scompenso cardiaco”.

E’ vero che l'etanolo uccide i neuroni e le cellule del sistema nervoso? Pare che con un'ubriacatura si perdono circa 100.000 neuroni: è così?

“L’alcol è estremamente tossico per i neuroni: è una fra le sostanze più tossiche e cancerogene in assoluto. L’alcol è in grado di oltrepassare le membrane cellulari e provocare lesioni, fino alla distruzione delle cellule. Nello stato di ubriachezza l’alcol raggiunge tutti gli organi, cervello compreso, attraverso il torrente ematico e, quando arriva nel cervello, è in grado di distruggere migliaia di neuroni, determinando un danno irreversibile. In effetti, con un’ubriacatura si perdono circa 100.000 neuroni, tanti quanti quelli di una giornata di vita”.

I danni causati al cervello dall’alcol in un ragazzo possono condizionare lo sviluppo cerebrale e portare a conseguenze a lungo termine, in età adulta? Quali sono queste conseguenze? L’aggressività e l'impulsività sono tra queste?

“Il consumo moderato e regolare di alcolici determina danni strutturali e funzionali al cervello. Tali danni sono più gravi nei giovani (il cui cervello è in formazione) e negli anziani (che per età sono già esposti a un rischio di disturbi psichiatrici e malattie neurodegenerative). Il rischio di danni cerebrali non si esaurisce nel momento in cui si smette di consumare birra, vino e superalcolici, ma si protrae nel tempo ed è proporzionato ai consumi avuti nel tempo. Fino ai 21 anni il fegato non è predisposto e maturo per il metabolismo dell’alcol, quindi, il consumo di alcolici prima di quest'età è causa di danni legati all’azione diretta dell’alcol. Infatti, l'etanolo circola immodificato, raggiungendo tutti gli organi, incluso il cervello: tra le parti del cervello più sensibili al danno dell’alcol c’è il lobo frontale, ovvero quella parte del cervello che rende razionali e che raggiunge la completa maturazione intorno ai 25 anni. Il danno di queste strutture può interferire con il passaggio dal pensiero emotivo a quello razionale, che avviene normalmente tra i 12 e i 25 anni. Conseguenza diretta di ciò è che il giovane può rimanere bloccato nella modalità cognitiva emotiva e, quindi, anche da adulto tenderà ad agire sull'onda dell'emotività, dell'impulsività e dell'aggressività, sarà soggetto a rapidi cambi d’umore, potendo sperimentare in particolare disturbi ansiosi”.

Da alcuni studi è emerso che il binge drinking, ovvero l'abitudine di bere più bevande alcoliche in un breve arco di tempo, danneggia l'ippocampo, zona cerebrale deputata all'orientamento e alla memoria. Questo significa che l’alcol può far perdere la memoria e creare disorientamento? Perché accade questo?

“Il binge drinking, ovvero bere almeno sei bicchieri di alcolici in una stessa sera, di cui sono un drammatico esempio le "abbuffate" di alcol del sabato sera, danneggia l'ippocampo, la zona cerebrale deputata all'orientamento e alla memoria, provocando deficit oggettivamente rilevabili. Le conseguenze del binge drinking sono molteplici e si traducono in danni su vari sistemi, inclusi il cervello, il cuore, lo stomaco e l’intestino. Inizialmente il binge drinking determina una depressione dell'attività del sistema nervoso centrale, facendo diminuire l'ansia, la tensione e le inibizioni comportamentali. Questi effetti spiegano in parte perché tale fenomeno sia prevalente in adolescenza ed in prossimità dell'età adulta, ovvero in quell’“età di rottura” in cui sono forti le spinte di indipendenza dalla propria famiglia, sono incisive le influenze dei coetanei ed è elevato il desiderio di ridurre le inibizioni su base ansiosa. Contemporaneamente però l’alcol riduce le capacità attentive, di giudizio e di concentrazione, rallenta i meccanismi percettivi, altera il normale funzionamento dell’ippocampo che è il nostro magazzino della memoria, e causa incoordinazione motoria. Conseguenza di tutto ciò sono gli effetti dell’”ubriacatura” che può tradursi in conseguenze estremamente gravi, anche fatali, basta pensare al genocidio sulle strade del sabato sera. Circa il 9% degli incidenti stradali è da considerarsi alcol correlato. I danni indotti dall’alcol sull’ippocampo nei giovani non si esauriscono nell’immediato: sono purtroppo danni a lungo termine. Recenti studi di risonanza magnetica hanno mostrato che nei giovani che fanno "binge drinking" per almeno due mesi, le aree della memoria si spengono, perdendo fino al 10-20% della propria capacità cognitiva. Considerando che le ragazze hanno mediamente una minor massa corporea e, quindi, metabolizzano di meno l’alcol, in loro i danni sono ancora maggiori. Va considerato, inoltre, che l'alcol purtroppo in molti casi è una gateway drug, ovvero una sostanza che fa da cancello, aprendo la strada all’uso di altre sostanze da sballo: canne, pasticche, metadone e droghe varie. In tal modo l'intossicazione è dietro l'angolo, come pure la dipendenza e i suoi pesanti danni a lungo termine”.

Il consumo di alcol negli adolescenti può essere un fattore di rischio per alcune forme di demenza o altre patologie cerebrali?

"Il carico di demenza attribuibile all'alcol è rilevante: l’abuso di alcol è un fattore di rischio per diverse malattie neurodegenerative, compresa la demenza di Alzheimer. Se è importante la predisposizione genetica nel rischio di sviluppare tale malattia, lo è altrettanto lo stile di vita. Un team internazionale di ricercatori franco-canadesi del Campbell Family Mental Health Research Institute for Mental Health Policy Research di Toronto ha pubblicato recentemente uno studio relativo ai dati raccolti tra il 2008 e il 2013 di un milione di francesi con diagnosi di demenza, e ne hanno analizzato lo stile di vita. Di questi, 57.000 avevano sviluppato una forma di demenza precoce, ossia esordita prima dei 65 anni. I fattori di rischio sono emersi chiaramente: non solo ipertensione, alimentazione scorretta e fumo di sigaretta, ma anche l’abuso di alcol. Più della metà del campione con diagnosi di demenza precoce aveva una storia di consumo eccessivo di bevande alcoliche. Tra le complicanze neurologiche dell’alcol bisogna ricordare sia quelle relate direttamente all’alcol che quelle indirettamente riferibili all’alcol. Tra le prime possiamo ricordare ad esempio la degenerazione cerebellare e le neuropatie tossiche; tra le seconde, l’ipertensione, il diabete, la demenza vascolare, le neuropatie e le encefalopatie carenziali”.

Quando parliamo di alcol facciamo riferimento a tutte le bevande alcoliche (dai superalcolici al vino alla birra) o ci sono delle differenze tra queste nel modo di agire sul cervello?

“Per bevande alcoliche intendiamo i prodotti contenenti alcol alimentare con gradazione superiore a 1,2 gradi di alcol, mentre per bevanda superalcolica intendiamo ogni prodotto con gradazione superiore al 21% di alcol in volume. In alcune bevande alcoliche è possibile individuare alcune componenti nutrizionali, come ad esempio i polifenoli nel vino rosso ed alcune vitamine del complesso B nella birra. Nei superalcolici, come ad esempio i liquori e le creme, prevalgono in assoluto l’alcol etilico e gli zuccheri semplici. Quindi, i superalcolici, oltre a non apportare alcun beneficio, arrecano danni di natura tossica per l’elevato contenuto alcolico”.

Quindi un adolescente non dovrebbe “mai” consumare alcol o esistono dei “limiti” per evitare danni al cervello? Quali sono questi “limiti” e che consigli possiamo dare ai giovani e giovanissimi che fanno un consumo “eccessivo” di alcol?

“Gli adolescenti non dovrebbero mai consumare alcol. In Italia la legge vieta la vendita di bevande alcoliche ai minorenni. Proibire ai minorenni l’acquisto nei bar e nei supermercati di una lattina di birra o una bottiglia di superalcolico non è puro proibizionismo, ma una politica di controllo e una scelta di civiltà e di rispetto per la persona con l'obiettivo ultimo di tutelare la salute dei giovani. Tale obiettivo è quanto mai sentito in questi anni: c’è una generazione definita Z. E’ quella dei nati tra il 1995 e il 2010, i cosiddetti "zoomer". In questa fascia d’età, nelle grandi città come nelle piccole provincie, un numero crescente di giovani e giovanissimi si avvicina all’alcol ogni notte, grazie anche ai “listini prezzi” studiati a misura di paghetta. Si tratta di giovani che spesso si avvicinano all’alcol non in cerca del piacere, ma della perdita di controllo”.

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