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Martedì, 24 Maggio 2022
Prevenzione allergie stagionali

Allergie primaverili, l’allergologo: “Le mascherine e gli altri rimedi efficaci per prevenire i sintomi”

Uno studio italiano pubblicato su Rhinology ha dimostrato scientificamente l’importante effetto protettivo e preventivo della mascherina nei soggetti allergici. L'intervista al dott. Rino Liccardi, tra gli autori principali

Da effetto collaterale della pandemia, la mascherina potrebbe diventare uno strumento consigliato dal medico per prevenire i sintomi delle allergie stagionali. E’ quanto suggerisce uno studio condotto da 13 centri di allergologia affiliati all’Aaiito, Associazione allergologi ed immunologi italiani territoriali ospedalieri sezione Campania, coadiuvati dai dati ambientali dell’Arpac Campania, per capire quanto la mascherina abbia protetto i soggetti allergici nel corso della primavera del 2020, in pieno lockdown. Un periodo dell’anno, quello primaverile, caratterizzato da una maggiore concentrazione nell’aria di pollini (es. parietaria, graminacee, olivo, assenzio selvatico ecc.) che rappresentano, nel nostro Paese, la seconda causa di rinite allergica o RA (infiammazione della mucosa del naso scatenata da una reazione “eccessiva” del sistema immunitario nei confronti di una sostanza, detta "allergene) negli adolescenti (dopo gli acari della polvere) e la prima causa negli adulti di età superiore ai 50 anni, con differenze tra le aree geografiche (nord, centro, sud). Lo studio è stato coordinato da Gennaro Liccardi, dell’Università Tor Vergata di Roma e Irccs Sdn-Synlab Napoli, Maria Beatrice Bilò, dell'Università delle Marche e di Ancona, e Paola Rogliani dell'Università Tor Vergata di Roma, e pubblicato sulla rivista internazionale “Rhinology” .

“Abbiamo esaminato - spiega a Today il dott. Liccardi –, nei vari centri della regione Campania, 291 pazienti con allergia esclusiva ai pollini primaverili – spiega a Today Liccardi –. Ad ognuno di questi è stato chiesto di valutare l’entità dei sintomi nasali e oculari nella primavera 2020 (con l’uso della mascherina) rispetto allo stesso periodo del 2019 (senza mascherina) nonché il numero medio di ore giornaliere durante le quali si indossavano le mascherine. Poiché la gravità dei sintomi nasali dipende anche dal numero di pollini e dal livello di inquinanti ambientali presenti nel periodo di osservazione, abbiamo ricevuto questi dati essenziali dall’Arpac”. “I dati forniti – continua Liccardi – hanno certificato che i livelli di pollini e di inquinanti ambientali non erano cambiati nel corso della primavera 2020 rispetto a quella 2019. In altre parole, il miglioramento dei sintomi riportato dai nostri pazienti non poteva essere attribuito ad un abbassamento dei livelli di pollini/inquinanti. Sebbene il risultato dello studio possa sembrare ‘ovvio’ ai non addetti ai lavori, in realtà si tratta della prima dimostrazione scientifica che ‘certifica’, in una popolazione di soggetti allergici, l’utilità dell’indossare la mascherina per prevenire sintomi nasali soprattutto nei mesi di intensa pollinazione”.

La mascherina è quindi uno strumento utile e molto efficace per prevenire i sintomi delle allergie primaverili, ma non l’unico. Il dott. Rino Liccardi suggerisce alcuni accorgimenti che i pazienti allergici dovrebbero avere per limitare al minimo gli effetti degli allergeni presenti nell’aria.

Allergie invernali e primaverili

“Sia ai fini diagnostici che terapeutici – sottolinea Liccardi – è fondamentale identificare correttamente il periodo dell’anno in cui si manifestano i sintomi. Se la gran parte dei paziente soffre di allergia ai pollini nel periodo primaverile/estivo per la presenza di pollini come parietaria, graminacee, olivo ed assenzio selvatico, esiste anche una minoranza di pazienti che ne soffre nel periodo invernale per la presenza nell’aria di pollini provenienti da alberi come betulle, cipressi e noccioli. Ovviamente i mesi invernali, essendo caratterizzati anche da altri fattori di rischio come freddo, virus, ecc. non vengono percepiti dai pazienti come potenziali induttori di rinite allergica da pollini”.

L’importanza della prevenzione (non farmacologica)

“Indipendentemente dal fatto che il paziente allergico segua o meno la terapia farmacologica, la prevenzione anti-polline (non farmacologica) risulta fondamentale per tenere a bada i sintomi. L’allontanamento dalla causa scatenante la sintomatologia è prassi comune in tutte le malattie allergiche e, in alcuni casi specifici (es. alimenti, farmaci, ecc) può bastare da solo a risolvere il problema. In ambito respiratorio è, infatti, molto facile prevenire il contatto con gli allergeni degli ambienti confinati (es. acari della polvere ed epiteli animali), ma più difficile prevenire il contatto con quelli che si originano negli ambienti esterni come i pollini. Questi ultimi, infatti, nei periodi di fioritura, sono presenti nell’aria esterna in grandi quantità ed entrano facilmente negli ambienti interni quanso si aprono le finestre, quindi soprattutto nei mesi più caldi. Con le norme di prevenzione, si può cercare di ridurre la quantità di polline che entra in contatto con le vie respiratorie del soggetto allergico in modo da contenere la conseguente infiammazione della mucosa. Se si riesce a raggiungere questo obiettivo, anche il trattamento farmacologico darà risultati migliori”.

Cosa fare nel breve e nel lungo periodo

“I sintomi della rinite allergica da pollini si possono prevenire agendo su tre livelli: ambiente esterno, ambiente interno, paziente. Nel breve periodo, si consiglia al paziente di ridurre (se possibile) le uscite di casa nei giorni di maggiore pollinazione che sono facilmente consultabili su appositi siti web (tale verifica è utile anche per “ottimizzare” l’assunzione di farmaci). Nel lungo periodo è importante la gestione del verde pubblico/privato avendo cura di piantare, a scopo ornamentale, soltanto alberi o piante non produttori di pollini allergenici”.

Sì a condizionatori e purificatori d’aria, nì a retine e barriere applicate alle finestre

“Qualcosa in più si può fare cercando di limitare l’ingresso dei pollini negli ambienti confinati pubblici/privati nonché sui mezzi di trasporto come l’auto. In che modo? Utilizzando i condizionatori e i purificatori dell’aria, a patto che siano dotati di filtri ad alta efficienza. Questi sistemi, seppur costosi, sono in grado di rimuovere considerevoli quantità di pollini, ma anche di agenti inquinanti, micro-organismi ed altri allergeni (es. acari, animali, muffe ecc.) che comunque aggravano i sintomi. Meno affidabili altri sistemi quali retine o barriere elettrostatiche applicate alle finestre”.

Le mascherine facciali sono lo strumento più efficace

“Certamente i dispositivi protettivi ad uso individuale, come le mascherine facciali, i filtri nasali e gli occhiali a tenuta, offrono maggiori margini di efficienza rispetto ai sistemi sopra citati. Tra tutti i d.p.i. presenti sul mercato, la soluzione più valida è sicuramente la mascherina. In epoca pre-Covid le mascherine venivano usate quasi esclusivamente in ambiti professionali (es. operai, personale sanitario, laboratori chimici, ecc), ma, nel mondo asiatico, già erano utilizzate da tempo nella vita quotidiana per contrastare i danni alle vie respiratorie causati dall’elevato inquinamento atmosferico o nei periodi di influenza stagionale allo scopo di ridurre i contagi. Con il nostro studio abbiamo dimostrato che queste mascherine, se utilizzate dai soggetti allergici a scopo di prevenzione, possono significativamente migliorare tutti i sintomi della RA da pollini”.

Quale tipo di mascherina utilizzare

“Il nostro studio è stato condotto sulle mascherine “artigianali”, ovvero quelle confezionate in stoffa, perché in quel periodo scarseggiavano le altre tipologie. Ma, nonostante queste siano risultate efficaci, a mio avviso, le FFP2 sono molto più performanti di quelle in stoffa. Quindi, come allergologo consiglio a tutti i soggetti allergici di indossarle all'aria aperta per proteggere le vie aeree superiori sia dagli agenti inquinanti che dai pollini oltre che, naturalmente, dal Sars-CoV-2 e da altri virus stagionali, indipendentemente dagli obblighi di legge. Infine, ricordo l’importanza della prevenzione individuale con agenti inerti (non farmacologici) che agiscono con un meccanismo “barriera” impedendo agli allergeni pollinici (e non solo) di accedere alle mucose nasali. Sono disponibili sotto forma di gel o polveri. Utili anche i lavaggi nasali con soluzione fisiologica e, in alcuni casi, anche cicli di ipnosi o agopuntura”.

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