Sabato, 23 Ottobre 2021
Salute

Così i bimbi allergici sono diventati le nuove vittime dei bulli: l'allarme degli esperti

“Necessaria una maggiore sensibilizzazione di genitori e insegnanti per far sì che la già difficile convivenza con un’allergia non diventi fonte di gravi conseguenze fisiche e psichiche per i minori", afferma il Presidente SIAAIC 

Un ragazzino su tre con allergie alimentari ha subìto atti di bullismo almeno una volta nella vita. Nella maggior parte dei casi accade a scuola, e due volte su tre i bulli si ‘fermano’ a violenze psicologiche o verbali, ma la metà subisce aggressioni fisiche che portano a un’esclusione o isolamento dal gruppo. Sono i risultati di un’indagine, condotta da un gruppo dei ricercatori della Washington University, pubblicati sul Journal of Pediatric Psychology. Una problematica che riguarda anche l’Italia, dove sono circa 600.000 i minori che soffrono di allergie. Dal Congresso Nazionale, in corso a Bari, gli esperti della Società Italiana di Allergologia, Asma e Immunologia Clinica (SIAAIC) lanciano l'allarme e richiamano l’attenzione sul tema invitando a sensibilizzare genitori e insegnanti nei confronti del bullismo verso i piccoli allergici.

“In questi ultimi anni, in parallelo all’incremento delle allergie alimentari, i bulli hanno ben pensato di adeguarsi ai tempi, indirizzando le loro violenze anche ai ragazzi con patologie allergiche e non solo alimentari”, sottolinea Gianenrico Senna, presidente SIAAIC e Direttore di Allergologia presso l’Azienda Interuniversitaria di Verona. Una maggiore sensibilizzazione di genitori e insegnanti alla problematica è necessaria per far sì che la già difficile convivenza con un’allergia alimentare non diventi fonte di gravi conseguenze fisiche e psichiche soprattutto per i più piccoli.  

Come il bullismo legato a patologie allergiche può ‘impattare’ sul bambino

Il bullismo legato alle allergie ai cibi o ad altre patologie allergiche può avere un profondo impatto sulla qualità di vita dei giovani pazienti, con ricadute anche a lungo termine sul loro benessere psico-fisico. “È perciò necessaria - sottolinea Senna - un maggiore consapevolezza del fenomeno del bullismo contro gli allergici, oltre che del problema delle allergie tout court, nelle comunità scolastiche e in altri luoghi a rischio: oltre a parlare con i genitori perché imparino a riconoscere i segnali di disagio è necessario formare gli insegnanti e diffondere informazioni corrette sulle allergie nella comunità, per ridurre lo stigma nei confronti dei pazienti e proteggerli nei confronti del bullismo”. 

Bambini allergici: le 'nuove' vittime dei bulli 

Alcuni studi scientifici dimostrano come i ragazzi con allergie alimentari subiscano in misura maggiore episodi di bullismo da parte dei coetanei. Anche la cronaca riporta casi inquietanti, soprattutto per i risvolti gravi sulla salute fisica e psichica dei ragazzi coinvolti.  “Siamo abituati a pensare che il bullismo prenda di mira coloro che hanno un ‘difetto’ fisico, o coloro che vengono considerati ‘diversi’: come ad esempio i più grassi o i ragazzi con varie disabilità  – osserva Ilaria Baiardini, psicologa e psicoterapeuta, esperta di Bullismo e Malattie Allergiche, Università di Genova e Humanitas University di Milano -. Ma oggi sono identificati ed etichettati come tali anche i bambini con patologie croniche ‘invisibili’, come appunto un’allergia. la probabilità di subire aggressioni fisiche è del 50% più alta, quella di essere presi in giro è addirittura 5 volte maggiore".

"Questo perché - continua la Baiardini - possono apparire più deboli e attaccabili in quanto possono avere limitazioni indotte dalla malattia nella possibilità di partecipare alle attività di gruppo, dallo sport alle gite, finendo per essere isolati dagli altri. Il momento della mensa, a scuola, per i piccoli con allergie alimentari per esempio può essere molto difficile perché l’allergia rende più complicato condividere coi coetanei momenti relazionali come i pasti insieme. Non parliamo solo di chi viene deriso e preso in giro sul fatto che è limitato nel mangiare, non si può integrare con gli altri ed è costretto a mangiare le ‘sue’ cose. Parliamo anche di bulli che si divertono a far ingerire alle proprie vittime gli alimenti a cui sono allergici o farli entrare in contatto con le stesse sostanze o alimenti, per esempio mettendo sotto il naso il cibo ‘proibito’ oppure sfregando sulla loro pelle la sostanza che provoca allergia, mettendo così la vittima a rischio di avere delle gravi conseguenze”.

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L’indagine statunitense su bambini con allergie alimentari

Le difficoltà sono state confermate anche da un’indagine statunitense, che ha coinvolto 121 bambini e ragazzi di 9-15 anni con una diagnosi accertata di allergie ad alimenti come il latte vaccino, le uova e altro, assieme ai loro genitori. I risultati mostrano che il fenomeno è molto diffuso, con il 33% dei bambini e ragazzini vittima di almeno un episodio di bullismo legato alla sua allergia: derisi, esclusi, aggrediti per la propria allergia soprattutto dai compagni di classe (73% dei casi) e a scuola (71%), mentre solo il 12% dei loro genitori si è detto consapevole di queste situazioni.

Lo studio italiano sugli adolescenti con dermatite atopica

L'indagine statunitense non è l’unico studio a rilevare la drammaticità del problema bullismo nelle patologie allergiche. Un recente studio, pubblicato sulla rivista Archives of Disease in Childhood, evidenzia che i bambini e gli adolescenti asmatici sono più a rischio di essere vittime di bullismo. Un altro studio italiano, pubblicato sul Journal of Asthma Allergy, che ha coinvolto 200 adolescenti con dermatite atopica, mostra che il 39.3% degli intervistati ha sperimentato almeno un episodio di bullismo nel corso dell’ultimo anno. In particolare, i ragazzi hanno riferito di essere stati oggetto di appellativi sgradevoli (3.3%), di scherzi (30.1%), di prepotenze (22.1%): angherie che hanno avuto un impatto importante sulla loro vita, portandoli a isolarsi (65.6%), ad avere difficoltà nella relazione con i compagni dell’altro sesso (51.5%), a rinunciare alle feste (44.2%) o ad altre attività con i coetanei (42.3%), addirittura a perdere giorni di scuola nel tentativo di evitare soprusi e angherie (28.8%)”.  

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