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Giovedì, 19 Maggio 2022
Covid-19

Cos'è l'endemia, spiegata da un infettivologo: "Plausibile vaccino stagionale e presidi medici in futuro"

"Se le varianti come Omicron saranno la tendenza, più che un richiamo annuale potrebbe risultare più utile un vaccino stagionale che riflette le modifiche del virus”. L'intervista al dott. Alessandro Perrella

Tra il 17 e il 23 gennaio sono stati registrati in Italia circa 1 milione e 170 mila nuovi contagi da Covid, con un calo di circa 60 mila casi rispetto alla settimana precedente. I numeri suggeriscono che il picco di questa nuova ondata, causata dalla rapida diffusione della variante Omicron, sia stato superato, anche se la situazione varia da regione a regione. A confermare tale tendenza l'ultimo monitoraggio dell’Istituto Superiore di Sanità, secondo cui l'incidenza delle infezioni scende a 1823 (rispetto al valore di 2011 della scorsa settimana) e l'Rt (indice di contagio) si abbassa a 0,97. Cala, inoltre, la pressione sulle terapie intensive e diminuiscono i ricoveri ordinari. Quale scenario ci attende nelle prossime settimane? Mentre il Direttore regionale per l'Europa dell'OMS, Hans Henri P. Kluge, ha dichiarato che è "plausibile pensare che con Omicron ci stiamo avviando verso la fine della pandemia”, Walter Ricciardi, consigliere del ministro Speranza, si è mostrato più cauto: “Se continuiamo a far circolare il virus - ha sottolineato - non andremo verso l’endemia, ma verso un perenne stato pandemico: solo con un numero di casi basso si può pensare di convivere con un virus”.

Ma quando un virus si definisce “pandemico” e quando “endemico”. Più volte gli esperti hanno indicato l’endemia come un’evoluzione certa della pandemia da Covid-19. E d’altronde non sarebbe la prima malattia ad evolvere in questo se pensiamo alle pandemie influenzali della storia più recente: da quella del 1918 causata dal virus influenzale A/H1N1, a quella del 1957 causata dal virus influenzale A/H2N2, da quella del 1968 causata dal virus influenzale A/H3N2 alla pandemia da ‘influenza suina' causata da un'influenza A/H1N1 nel 2009. Il medesimo schema tipico delle pandemie influenzali – il passaggio da pandemia a endemia - è previsto, secondo gli esperti, anche per il Covid-19: si ipotizza, infatti, che dopo la terza dose di vaccino i successivi richiami andranno fatti una volta l'anno, proprio come accade con il vaccino antinfluenzale. Ma cerchiamo di capire meglio se oggi in Italia possiamo già parlare di endemia da Covid-19, come stanno facendo in Inghilterra e in Spagna, o se siamo ancora in una fase di passaggio. E cosa accadrà se (e quando) il virus diventerà endemico? Abbiamo fatto il punto con Alessandro Perrella, dirigente infettivologo dell’ospedale di Napoli A. Cardarelli.

Dott. Perrella, da oltre due anni il mondo intero è ancora alle prese con la pandemia da Covid-19. Ma per molti esperti il termine più corretto per descrivere la situazione che stiamo vivendo è un altro: sindemia. Cosa significa? E in cosa si differenzia dalla sindemia?

“Non vi è una differenza in termini di diffusione, la differenza è legata all’approccio. La pandemia è di fatto un’epidemia data da una malattia con caratteristiche diffusive rapide attraverso numerosi territori tanto da averne un’estensione globale. Tale definizione ne traccia chiaramente un profilo strettamente sanitario ed epidemiologico/infettivologico. La sindemia, al contrario, è l’insieme di eventi che si scatenano a seguito di un evento pandemico e sono dettati dall’interazione di eventi sociali, biologici, economici ed anche di politica globale che determinano la risposta della popolazione all’epidemia. Tale definizione è stata coniate da Merrill Singer, noto antropologo medico americano negli anni ‘90”.

Recentemente Marco Cavaleri dell'Agenzia europea per i medicinali (EMA) ha dichiarato in una conferenza stampa che "ci stiamo muovendo verso un virus più endemico". Quando un virus si definisce tale?

“Un virus è endemico quando è costantemente presente in una popolazione o territorio per diverse motivi infettivi ad un livello “basale” senza avere picchi frequenti di incrementi nei contagi se non sporadicamente. Esempi sono la Malaria, l’Ebola (in alcune regioni del mondo è endemica), ma anche la Poliomielite e’ stata endemica”.

Da circa 500 anni si segnalano pandemie influenzali. Perché la pandemia da Covid è stata trattata diversamente?

“Per la rapida diffusione che ha mostrato, che in un contesto di forte globalizzazione e stretti contatti sociali gli ha consentito di divenire pandemica in tempi rapidi, elementi che non erano una costante anni fa”.

La variante Omicron si è dimostrata meno aggressiva, ha causato minori ospedalizzazioni e decessi nei vaccinati. Questo potrebbe far declassare la malattia da pandemica ad epidemica ad endemica, e portarci a considerare il Covid come un’influenza?

“La variante Omicron ha delle caratteristiche di minore espressione clinica, ma sulla sua ridotta sintomaticità giocano molti fattori oltre a quelli strettamente collegati alla fitness (capacità replicativa) del virus tra cui la vaccinazione e l’uso di Dispositivi di Protezione Individuale. Tuttavia ne è evidente l’alto potere diffusivo che potrebbe nel tempo generare altre varianti se non arginato da barriere fisiche, quali, appunto, DPI, norme comportamentali e uso di vaccini”.

Secondo lei, una volta che il Sars-Cov-2 sarà endemico, si dovranno continuare ad adottare comunque certe misure preventive?

“Una patologia, come detto prima, risulta endemica quando diffusa in un territorio in modo costante ma basale ovvero senza picchi. Nel caso specifico del Covid-19, per evitare futuri picchi in uno scenario di endemia, bisognerà far sì che questi non incrementino, e per faro dovremmo in taluni contesti continuare ad usare i presidi che ben conosciamo”.

E per quanto riguarda il vaccino? Uno scenario possibile potrebbe essere quello di un richiamo annuale?

“È da vedere. Se le varianti come Omicron saranno la tendenza, queste rappresenteranno per il nostro sistema immunitario un nuovo agente patogeno, pertanto, più che un richiamo annuale (cioè una dose ripetuta di un vaccino che la scopo di aumentare l'immunità) potrebbe risultare più utile un vaccino stagionale, tipo quello antinfluenzale, cioè che viene aggiornato ogni anno per riflettere le modifche del virus”.

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