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Venerdì, 14 Giugno 2024
L'esperienza di pre-morte

Cosa accade al cervello negli istanti prima di morire

Ad averlo scoperto un gruppo di ricerca americano, secondo cui il cervello rimarrebbe cosciente anche dopo che il cuore si è fermato

Sono centinaia di milioni le persone che hanno riportato un’esperienza di pre-morte (NDE), nonostante ciò questo fenomeno rimane ancora oggi un mistero. Secondo i ricercatori dell'International Association for Near-Death Studies, le NDE si verificano probabilmente a causa di un cambiamento nel flusso sanguigno al cervello durante eventi improvvisi che mettono in pericolo la vita, come un attacco di cuore, un trauma contusivo e persino uno shock. Chi ha vissuto esperienze di pre-morte racconta di aver visto una luce bianca, di aver avuto incontri con persone care defunte, di aver sperimentato strane sensazioni uditive. Tutti elementi comuni alla gran parte dei resoconti riportati: questo aspetto ha sollevato non pochi interrogativi e fatto ipotizzare che ci sia qualcosa di reale alla base delle NDE, e che coloro che sono riusciti a sopravvivere alla morte hanno probabilmente sperimentato barlumi di coscienza che non scompare del tutto, neanche dopo che il cuore smette di battere.

Ora un nuovo studio, condotto dalla prof.ssa Jimo Borjigin, del Dipartimento di Neurologia dell'University of Michigan, in collaborazione con George Mashour, direttore del Michigan Center for Consciousness Science, fornisce le prime prove di un'ondata di attività cerebrale correlata alla coscienza negli istanti che precedono la morte: fenomeno che potrebbe spiegare le esperienze eteree spesso riportate dai sopravvissuti a un attacco cardiaco. "Il modo in cui un'esperienza vivida può emergere da un cervello disfunzionale durante il processo di morte è un paradosso neuroscientifico - ha spiegato Borjigin -. La nostra ricerca aiuta a far luce per la prima volta sui meccanismi neurofisiologici sottostanti". La ricerca è stata pubblicata su Proceedings of the National Academy of Sciences. 

Un paradosso biologico

Sebbene la perdita di coscienza palese sia invariabilmente associata all'arresto cardiaco, non è chiaro se i pazienti possano possedere una coscienza nascosta nel passaggio dalla vita alla morte. Le esperienze di pre-morte (NDE), segnalate come altamente lucide, "più reali del reale" e comuni a persone di diversa estrazione culturale e religiosa, sono state descritte dal 10 al 20% dei sopravvissuti all’arresto cardiaco. "Pertanto - hanno affermato gli autori -, la pre-morte rappresenta un paradosso biologico che sfida la nostra comprensione fondamentale del cervello morente, che è ampiamente ritenuto non funzionante in tali condizioni".

Articolo: Un uomo racconta la sua esperienza di pre-morte: "Ero separato dal mio corpo"

Lo studio

Per capire se i pazienti restano effettivamente coscienti negli istanti prima della morte, i ricercatori hanno esaminato l’attività cerebrale di quattro pazienti deceduti a causa di un arresto cardiaco mentre erano monitorati in ospedale dall’elettroencefalogramma (EEG). Dopo la rimozione del supporto del ventilatore, due dei quattro pazienti hanno mostrato un aumento della frequenza cardiaca insieme a un aumento dell'attività delle onde gamma, considerata l'attività cerebrale più veloce e associata alla coscienza. Gli altri due pazienti non hanno mostrato lo stesso aumento della frequenza cardiaca dopo la rimozione dal supporto vitale né dell'attività cerebrale. 

Poichè un aumento delle attività delle onde gamma si verifica principalmente nei momenti di profonda concentrazione e di massima performance, fisica o mentale, ma anche durante esperienze mistiche e trascendentali, questo fenomeno potrebbe spiegare le percezioni soggettive riportate da chi ha sperimentato la pre-morte.

La coscienza 'nascosta' negli istanti che precedono la morte

I ricercatori hanno rilevato in particolare un aumento dell’attività delle onde gamma nella parte posteriore del cervello in cui si incontrano i lobi temporale, parietale e occipitale. Quest’area, detta ‘zona calda’, è correlata allo stato di coscienza del cervello, viene attivata durante la veglia, ed dà origine ai sogni.

Lo stesso gruppo di lavoro aveva già precedentemente riscontrato in studi su animali sani, un aumento dell’attività delle onde gamma in seguito all'interruzione improvvisa della funzione cardiaca o l'asfissia acuta (insufficienza respiratoria). Tuttavia, sino ad ora, nessuno studio era riuscito a registrare questo fenomeno negli esseri umani morenti.

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Limiti dello studio (e prospettive future di ricerca)

Lo studio si è basato su un campione ridotto, inoltre, non è possibile sapere con certezza quel che hanno vissuto i pazienti esaminati perché non sono sopravvissuti. "Tuttavia - hanno affermato gli autori -, i risultati osservati sono decisamente entusiasmanti e forniscono un nuovo quadro per la nostra comprensione della coscienza nascosta negli esseri umani morenti. Solo studi più ampi e multicentrici, che includono pazienti in terapia intensiva monitorati con EEG che sopravvivono all'arresto cardiaco, potrebbero fornire dati certi che dimostrino come questo aumento dell'attività delle onde gamma sia o meno la prova di una coscienza nascosta nella pre-morte".

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