Sabato, 24 Luglio 2021
Salute

Covid-19, il rischio di mortalità aumenta nei pazienti con disturbi mentali

A dimostrare tale correlazione, una meta-analisi condotta dai ricercatori del San Raffaele che evidenzia nei soggetti con disturbi psicotici e dell’umore un maggiore rischio di morte ma non di ricovero in terapia intensiva

(Foto d'archivio)

I pazienti con disturbi mentali - in particolare con disturbi psicotici e dell’umore, disturbi da uso di sostanze, disabilità intellettuali e disturbi dello sviluppo - hanno un maggior rischio di mortalità per Covid-19. E’ quanto emerge da una meta-analisi, pubblicata sulla rivista “The Lancet Psychiatry”, condotta da un team internazionale coordinato dalla Dott.ssa Benedetta Vai e dal Dott. Mario Gennaro Mazza, ricercatori dell’Unità di ricerca in Psichiatria e Psicobiologia clinica dell’IRCCS Ospedale San Raffaele, e diretta da Francesco Benedetti, Professore associato presso l’Università Vita-Salute San Raffaele, e con Livia J. De Picker, psichiatra dell’University Psychiatric Hospital Campus Duffel del Belgio. Lo studio - basato sui dati di 1.469.731 di pazienti Covid-19, provenienti da 22 Paesi e raccolti nella finestra temporale che va da gennaio 2020 a marzo 2021 - ha analizzato il rischio di mortalità da Covid-19, i tassi di ospedalizzazione e di ricovero in terapia intensiva nei pazienti affetti da disturbi mentali, evidenziando un maggior rischio di eventi severi associati al Covid-19 e, quindi, la necessità di approcci preventivi e mirati da parte delle autorità sanitarie verso questi soggetti.

Lo studio e i risultati 

Nella meta-analisi sono stati inclusi 23 studi che comprendevano una popolazione totale di 1.469.731 di pazienti Covid-19, provenienti da 22 Paesi, raccolti in una finestra temporale che va da gennaio 2020 a marzo 2021. Di questi, 43.938 presentavano disturbi mentali quali disturbi psicotici, disturbi dell'umore, disturbi da uso di sostanze, disturbi d’ansia, disabilità intellettuali e disturbi dello sviluppo. “Lo scopo primario - ha spiegato la Dott.ssa Vai - è stato quello di analizzare i dati per determinare il rischio di mortalità legato al Covid-19 nei pazienti psichiatrici. Successivamente abbiamo valutato anche i rischi di ospedalizzazione e di ricovero in terapia intensiva in questi stessi pazienti”. I risultati emersi hanno confermato che i pazienti con disturbi mentali, in particolare con disturbi psicotici e dell’umore, e con la sola esclusione dei disturbi d’ansia, hanno un maggior rischio di mortalità per Covid-19, ma non di ricovero in terapia intensiva.

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Le cause della correlazione

Il gruppo di ricercatori ha avanzato diverse ipotesi per spiegare l’associazione tra disturbi mentali e un aumentato rischio di mortalità da Covid-19. Da una parte le alterazioni immuno-infiammatorie legate alle basi fisiopatologiche delle malattie psichiatriche, dall’altra una maggiore prevalenza di comorbidità (obesità, diabete, sindrome metabolica e malattie cardiovascolari) e stili di vita poco salutari (dieta, inattività fisica, abuso di alcol e tabacco, disturbi del sonno), associati alle malattie psichiatriche e alla loro necessità di trattamento farmacologico, che possono portare a un decorso più rapido della malattia. Inoltre, l'analisi mette in luce come l’aumento della mortalità accompagnato da ridotti tassi di ricovero in terapia intensiva potrebbe riflettere anche un minore accesso alle cure necessarie.

Necessario un cambio di prospettiva

Questi risultati supportano la necessità di approcci mirati per la gestione e prevenzione del Covid-19 nei pazienti con disturbi mentali”, spiega il Prof. Benedetti che a febbraio ha partecipato, insieme alla Dott.ssa Vai, a uno studio a firma delle principali organizzazioni europee per la salute mentale, pubblicato anch’esso sulle pagine di The Lancet Psychiatry, nel quale fu chiesta un’azione coordinata per garantire a questi pazienti priorità vaccinale. “Si evince l’importanza della presa in carico di questi pazienti e la necessità di una particolare attenzione della medicina del territorio per aiutarli ad accedere alla vaccinazione e alle terapie ospedaliere là dove necessarie” conclude il Dott. Mazza.

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