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Lunedì, 6 Dicembre 2021
Gastroprotettori

Gastroprotettori: cosa sono, quando utilizzarli e la verità sugli effetti collaterali

“Sono tra i farmaci più prescritti, ma non bisogna abusarne. Un loro uso corretto è fondamentale per evitare reazioni avverse". L’intervista al Prof. Angelo Zullo, gastroenterologo vice presidente AIGO

I gastroprotettori sono farmaci, utilizzati da un’ampia fetta della popolazione, che agiscono bloccando la produzione di acido cloridrico nello stomaco per una lunga durata (dalle 18 alle 24 ore). Vengono prescritti per la cura di diverse malattie dell'apparato digerente come la gastrite l’ulcera, la malattia da reflusso gastroesofageo e le sue complicazioni (Esofago di Barret) e per la prevenzione del danno da farmaci antiinfiammatori non steroidei (FANS). Esistono diversi farmaci appartenenti a questa categoria che contengono diverse molecole (l’omeprazolo, il pantoprazolo, il lansoprazolo, l’esomeprazolo, il rabeprazolo) ma che non presentano differenze sostanziali nell'efficacia e nella finalità terapeutica. Essendo farmaci prevalentemente a carico del cittadino, ad eccezione di alcune patologie, spesso vengono utilizzati in maniera inappropriata e per periodi troppo lunghi, utilizzati, talvolta, dai pazienti come sollievo al bruciore di stomaco senza che vengano prescritti dal medico. Questo ha fatto sì che i gastroprotettori, negli ultimi anni, conquistassero i primi posti della spesa farmaceutica mondiale. Secondo i dati forniti dall’Osservatorio Nazionale sull’Impiego di Medicinali (AIFA), tra i farmaci acquistati autonomamente dal cittadino, l’IPP pantoprazolo risulta ai primi posti per quelli a maggior spesa (48,8 milioni di euro), seguito, nei primi venti, da altri tre inibitori di pompa protonica quali il lansoprazolo, l’omeprazolo e l’esomeprazolo.

Sono farmaci molto ben tollerati, anche se negli ultimi anni il loro profilo di sicurezza è stato messo in discussione da studi epidemiologici che collegano il loro uso cronico a reazioni avverse significative come fratture ossee, infezioni intestinali e polmonari, tumori, insufficienza renale, problemi cardiovascolari e persino la malattia di Alzheimer. Gli ultimi studi, tuttavia, sembrano averli assolti con formula piena. Con l’aiuto del Prof. Angelo Zullo, vice presidente AIGO (Associazione Italiana Gastroenterologi e Endoscopisti Digestivi Ospedalieri) e Docente di Gastroenterologia Clinica presso la Scuola di Formazione per Medici di Medicina Generale di Roma, abbiamo cercato di fare chiarezza sulla sicurezza di questi farmaci e sul loro corretto utilizzo.

Prof. Zullo, come agiscono i gastroprotettori?

“I gastroprotettori sono farmaci largamente diffusi, essenziali nella terapia di svariate patologie a carico dell'apparato digerente, in grado "proteggere" lo stomaco, l'esofago e il duodeno attraverso la riduzione della secrezione acida gastrica e laddove, prescritti, sono necessari, da assumere senza timore alcuno”.

Quali sintomi contrastano?

“Agiscono come inibitori della pompa protonica (proteine presenti sulle cellule che rivestono lo stomaco e che sono deputate alla produzione di succhi gastrici) bloccando la produzione di acido cloridrico nello stomaco, per una lunga durata. Sono sicuramente quelli più efficaci, ampiamente prescritti e utilizzati, soprattutto nella popolazione anziana per contenere la secrezione acida e le loro conseguenze a danno della mucosa gastrica, primo tra tutti il sanguinamento”.

In presenza di quali patologie vengono prescritti?

“Le occasioni più appropriate sono le malattie in cui l'acido gastrico svolge un ruolo importante e comprendono le ulcere dello stomaco o del duodeno, l'infezione da Helicobacter pylori, la malattia da reflusso gastro-esofageo e le lesioni gastro-duodenali causate dai farmaci anti-infiammatori non steroidei (FANS)”.

Quanto dura una terapia con i gastroprotettori?

“La terapia con i gastroprotettori può essere limitata a poche settimane, o durare anche a lungo termine. Come tutti i farmaci ovviamente anche i gastroprotettori possono causare effetti collaterali, ma quando sono utilizzati correttamente. Se così non fosse, non sarebbe stato possibile il loro utilizzo per oltre 30 anni in milioni di pazienti”.

La terapia con gastroprotettori è stata associata all’aumentato rischio di alcune patologie. Questo ha creato allarmismo non solo tra i pazienti, ma anche tra i medici di famiglia. Cosa dicono gli ultimi studi?

“Il loro uso prolungato ne ha richiesto una valutazione sulla sicurezza, con ricerche approfondite, che una decina di anni fa avevano portato alla diffusione di allarmismi sia tra i pazienti che i medici di medicina generale, al punto che si è assistito ad un evidente decrescita della loro prescrizione, non raramente a scapito di pazienti che ne potevano beneficiare. In Italia infatti, già 10 anni fa il 30% dei soggetti che necessitavano di gastroprotezione non la ricevevano dal proprio medico di famiglia. Un recente studio internazionale però ha rivisto i dati di milioni di pazienti, smentendo una relazione causale con ciascuna delle patologie considerate”.

Oltre alla terapia con gastroprotettori, cos’altro può aiutare il paziente?

“L’adesione del paziente alla terapia è fondamentale così come un corretto stile di vita, condannando in modo perentorio innanzitutto il fai da te nell'assunzione di medicinali. Quando sono utilizzati correttamente”.

L’elevata efficacia dei gastroprotettori nel risolvere i sintomi come il bruciore e il dolore allo stomaco porta molti pazienti a continuare la terapia in quanto è molto più facile prendere una pillola al giorno piuttosto che cambiare cattive abitudini (caffè, alcol, fumo di sigaretta, ecc.) o ridurre il peso corporeo. Quale appello vuole lanciare ai pazienti “fai da te”?

“Un corretto stile di vita, che parte dal quotidiano, e il no assoluto al fai-da-te sono le regole fondamentali e il vero, efficace deterrente per l'insorgenza di molte patologie secondarie o della loro recrudescenza. L'obesità, inoltre, in netto aumento a livello globale già in età pediatrica, è riconosciuta come fattore di rischio proprio per lo sviluppo della malattia da reflusso gastro-esofageo”.

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