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Martedì, 21 Maggio 2024
Salute

Come i robot stanno aiutando i pazienti nella riabilitazione dopo l'ictus

Tutti i benefici della robotica nel percorso riabilitativo. L’appello dell’Associazione per la Lotta all’ictus: “Considerati i notevoli risultati ci auguriamo che queste procedure di trattamento possano diventare presto uno standard”

L’ictus cerebrale è la terza causa di morte dopo le malattie cardiovascolari e le neoplasie, prima causa di invalidità e seconda causa di demenza. In Italia colpisce circa 120 mila persone ogni anno. A causarlo è un'improvvisa rottura di un vaso cerebrale (emorragia cerebrale) o un'ostruzione completa o parziale di un vaso arterioso cerebrale (ischemia) con il conseguente danno alle cellule cerebrali. Per la sua elevata incidenza nella popolazione italiana, costituisce un problema assistenziale, riabilitativo e sociale di enormi dimensioni. Si tratta di un fenomeno in crescita, anche per l’invecchiamento progressivo della popolazione, motivo per cui sarà sempre più necessario affidarsi a strategie di prevenzione e riabilitazione per gestire in modo sostenibile e adeguato la patologia nel lungo termine e in un contesto di cronicità e comorbidità.

Un grande aiuto in questo arriva dalla robotica e dalla sua applicazione alla riabilitazione post-ictus. Nel corso degli ultimi anni sono stati portati avanti numerosi studi che hanno dimostrato come l’utilizzo di strategie innovative supportate dalle applicazioni robotiche rappresentino un’opzione terapeutica fondamentale per arricchire il trattamento, migliorare gli esiti (come l’autonomia globale del paziente) e ridurre i tempi di ospedalizzazione, oltre ad offrire un prezioso supporto al lavoro del terapista e di tutto lo staff multidisciplinare che prende in carico il paziente.

Sintomi e danni dell'ictus: l’importanza di un intervento tempestivo

Saper riconoscere i sintomi in tempo (bocca storta, debolezza in un braccio o in una gamba, disturbi dell’equilibrio, della parola o della vista, ecc.) può fare la differenza tra la vita, la disabilità e la morte. Oggi sono diverse le terapie di intervento in grado di salvare la vita al paziente, ma per essere efficaci devono essere effettuate in una finestra di tempo molto stretta: entro 4 ore dalla manifestazione dei sintomi. Se l’ictus viene preso in tempo e curato presso una struttura idonea, si possono limitare danni al cervello e il conseguente grado di disabilità. 

L’ictus, sia ischemico che emorragico, può provocare la morte di alcune cellule nervose e/o il danneggiamento di altre. I danni che ne derivano dipendono dalla zona del cervello colpita, dalla gravità del danno, dall’età e dallo stato di salute generale. Le cellule cerebrali morte non avranno più modo di funzionare, ma quelle danneggiate potranno riprendere la loro attività, quando l’edema, ovvero il rigonfiamento causato dall’ictus, sarà guarito. 

La riabilitazione post-ictus 

La riabilitazione è un approccio terapeutico fondamentale per completare il percorso di cura e per prevenire e/o ridurre la disabilità. L'obiettivo è migliorare gli esiti nel paziente colpito da ictus, restituendogli la maggiore autonomia possibile ed evitando anche le complicanze causate dalla immobilità. Un processo di apprendimento, quindi, per il recupero delle abilità necessarie per la vita quotidiana: dal camminare al lavarsi, dal vestirsi all'andare in bagno. Il recupero, generalmente, avviene rapidamente tra il primo e il terzo mese dopo l’ictus, mentre, dopo questo periodo solo alcune persone continuano a migliorare, soprattutto per ciò che riguarda il linguaggio e la comunicazione.

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I vantaggi della robotica

Il percorso riabilitativo deve essere condotto con sistematicità, adeguata intensità e ripetitività con esiti facilmente misurabili per avere un riscontro chiaro, preciso e dettagliato sull’andamento del percorso terapeutico. Un grande aiuto in questo arriva dalla robotica e dalle più evolute strumentazioni applicate alla riabilitazione. Nel corso degli ultimi anni sono stati portati avanti numerosi studi relativi alla riabilitazione robotica, sono 316 quelli inclusi e analizzati in tutta la letteratura esistente di ricerca e clinica a livello mondiale. La prima Conferenza di Consenso a livello mondiale in questo ambito, che si sta concludendo in Italia in questi giorni, ha mostrato come la popolazione più studiata sia stata quella colpita da ictus cerebrale, con ben 169 studi. Le indicazioni emerse sono molto positive e stimolano la ricerca a proseguire su questa strada. La maggior parte degli studi, concentrata appunto sulla riabilitazione in persone con esiti di ictus cerebrale, ha esaminato la riabilitazione del cammino e dell'equilibrio e quella dell'arto superiore, evidenziando positivi effetti in ogni fase della malattia. La letteratura ha, inoltre, mostrato che la mobilizzazione precoce e gli interventi mirati riducono la durata dell'ospedalizzazione e migliorano la disabilità. 

L’applicazione in Italia

“La riabilitazione assistita da tecnologie innovative e robot  - dichiara Alessandro Giustini, Direttore dell'Ospedale Riabilitativo San Pancrazio-Arco (Trento) e componente della Giuria scientifica della Consensus Conference deve essere considerata parte integrante dell’intervento riabilitativo: ha come obiettivo quello di perfezionare i trattamenti riabilitativi standard attraverso l’interazione tra professionista della riabilitazione, paziente e robot. I robot, dotati di sistemi di controllo adattivi, permettono di personalizzare l’intervento riabilitativo in base alle necessità e abilità residue specifiche di ogni paziente, al fine di favorire il recupero sensori-motorio, cognitivo e comportamentale". 

"I trattamenti riabilitativi assistiti da robot sono, inoltre, caratterizzati da alta intensità e ripetitività - aggiunge Giustini - sono sicuri e affidabili e permettono quindi la quantificazione dei parametri caratteristici dei movimenti effettuati, con una valutazione funzionale oggettiva. Sono uno strumento sempre più importante nelle mani del medico fisiatra e del fisioterapista per ampliare le loro capacità di cura. Purtroppo, fino ad oggi, può esser applicata nel nostro Paese solo a pochi pazienti se vengono inseriti in studi e ricerche, oppure a pagamento, perché non riconosciuta tra le prestazioni del Sistema Sanitario: i diritti alla cura di tutti i cittadini colpiti da ictus sono, purtroppo, in questo modo gravemente limitati”.  

L’appello dell’Associazione per la Lotta all’Ictus Cerebrale

“Le nuove tecnologie - dichiara Andrea Vianello, Presidente di A.L.I.Ce. Italia Odv (Associazione per la Lotta all’Ictus Cerebrale) - sono ormai entrate a far parte in maniera solida e significativa del percorso terapeutico per la riabilitazione delle condizioni di menomazione e disabilità. Le attuali normative del Sistema Sanitario limitano fortemente il ricorso da parte di persone colpite da ictus cerebrale per i  tempi adeguati  a trattamenti riabilitativi tradizionali ed in particolare anche con l’utilizzo di trattamenti robotici. Considerati i notevoli risultati, la nostra Associazione - conclude Vianello - si augura che queste procedure di trattamento possano diventare quanto prima uno standard da garantire in modo omogeneo a tutti i soggetti clinicamente indicati”.

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