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Mercoledì, 17 Aprile 2024
Il legame tra infarto e influenza

L’influenza aumenta di sei volte il rischio di infarto (nei primi sette giorni): lo studio

Secondo uno studio, l'aumento della coagulazione del sangue insieme all'infiammazione scatenati dal virus influenzale, accresce la probabilità di coaguli e quindi di occlusioni delle arterie coronariche

L’influenza aumenta di sei volte il rischio di infarto nei primi sette giorni dalla contrazione dell’infezione. A dimostrarlo uno studio condotto dal Julius Center for Life Sciences and Primary Care (UMC di Utrecht), in Olanda, e presentato al Congresso Europeo di Microbiologia Clinica e Malattie Infettive (ECCMID 2023) a Copenhagen. Secondo i risultati della ricerca, le persone che hanno contratto l'influenza hanno una probabilità sei volte maggiore di avere un attacco cardiaco nella settimana successiva all’infezione rispetto all'anno precedente o a quello successivo all'infezione. L’influenza è un fattore di stress per l’organismo, può aumentare l’infiammazione e la velocità del battito cardiaco, aumentando la possibilità che si formino coaguli. Tutti fattori che possono contribuire all’insorgenza di un infarto. Non è la prima volta che si evidenzia un legame tra attacchi di cuore e influenza: l’associazione era già stata descritta nel corso delle epidemie di influenza tra il 1915 e il 1929 (durante le quali, oltre il 50% dei decessi erano stati attribuiti a cause diverse dall’influenza, principalmente alle malattie cardiovascolari), e da allora è sotto osservazione della Comunità Scientifica.

Tuttavia, gli studi successivi si sono concentrati solo su soggetti ricoverati in ospedale per un infarto, senza tenere conto dei decessi avvenuti al di fuori dei nosocomi, come lo studio più recente, pubblicato nel 2018 dal New England Journal of Medicine, e coordinato dall’Institute for Clinical Evaluative Sciences di Toronto (Canada). I ricercatori canadesi sono stati i primi a scoprire che l’influenza aumenta di sei volte il rischio di andare incontro a infarto del miocardio, nei primi sette giorni di infezione. Rischio che diminuisce significativamente dall’ottavo giorno in poi. Ora il nuovo studio olandese, avendo esaminato i risultati dei test per l'influenza di 16 laboratori in tutta l'Olanda (che coprono circa i 2/5 dell'intera popolazione) insieme a quelli dei registri dei decessi e degli ospedali, ha fornito prove più solide e una panoramica più accurata e completa sulla correlazione.

Lo studio

I ricercatori olandesi hanno analizzato i dati relativi a 26.221 casi di influenza (infezione del naso, della gola e dei polmoni) tra il 2008 e il 2019, provenienti da 16 laboratori dei Paesi Bassi (che coprono circa il 40% della popolazione), insieme ai registri di morte e ospedalieri. Del campione analizzato, 401 persone hanno avuto almeno un attacco cardiaco (infarto del miocardio) entro un anno dalla diagnosi di influenza (419 attacchi cardiaci in totale). E dei 419 attacchi cardiaci, 25 si sono verificati nei primi sette giorni dopo la diagnosi di influenza. Altri 217 hanno subìto attacchi di cuore nell'anno precedente la diagnosi e 177 ne hanno sofferto nell'anno successivo alla diagnosi, ma dopo la prima settimana. Circa un terzo degli individui (139 su 401) è morto per qualsiasi causa entro un anno dall'influenza.

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Chi ha l’influenza ha una probabilità 6 volte maggiore di avere un infarto

Sulla base di questi dati, il gruppo di ricerca ha calcolato che i pazienti avevano una probabilità 6,16 volte maggiore di avere un attacco cardiaco nei sette giorni successivi alla diagnosi di influenza rispetto all'anno precedente o successivo. Anche lo studio canadese del 2018 aveva calcolato una probabilità simile (6,05 volte). Tuttavia, escludendo i dati dai registri dei decessi, come ha fatto il precedente studio canadese, si è ridotto a 2,42 volte l'aumento del rischio di attacchi di cuore nella settimana successiva alla diagnosi. "Questo - ha affermato il team dell'UMC Utrecht - illustra l'impatto che i dati incompleti possono avere sui risultati di uno studio".

Il virus influenzale può provocare un danno diretto al miocardio

I ricercatori hanno ipotizzato due scenari che spiegano il perché di questa correlazione. Secondo il primo, il virus influenzale può provocare un danno diretto al miocardio (il tessuto muscolare del cuore, che ne costituisce le pareti e lo fa funzionare come una pompa), scatenando una serie di problematiche che culminano con l’infiammazione del miocardio (miocardite). La miocardite è causata 7 volte su 10 proprio da un virus (dei quali oltre il 40% dei casi a RNA), mentre in una minoranza di casi da altri agenti infettivi, come batteri e parassiti.

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Il virus influenzale può favorire la rottura di placche aterosclerotiche preesistenti

Secondo l’altro, il virus influenzale, in caso di preesistenti malattie cardiovascolari, può indurre un peggioramento improvviso, facendo precipitare una situazione in cui la funzione cardiaca è già compromessa. Poichè il virus dell'influenza è noto per aumentare la coagulazione (la "viscosità" o coagulazione del sangue), i ricercatori ritengono che questo fattore, insieme all'infiammazione che fa parte della risposta immunitaria dell'organismo contro il virus, destabilizzi le placche di arteriosclerosi accumulate nelle arterie favorendone la rottura. Se una placca si rompe, si può formare un coagulo di sangue che blocca l'afflusso di sangue al cuore e provocare un infarto. "Con le potenziali implicazioni per la salute pubblica di un'associazione tra infezione da virus dell'influenza e attacchi cardiaci acuti, è importante mostrare la robustezza dei risultati in una popolazione di studio ampia", ha affermato il dott. Annemarijn de Boer, che ha coordinato lo studio.

L’importanza della vaccinazione

Il team di ricerca si augura che i risultati di questo studio, rafforzati dal precedente studio canadese, contribuiscano a sottolineare l'importanza di strategie come la vaccinazione per prevenire le infezioni influenzali, specialmente negli anziani, che hanno un rischio maggiore di ricovero a causa dell'influenza. Ma anche che aumentino la consapevolezza dei sintomi di infarto tra i pazienti influenzali e tra i medici. Pertanto, ha aggiunto de Boer: "Anche se dai nostri risultati non è chiaro se anche quelli con influenza meno grave siano a rischio, è prudente che siano consapevoli del collegamento".

I numeri dell’influenza in Italia

La stagione influenzale in Italia sta volgendo al termine. Nella settimana dal 13 al 19 marzo l'incidenza è in lieve diminuzione, con 359.000 casi di sindromi simil-influenzali registrati, per un totale di 12.327.000 italiani a letto con febbre, tosse e dolori alle ossa dall’inizio della sorveglianza (Rapporto InfluNet). "Quella di quest’anno è stata un’influenza dei record - ha affermato Fabrizio Pregliasco, direttore sanitario dell’Irccs Istituto Ortopedico Galeazzi e direttore scientifico di Osservatorio Influenza -. Ma i numeri risentono di un mix di virus con sintomi simili: Sars-Cov-2, ma anche rinovirus, adenovirus e virus respiratorio sinciziale. Stiamo andando verso la fine della stagione, ma la coda è davvero lunga".

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