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Domenica, 29 Maggio 2022
covid e bambini

La lettera di una mamma pediatra: "Asili aperti ma bimbi chiusi in casa, le regole non funzionano"

L'appello alle istituzioni e alle società scientifiche della dott.ssa Robert Arena a non dimenticare i ragazzini con meno 5 anni e la loro felicità

Una pediatra, con due figli piccoli, lancia un appello alle istituzioni e alle società scientifiche a non dimenticare i bambini con meno 5 anni e la loro felicità, messa a rischio dalle attuali regole. Si tratta della dott.ssa Roberta Arena, Pediatra Neonatologa dell’Ospedale S. Giovanni Calibita Fatebenefratelli Isola Tiberina di Roma, Membro Consiglio Direttivo della Società Italiana di Neonatologia (SIN) e mamma di due bambini. Il suo è un appello per la difficile situazione che stanno vivendo i più piccoli, quelli che frequentano le scuole materne, a causa della pandemia.

L’attuale normativa per la scuola dell’infanzia prevede, infatti, nell’eventualità di un caso positivo accertato nella classe, la sospensione di tutte le attività didattiche e la quarantena di dieci giorni per i bambini, con tampone al termine. Quindi classe chiusa per gli “alunni tutti”. Si pone pertanto l’attenzione sullo scenario scoraggiante che coinvolge questi bambini, che a causa dell’aumento dei contagi per la variante omicron, sono praticamente costretti a una quarantena “a tempo indeterminato”, con il danno non solo della sospensione dell’attività didattica, ma anche privati di uscire all’aria aperta. L’appello va alle Istituzioni, ai medici e alle società scientifiche del mondo pediatrico e dell’area materno-infantile affinchè si ponga l’attenzione su questa situazione ingravescente, e, in tempi brevi, vengano definite norme adeguate ed efficaci per tutelare il diritto alla salute e alla felicità dei nostri bambini.

In basso, il testo integrale della lettera

La persistenza della pandemia richiede da due anni continue revisioni della regolamentazione per la gestione dell’emergenza. Si agisce sulla base delle evidenze scientifiche, dell’evoluzione dello scenario sociale e sanitario e delle caratteristiche dei gruppi di popolazione interessati. 

Da medico pediatra e da madre sento l’impellente necessità di richiamare l’attenzione su ciò che stanno vivendo i nostri bambini più piccoli, i bambini che frequentano le scuole materne. Grandi abbastanza per essere inseriti nell’attività scolastica, ma troppo piccoli per ricevere il vaccino e per l’uso della mascherina.
Attualmente la normativa per la scuola dell’infanzia (Gestione dei casi nel sistema educativo, didattico e formativo CM 30/12/21 e CM 8/1/22, applicativa del DM 7/1/22) prevede, nell’eventualità di un caso positivo accertato nella classe, la sospensione di tutte le attività didattiche e la quarantena di dieci giorni per i bambini contatti, con tampone al termine.

Quindi classe chiusa per gli “alunni tutti”, anche per chi era assente nei giorni di ipotetico contatto e quarantena per i bambini definiti contatti. Per dieci giorni. 

L’aumento esponenziale dei contagi dovuto alla variante omicron sta creando uno scenario scoraggiante per i nostri bambini.  Per loro è in corso un’altalena incessante di quarantene, una dietro l’altra, dopo anche solo due o tre giorni di presenza a scuola.

A causa di questa norma i bambini non subiscono solo il danno della sospensione didattica, ma sono soggetti al divieto di uscire all’aria aperta, di fare una passeggiata, di avere contatto con il mondo esterno e con i coetanei. 

Attualmente anche i bambini che hanno avuto l’infezione e che sono guariti non sono esonerati dalla quarantena. Come può infatti un bambino di tre o quattro anni effettuare l’autosorveglianza e indossare la mascherina FFP2? 

Fino ad oggi, grazie all’avanzamento della campagna vaccinale, è stato possibile formulare nuove regole che però risultano essere sempre centrate sui bisogni e sulle possibilità degli adulti. Per fortuna qualcosa è stato fatto anche per il mondo della scuola primaria e secondaria, ma ci siamo completamente dimenticati di definire un percorso per la fascia di popolazione pediatrica al di sotto dei 5 anni. 
Per i più piccoli, l’unico provvedimento che viene attuato è sempre lo stesso: chiuderli in casa.

“Chiudersi in casa” è un sacrificio che abbiamo chiesto come comunità scientifica e che abbiamo responsabilmente abbracciato da cittadini, ma ora lo stiamo imponendo solo a una piccola fetta della popolazione, proprio quella che dipende totalmente dalle nostre scelte e che non ha voce. Nel panorama demografico i bambini sotto i 5 anni rappresentano purtroppo solo una piccola percentuale e, come era tristemente prevedibile, sono stati esclusi da qualsiasi attenzione normativa specifica. 
Sono mesi che noi pediatri, insieme ai colleghi neuropsichiatri infantili, allertiamo su quanto la pandemia stia minando il benessere psicofisico dei nostri pazienti, in quanto sono negate le componenti della quotidianità che stanno alla base di uno sviluppo sano ed equilibrato. 

La quarantena impone il cambiamento repentino dello stile di vita, l’allontanamento dalla scuola, l’assenza di attività fisica, il ritiro dalle attività sportive, l’aumento del tempo seduti davanti allo schermo. Tutto ciò si traduce in aumento dei disturbi del sonno, problemi dell’alimentazione (dalla crescente inappetenza fino ad un incremento della richiesta di cibo di tipo compensativo), aumento dell’ansia e di lamentele somatiche. 
Tutto ciò sta peggiorando la salute globale dei nostri piccoli e la loro qualità di vita attuale e futura.

Pensiamo, anche e soprattutto, a tutti i bambini che si trovano in una situazione di deprivazione economica e/o familiare o ai bambini con bisogni speciali ai quali, durante le quarantene, viene negato pure l’accesso alle terapie e per i quali la socializzazione e la vita all’aperto sono cura, quindi diritto inalienabile. 
Ricordiamo, inoltre, che quando chiudiamo dentro casa un bambino, stiamo nella pratica chiudendo tutto il nucleo familiare, anche i fratelli di poco più grandi o più piccoli, quindi altri bambini, amplificando esponenzialmente gli effetti dannosi di tale provvedimento. 

È urgente trovare soluzioni alternative alla quarantena per questa fascia di età; ad esempio porre i bambini e le famiglie in sorveglianza attiva (evitando attività sociali al chiuso, contatti stretti con persone fragili o anziane), ma lasciando la possibilità di frequentare la scuola e i luoghi all’aperto. Oppure ripensare i tempi della quarantena, accorciandola sempre con test finale per il rientro nella comunità. 

Mi appello, dunque, alle Istituzioni, ai colleghi e alle società scientifiche del mondo pediatrico e dell’area materno-infantile: poniamo l’attenzione su questa situazione ingravescente, affinchè, in tempi brevi, vengano definite norme adeguate ed efficaci per tutelare il diritto alla salute e alla felicità dei nostri bambini. 

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