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Giovedì, 27 Gennaio 2022
Salute

Prima tosse o febbre? Come cambia l'ordine dei sintomi Covid in base alla variante

Se a inizio pandemia la febbre precedeva la tosse, con la diffusione della variante inglese, il primo sintomo è diventato la tosse, seguita da febbre e diarrea. Lo studio della University of Southern California

Da inizio pandemia sono state identificate in tutto il mondo centinaia di mutazioni del Sars-Cov-2. Quelle definite più “preoccupanti” dall’Organizzazione Mondiale della Sanità sono l’Alfa (identificata per la prima volta nel Regno Unito), la Beta (identificata in Sud Africa), la Gamma (con origine in Brasile), la Delta (rilevata per la prima volta in India, e caratterizzata da una trasmissibilità dal 40 al 60% più elevata rispetto a'Alfa) e, ultima, l’Omicron, identificata in Sud Africa il 24 dicembre 2021, e destinata a diventare entro gli inizi del 2022 la predominante nei Paesi Ue. Ma perché un virus muta? Quando il patogeno infetta un organismo, si replica nell’ospite, e nel creare copie di se stesso a volte cambia leggermente. Un virus con una o più mutazioni viene definito "variante" del virus originale.

Da inizio pandemia, la Ricerca sta cercando di capire qual è l'impatto delle mutazioni sul comportamento del virus e sulla sintomatologia che causa nell’organismo ospite. Quel che è stato osservato dagli scienziati è che l'ordine di comparsa dei sintomi, caratteristici dell’infezione da Covid-19 (quali febbre, tosse, mal di testa, dispnea, disturbi gastrointestinali e altri ancora) è cambiato nel tempo. Secondo una ricerca inglese condotta nell’ambito dello studio più ampio “REACT-1” e pubblicata su PLOS Medicine, la malattia da Covid-19 tende a iniziare con 7 sintomi “predittivi”, quali perdita di gusto e olfatto, febbre, tosse persistente, brividi, perdita di appetito e dolori muscolari, con differenze nell’ordine di comparsa dei sintomi a seconda della variante: mentre la tosse persistente e il mal di gola risultano più predittivi della variante Alfa, la perdita o il cambiamento del senso dell'olfatto sono più predittivi della Delta.

Ad indagare ulteriormente la sintomatologia della malattia da Covid-19 è stato un team di ricerca americano guidato da scienziati del Dipartimento di Scienze Biologiche e del Michelson Center for Convergent Bioscience dell'Università della California Meridionale di Los Angeles. I ricercatori erano interessati a capre se la variante, ma anche le caratteristiche del paziente, la posizione geografica e persino il tempo potevano influenzare in qualche modo l’ordine di comparsa dei sintomi. Dopo aver messo a punto un modello matematico in grado di prevedere l'ordine dei sintomi di centinaia di migliaia di casi Covid e analizzato casi Covid in Cina e negli Usa, hanno concluso che le varianti del Sars-Cov-2 sono associate a un diverso ordine di comparsa dei sintomi, e questo dato potrebbe aiutare a identificare quale variante hanno contratto i pazienti e fornire informazioni utili su come si diffonde il Sars-Cov-2. Lo studio è stato pubblicato su Plos Computational Biology.

Lo studio

I ricercatori volevano capire se l'ordine dei sintomi della malattia da Covid-19 variava nei pazienti in base ala variante, ma anche alla provenienza geografica e alle caratteristiche del soggetto (eventuali comorbidità, ecc). Per fare questo hanno sviluppato un modello matematico che individuasse l'ordine di comparsa dei sintomi, ed esaminato prima i sintomi di alcuni pazienti Covid del primo focolaio a Wuhan (in Cina), e poi quelli di 373.883 pazienti provenienti dagli Stati Uniti (tra gennaio e maggio 2020), quando era dominante la variante inglese. Hanno, infine, analizzato altri casi Covid provenienti da Brasile, Hong Kong e Giappone, tenendo conto, non solo dell'ordine di comparsa dei sintomi, ma anche della variante dominante in quel momento. 

“Dato che la variante inglese del SARS-CoV-2, che si è diffusa rapidamente dall'Europa ed è divenuta dominante negli Stati Uniti durante la prima ondata dell'epidemia - hanno detto gli scienziati -, non era presente nell'epidemia iniziale in Cina, abbiamo ipotizzato che questa mutazione potesse influenzare l'ordine dei sintomi. A sostegno di questa teoria abbiamo scoperto che quando il SARS-CoV-2 in Giappone è passato dal ceppo originale di Wuhan alla variante inglese, l'ordine dei sintomi è cambiato".

I risultati

I risultati hanno dimostrato che l’ordine dei sintomi cambiava in funzione della variante, nello specifico della mutazione D614G (variante inglese) localizzata sulla proteina Spike, il “gancio” utilizzato dal SARS-CoV-2 per legarsi alle cellule umane e avviare il processo di replicazione che scatena la malattia. 

"Lo studio sul probabile ordine dei sintomi - ha dichiarato l'autore principale dello studio, Joseph Larsen, ricercatore laureato presso la University of Southern California - può aumentare la nostra comprensione di come si diffonde la malattia e informare ulteriormente la ricerca futura e l'assistenza sanitaria su come gli individui possono manifestare la malattia".

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Versione originale del virus vs variante inglese

Il primo sintomo della versione originale del virus, identificato per la prima volta a Wuhan, è risultato la febbre, seguito da tosse "nuova e continua”, e, infine, nausea/vomito. Con la diffusione della prima variante, diventata dominante in tutto il mondo nei primi mesi del 2020, la D614G (variante inglese), il primo sintomo è diventato la tosse, seguita da febbre e, infine, diarrea.  

“Il fatto che la tosse sia il primo sintomo, per ordine di comparsa, della variante inglese - sottolineano i ricercatori - potrebbe spiegare perché questa si è diffusa così rapidamente. Riteniamo, infatti, che il ceppo D614G sia più contagioso del virus originale di Wuhan perché le persone infette hanno maggiori probabilità di tossire in pubblico prima che compaia la febbre. Questo ha consentito alla variante di diventare dominante”.

L'ordine dei sintomi dipende dalla variante

Analizzando ulteriori dati provenienti da Brasile, Hong Kong e Giappone, il team ha avuto conferma che il diverso ordine di comparsa dei sintomi non cambia in base alla regione geografica, alle condizioni climatiche, alle caratteristiche del paziente (quali età e comorbilità), ma solamente in funzione della variante del SARS-CoV-2. La variante inglese era associata, infatti, a una maggiore probabilità che la tosse fosse il primo sintomo Covid sperimentato dai pazienti, in tutte le aree geografiche analizzate. 

"Ora speriamo - hanno concluso i ricercatori - che altri scienziati studino ulteriormente l'ordine dei sintomi delle malattie infettive per capire come le varianti virali, ma anche le comorbidità influenzino la progressione della malattia". 

I sintomi della variante Omicron

Secondo lo studio inglese "ZOE COVID-19", che ha analizzato i dati sui casi COVID più recenti di Londra, dove la prevalenza di Omicron ora è maggiore rispetto ad altre regioni del Regno Unito, i sintomi, quali febbre, tosse, perdita dell’olfatto e dell’udito, si sovrappongono a quelli della variante Delta, ma sembra che nella variante Omicron l'insorgenza del raffreddore sia un pò più graduale. Con Omicron i pazienti lamentano mal di testa e affaticamento rapidamente, mentre il raffreddore si sviluppa dopo qualche giorno.

Inoltre, secondo quanto dichiarato da Angelique Coetzee, presidente della South African Medical Association, tra le prime persone a sospettare del ceppo Omicron, rispetto ai pazienti con variante Delta, i pazienti con Omicron presentano maggiore stanchezza, lievi dolori muscolari, gola irritata e tosse secca. Inoltre, a differenza delle varianti precedenti, pare che la Omicron non causi perdita del gusto o dell'olfatto.

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