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Giovedì, 20 Gennaio 2022
Salute

Perché alcune persone hanno più difficoltà ad essere felici? Ce lo dice uno studio

Secondo i ricercatori, la genetica gioca un ruolo importante, ma ad influire sul raggiungimento della felicità è anche la capacità che ognuno di noi ha nel sapersi adattare al contesto che ci circonda

La ricerca della felicità è l’obiettivo che tutti noi ci poniamo. Chi non aspira a vivere una vita felice? Ma, nonostante questo sia il desiderio di ogni individuo, e nonostante vi sia un aumento crescente negli ultimi decenni nel mondo dei tassi di ansia, depressione e autolesionismo, sono ancora molto pochi gli studi che hanno indagato i fattori che condizionano il raggiungimento della felicità. Uno studio, pubblicato sul Review of General Psychology nel 2005, ha proposto un modello, poi reso popolare con il nome di “Torta della felicità”, che mostra come circa Il 50% della felicità sia dovuto a fattori genetici (ovvero dipende dai geni e dai genitori) e il 10% alle circostanze della vita (eventi che accadono), lasciando il 40% alla nostra capacità di raggiungerla attraverso attività volitive (fstati mentali). Ma la genetica non determina chi siamo né la possibilità di raggiungere con facilità o meno la felicità, anche se gioca un ruolo significativo. Ciò che conta è anche la capacità - differente in ognuno di noi - di crescere in differenti contesti e sapersi adattare ad essi di volta in volta.

I limiti del modello della “Torta della felicità”

Lo studio che ha proposto il modello della “Torta della felicità” è stato criticato perché si basa su ipotesi genetiche ormai superate. Gli scienziati, esperti di genetica comportamentale, hanno condotto per decenni studi suI gemelli, e concluso che il corredo genetico influisce per il 40%/50% sul raggiungimento della felicità. Per le loro ricerche, i genetisti comportamentali hanno utilizzato una tecnica statistica in grado di stimare quanto influisse la componente genetica sul raggiungimento della felicità, in relazione alla famiglia di provenienza. Ma questa ipotesi presume che i gemelli, omozigoti o eterozigoti, sperimentino lo stesso ambiente durante la crescita, un’ipotesi che non ha alcun riscontro nella realtà. Storicamente, l’indagine delle basi genetiche dello sviluppo individuale ha dominato il panorama degli studi biologici della seconda metà del secolo scorso e solo negli ultimi vent’anni è stata riconosciuta l’importanza del ruolo delle risposte “plastiche” (ovvero le risposte al contesto ambientale) nell’adattamento e nella storia evolutiva della specie.

L’interazione continua tra ambiente e genetica

In risposta a tali critiche, gli stessi autori hanno scritto successivamente un altro articolo, pubblicato sul Journal of Happiness Studies nel 2019, che ha riportato un approccio più sfumato sull'effetto della componente genetica sul raggiungimento della felicità, e che riconosce l’importanza delle interazioni continue tra genetica e contesto ambiente. Genetica e contesto ambientale non sono indipendenti l'una dall’altra, ma si influenzino a vicenda costantemente. I geni influenzano il comportamento che hanno le persone nel proprio ambiente. Ad esempio, l'estroversione trasmessa dai genitori ai propri figli aiuta i bambini a costruire con facilità i loro gruppi di amicizia. Allo stesso modo, l'ambiente cambia l'espressione genica. Ad esempio, quando alcune future mamme sono state esposte alla carestia, i geni dei loro bambini sono cambiati di conseguenza: i cambiamenti chimici legati all'evento hanno soppresso la produzione di un fattore di crescita. Ciò ha comportato la nascita di bambini più piccoli del solito e con patologie come le malattie cardiovascolari.

Tutto dipende dalla “sensibilità ambientale”

Anche secondo Martin Seligman, pioniere della psicologia positiva (disciplina che studia come migliorare il benessere personale), ambiente e genetica sono interdipendenti e si influenzano a vicenda e costantemente. Questo è il motivo per cui due persone che crescono nello stesso ambiente possono rispondere ad esso in modo diverso. Inoltre, se le persone possono diventare più felici o meno dipende dalla loro "sensibilità ambientale", cioè dalla loro capacità di cambiare. Un gran numero di studi suggerisce la "sensibilità ambientale" come il tratto comune che prevede la risposta all'esposizione di eventi negativi e positivi.

Alcuni sono più sensibili di altri al contesto ambientale

Alcune persone sono più sensibili di altri all’ambiente che li circonda, questo può cambiare significativamente i loro pensieri, i loro sentimenti e comportamenti in risposta a eventi negativi o positivi. Questo perché ognuno di noi ha un diverso patrimonio genetico ma anche una diversa “sensibilità ambientale”. Alcune persone lottano di più per migliorare il loro stato benessere riuscendo ad essere felici per periodi più lunghi rispetto ad altri, che, in casi estremi, potrebbero non sperimentare mai alti livelli di felicità. “La vita - dice Seligman - infligge le stesse battute d’arresto e le stesse tragedie all’ottimista come al pessimista, ma l’ottimista resiste meglio”.

La “plasticità genetica” favorisce il raggiungimento della felicità

La "sensibilità ambientale” che ha ognuno di noi è legata alla "plasticità genetica”. Chi ha maggiore plasticità genetica è anche più sensibile all’ambiente, quindi ha una maggiore capacità di adattarsi al cambiamento, di migliorare il proprio stato di benessere e, probabilmente, anche una maggiore capacità nello scegliere una casa o un posto di lavoro che ne esalta la felicità e la capacità di crescere. La genetica non determina chi siamo né se possiamo raggiungere con facilità o meno la felicità, anche se gioca un ruolo importante. Ad influire sulla nostra felicità sono anche le scelte che facciamo ogni giorno nella nostra vita (dove viviamo, che lavoro facciamo, ecc) e in che modo ci adattiamo ai diversi contesti.

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