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Venerdì, 19 Agosto 2022
Aspettativa di vita

Perché i politici vivono più a lungo del resto della popolazione

Se fino a un secolo fa i politici avevano un'aspettativa di vita simile a quella della maggior parte delle persone, negli ultimi decenni le cose sono cambiate a vantaggio dei primi

Sono numerosi gli studi che hanno indagato come le disuguaglianze economiche all'interno delle società si siano evolute nel tempo. Queste ricerche hanno analizzato in particolare l'andamento di lungo periodo dei "redditi massimi" (quota di reddito che spetta ai più ricchi della società) e scoperto come in molti paesi i redditi massimi siano diminuiti drasticamente nella prima metà del ventesimo secolo, ma aumentati dagli anni ’80. Pochi sono, invece, gli studi ad aver indagato come si sono evolute le disuguaglianze nell'aspettativa di vita all'interno della società. Alcuni di questi hanno fornito prove sulle differenze nell’aspettativa di vita tra paesi e regioni, mostrando come in molti paesi ad alto reddito, il progressivo aumento dell’aspettativa di vita sperimentato per molti decenni si sia recentemente arrestato e le disuguaglianze regionali all'interno del paese stiano aumentando drasticamente, anche a causa dalla pandemia da Covid-19. Sono ancora meno poi le ricerche che hanno indagato le disuguaglianze nell’aspettativa di vita tra i diversi gruppi socioeconomici in uno stesso paese, ma questo è dovuto in parte al fatto che solo di recente le informazioni sulla mortalità hanno iniziato a essere collegate regolarmente ad altri dati socioeconomici in molti paesi. A tal proposito, gli ultimi dati mostrano che gli uomini nelle aree più svantaggiate dell'Inghilterra vivranno quasi 10 anni in meno rispetto a quelli nelle aree meno svantaggiate, mentre le donne in queste stesse aree avranno un'aspettativa di vita di sette anni in meno.

Dunque, in un tale contesto, risulta molto interessante sapere se alcuni "gruppi d'élite" e di alto rango, come i politici, siano associati ad un’aspettativa di vita più alta rispetto alla popolazione generale. Tuttavia, ad oggi, gli studi che hanno confrontato i tassi di mortalità tra i politici e le popolazioni che rappresentano, si sono concentrati su uno o pochi paesi. Oggi, un nuovo studio condotto da ricercatori dell'Health Economics Research Center (HERC) dell'Oxford Population Health, ha condotto l'analisi più completa fatta finora, basata sui dati di 11 paesi ad alto reddito. I risultati, pubblicati sull'European Journal of Epidemiology, mostrano che i politici hanno un notevole vantaggio in termini di sopravvivenza rispetto alla popolazione generale.

Lo studio

I ricercatori hanno raccolto dati su oltre 57.500 politici di 11 paesi, tra cui Australia, Austria, Canada, Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Nuova Zelanda, Svizzera, Regno Unito e Stati Uniti. Per ciascun paese, le informazioni raccolte (su età, sesso, data di nascita e di elezione) facevano riferimento al periodo dal 1945 e il 2014, tuttavia l'analisi completa ha incluso politici di paesi in cui esistono dati relativi una fascia temporale molto più ampia, dal 1816 al 2017.  I ricercatori hanno, quindi, confrontato il numero di decessi tra i politici ogni anno con il numero previsto in base ai tassi di mortalità della popolazione, e calcolato anche la differenza nell'aspettativa di vita all'età di 45 anni tra i politici e la popolazione generale. Nell'analisi, i ricercatori, hanno, inoltre, considerato con attenzione le diverse percentuali di donne presenti nelle classi politiche dei diversi paesi (percentuale che variava dal 3%, in Francia e USA, al 21%, in Germania), poiché è noto che le donne vivono in media più a lungo degli uomini.

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I politici hanno un’aspettativa di via più alta rispetto alla popolazione generale

Dall’analisi è emerso che in quasi tutti i paesi, tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo, i politici avevano un’aspettativa di vita simile a quella della popolazione generale, mentre durante la seconda metà del ventesimo secolo le differenze sono aumentate in modo significativo in tutti i paesi con un vantaggio crescente in termini di sopravvivenza per i politici rispetto alla popolazione generale. I ricercatori hanno, inoltre, osservato notevoli differenze in termini di sopravvivenza anche tra i paesi in esame: ad esempio, mentre in Italia oggi un cittadino ha 2,2 volte più probabilità di morire entro l'anno successivo rispetto a un politico della stessa età e sesso, in Nuova Zelanda è solo 1,2 volte più probabile. Tra l’altro, in diversi paesi, il vantaggio di sopravvivenza dei politici rispetto alla popolazione generale è al massimo livello degli ultimi 150 anni, con un divario di aspettativa di vita massimo compreso tra 4,4 anni nei Paesi Bassi a 7,8 anni negli Stati Uniti. 

La disuguaglianza economica genera differenze nell'aspettativa di vita

Alcuni potrebbero pensare che queste differenze nell'aspettativa di vita siano dovute al fatto che i primi guadagnano in genere stipendi ben al di sopra del livello medio della popolazione (nel Regno Unito, lo stipendio annuale di base per un parlamentare dal 1 aprile 2022 è di £ 84.144 ). Guadagnare stipendi sostanzialmente più alti della popolazione media porta in effetti chiari vantaggi alla longevità e alla salute. Tuttavia, secondo i ricercatori, sebbene questa possa essere una delle cause, i risultati dello studio suggeriscono che alla base del divario ci siano anche altri fattori. Questo anche perché la disuguaglianza di reddito (misurata dalla quota del reddito complessivo appartenente ai più ricchi della società) ha cominciato a crescere solo negli anni '80, mentre le differenze nell'aspettativa di vita hanno cominciato ad allargarsi molto prima, prima degli anni ’40.

“I risultati mostrano - ha chiarito il dottor Laurence Roope, coautore dello studio - che il vantaggio di sopravvivenza dei politici oggi è molto alto rispetto a quello osservato nella prima metà del XX secolo. È interessante notare che i divari di mortalità che documentiamo hanno iniziato a crescere mezzo secolo prima degli aumenti ben documentati riguardo la disuguaglianza di reddito a partire dagli anni '80".

Anche altri fattori spiegano il divario 

Secondo i ricercatori, tra i fattori che hanno consentito ai politici di guadagnare un'aspettativa di vita più lunga negli ultimi decenni rispetto alla popolazione generale, c'è lo stile di vita, e in particolare il fumo e la dieta. Nella prima metà del 20° secolo, il tasso di fumatori era particolarmente elevato anche tra le classi d’élite, tasso che è calato notevolmente a partire dagli anni '50. Forse, ipotizzano i ricercatori, il tasso dei fumatori si è ridotto prima tra i politici e solo successivamente tra la popolazione generale: questo potrebbe spiegare in parte il divario nell'aspettativa di vita che è cresciuto in molti paesi dopo il 1950.

Altro fattore che giustifica questa tendenza è, secondo i ricercatori, la disponibilità di terapie più efficaci per condizioni mediche, come le malattie cardiovascolari, che colpiscono una buona percentuale di politici. A tal proposito, i ricercatori hanno sottolineato, ad esempio, che sia il presidente Franklin Roosevelt che il primo ministro Winston Churchill soffrivano di ipertensione e alla fine sono morti di ictus. Tuttavia, da quando i farmaci antipertensivi sono diventati ampiamente disponibili negli anni '60, il rischio di morte per malattie circolatorie è diminuito in modo significativo. Infine - hanno concluso i ricercatori -, è anche possibile che l'introduzione di nuovi metodi di campagna elettorale (tra cui la trasmissione televisiva e i social media) abbia modificato gli stili di vita dei politici impattando positivamente sull'aspettativa di vita.

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