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Mercoledì, 28 Febbraio 2024
Long Covid

Post-Covid condition: cos'è e quali sono le cause

Secondo uno studio, la guarigione definitiva dalla malattia talvolta non avviene perchè vi è una segnalazione immunitaria che circola continuamente dal cervello al corpo e causa continue ricadute 

L’Organizzazione Mondiale della Sanità l’ha definita ufficialmente “post Covid-19 condition”, una condizione in cui i sintomi del Covid continuano (o si sviluppano) oltre le 12 settimane dal termine della fase acuta della malattia. “Stanchezza, a volte anche mentale, ovvero problemi di memoria e difficoltà a concentrarsi, perdita di olfatto e gusto, ma anche cefalea e stress insieme a difficoltà cardio-respiratorie" sono alcuni dei sintomi persistenti associati al Covid-19, anche a guarigione avvenuta, che fanno parlare di Long Covid, come ha spiegato Graziano Onder, direttore del Dipartimento malattie cardiovascolari, dismetaboliche e dell’invecchiamento dell’Istituto Superiore di Sanità. Secondo le stime, a soffrirne è un paziente su tre, e se fino a qualche tempo fa gli esperti credevano che questa grave sindrome da stanchezza post-virale potesse colpire solo coloro che avevano avuto lesioni specifiche a polmoni, cuore, reni e cervello, ora i dati restituiscono uno scenario molto diverso: a sperimentare la condizione di Long Covid può essere chiunque, anziani e giovani, sani e con malattie preesistenti, persone che sono state ricoverate in ospedale e quelle con sintomi lievi. 

Ad oggi ancora non è chiaro cosa scateni questa sindrome, ma si ipotizza che origini dal processo di neuroinfiammazione causato dall'infezione (una complessa cascata di eventi biologici che produce uno stato infiammatorio che persiste oltre la normale durata fisiologica, provocando una condizione patologica progressiva), e sia molto simile all'encefalomielite mialgica o sindrome da affaticamento cronico (ME/CFS), derivante, anch’essa, da un’infezione virale, e nota per causare sintomi quali perdita dell'omeostasi (giusta concentrazione degli zuccheri nel sangue), nebbia cerebrale, mancanza di sonno ristoratore e scarsa risposta anche a piccoli stress, che persistono, in questo caso, anche oltre sei mesi dalla fine dell’infezione. "Queste malattie sono strettamente correlate – ha dichiarato il professore Warren Tate, del Dipartimento di Biochimica dell'Università di Otago -, ed è chiaro che la base biologica di Long Covid è inequivocabilmente collegata all'infezione Covid originale". Ora, per cercare di comprendere meglio perché si sviluppano queste condizioni post-virali, il professore Warren Tate ha condotto uno studio, insieme ai colleghi della Victoria University di Wellington e dell'University of Technology di Sydney. Dai risultati è emerso un modello unificante che spiega come la guarigione definitiva talvolta non avviene perchè vi è una segnalazione immunitaria che circola continuamente dal cervello al corpo e causa continue ricadute della malattia. "La creazione di questo modello - ha affermato Tate - non è solo importante per l'enorme sforzo di ricerca che ci attende, ma anche per fornire un riconoscimento ai malati di ME/CFS e Long Covid, e tracciare la strada a nuove possibili cure". Lo studio è stato pubblicato su Frontiers Neurology.

La sindrome da affaticamento cronico

L'encefalomielite mialgica o sindrome da affaticamento cronico (ME/CFS) è una malattia originata da un'infezione virale, ma anche da altri fattori di stress esterni, come l'esposizione a prodotti chimici agricoli, altri tipi di infezione, interventi chirurgici o altri gravi eventi stressanti. La ricerca ha dimostrato che questi eventi producono una risposta infiammatoria molecolare sistemica e un'attivazione e disregolazione immunitaria cronica dando origine a una serie di sintomi che i pazienti sperimentano e che se non si risolvono possono durare per tutta la vita. Inoltre, possono essere causa anche di una serie di malattie neuro-degenerative come, ad esempio, l'Alzheimer e il Parkison.

"Il modo in cui questi effetti cerebrali si sviluppano con la ME/CFS a partire dalla causa scatenante iniziale, sia esso un virus o un'altra causa, è poco compreso ed è ciò che con il nostro studio abbiamo cercato di affrontare", ha dichiarato Tate.

La post-Covid condition è simile alla ME

Quando il sistema immunitario del corpo viene attivato, come in presenza malattie virali o risposte allo stress, le cellule infiammatorie vengono mobilitate. Brevi risposte infiammatorie controllate sono utili per rimuovere la minaccia, ma se prolungate, come nella ME/CFS o nel Long Covid, portano le cellule infiammatorie e le citochine a continuare a rispondere in modo inappropriato nonostante non ci sia più alcun pericolo esterno. "Il nostro studio - ha spiegato Tate - ha evidenziato che esiste un sottogruppo suscettibile di persone che sviluppano tali sindromi quando sono esposte a uno stress grave, come l'infezione da Covid-19, o il virus della febbre ghiandolare Epstein Barr, o in alcune persone con vaccinazione che viene interpretata come una grave fatica. Quella che dovrebbe essere una risposta infiammatoria/immunitaria transitoria nel corpo per eliminare l'infezione, sviluppare l'immunità e gestire lo stress fisiologico, diventa cronica e quindi la malattia persiste".

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La neuroinfiammazione cronica porta a una malattia prolungata

Secondo i ricercatori, in seguito all'attivazione di una risposta immunitaria/infiammatoria sistemica a un'infezione o a un grave evento di stress, il trasporto anomalo di segnali o molecole nel Sistema Nervoso Centrale porta a una neuroinfiammazione cronica fluttuante che sostiene e controlla i complessi sintomi neurologici della ME/CFS e del Covid lungo, e facilita le frequenti e più gravi ricadute della malattia. In particolare, secondo i ricercatori, lo stato infiammatorio sistemico viene trasferito al SNC se la risposta immunitaria infiammatoria del sistema periferico non si riduce rapidamente a uno stato normale, come accade nella maggior parte delle persone esposte a infezioni virali o stress vitali transitori. Invece, se diventa cronica e disregolata, come nel caso della ME/CFS o del Long Covid, allora si verifica una segnalazione atipica al cervello e al Sistema Nervoso Centrale per attivare e sostenere cronicamente i componenti specifici della risposta immunologica/infiammatoria mediata dalla microglia (un tipo di cellule della glia che si occupano della prima e principale difesa immunitaria attiva nel SNC) che si traduce in neuroinfiammazione cronica. Ciò porta a una malattia prolungata con cicli di recupero cronico da ricaduta.

"Questa - ha affermato Tate - è stata proposta come la chiave per spiegare la malattia indipendentemente dalle caratteristiche uniche dell'evento stressante iniziale, che si tratti di virus, altri agenti infettivi, sostanze chimiche tossiche, interventi chirurgici o semplicemente un grave evento della vita". "Il nostro lavoro - ha poi concluso - consentirà di sviluppare una migliore conoscenza basata sull'evidenza di queste malattie e migliori pratiche di gestione dei pazienti".

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