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Martedì, 7 Febbraio 2023
Esperienza di pre-morte

Prima di morire si prova una sensazione di calma e serenità: cosa svela la scienza

Secondo la ricerca, un flusso di serotonina rilasciato dal cervello trasmette un senso di benessere che prepara gradualmente il corpo alla morte

Ad avere vissuto e raccontato esperienze di pre-morte (NDE) sono centinaia di milioni di persone in tutto il mondo. Sebbene si tratti di esperienze frequenti, comuni a tutte le culture, fino a cinquanta anni fa erano pressoché sconosciute. Solo a partire dagli anni ’70 è iniziato a crescere l’interesse per questo fenomeno nella letteratura scientifica internazionale, che ha portato all’acquisizione di una consistente mole di dati e di conoscenze, tali da rendere oggi le NDE un fenomeno clinico certo. L’esperienza di pre-morte, tipicamente associata a eventi estremamente dolorosi, tra cui un trauma cranico, un attacco di cuore o un arresto respiratorio, viene descritta come un fenomeno trascendentale in cui il soggetto passa in rassegna i principali ricordi della sua vita, vive esperienze surreali al di fuori del proprio corpo, con sogni e allucinazioni, ed entra in una condizione di completa tranquillità.

Sebbene gli scienziati abbiano provato a spiegare, attraverso diverse teorie, alcune di queste sensazioni associate alle NDE, ad oggi il meccanismo neurofisiologico alla base di questo fenomeno non è ancora chiaro. Molto sulla pre-morte rimane ancora un mistero, questo perché è praticamente impossibile studiarle in tempo reale. I ricercatori devono affidarsi ad aneddoti, richiami di memoria e, in alcuni casi, studi sugli animali per capire come cambia il cervello in una NDE, poiché l'attività cerebrale continua nella fase transitoria verso la morte è una cosa estremamente difficile da catturare.

Le testimonianze di chi ha vissuto la pre-morte

In una recente intervista rilasciata alla rivista statunitense Newsweek, Julia Nicholson, ex amministratore delegato, esperta di leadership esecutiva e consulente aziendale, ha raccontato nei dettagli la sua esperienza di pre-morte. Durante un incidente automobilistico quasi fatale avvenuto nel 1980, ha affermato di aver visto i volti dei suoi cari brillare davanti ai suoi occhi. "Non ricordo di aver sentito alcun dolore fino a quando non sono arrivata in ospedale", ha aggiunto. Vedere i propri cari, morti o vivi, è molto comune tra le NDE, così come vedere una luce brillare alla fine di un tunnel.

Altre persone hanno, invece, riferito di aver provato sensazioni più corporee come quella di lasciare il proprio corpo, fluttuare sopra di esso, sentirsi attratti fisicamente dal quel tunnel con in fondo la luce, o avere un incontro spirituale con un alieno o persone care perdute. E, durante queste esperienze ultraterrene, le persone raramente riferiscono di aver provato paura o dolore, anzi, solitamente vengono travolte da un senso di calma e serenità.

Cosa accade al cervello quando si torna alla vita dopo la "pre-morte"

La prima scansione del cervello di un uomo morente

A svelare alcuni segreti sui processi neurofisiologici durante la pre-morte, un team di ricerca internazionale che è riuscito ad eseguire per la prima volta nel 2016 un elettroencefalogramma (EEG) del cervello di un uomo poco prima di morire. In questa occasione i ricercatori hanno registrato i primi dati continui sulla dinamica neuronale del cervello di un paziente di 87 anni morto per arresto cardiaco. "Abbiamo misurato - ha affermato il dottor Ajmal Zemmar, neurochirurgo dell'Università di Louisville, che ha coordinato lo studio - 900 secondi di attività cerebrale prima e dopo il momento della morte, e fissato un obiettivo specifico per indagare su ciò che è accaduto nei 30 secondi prima e dopo che il cuore ha smesso di battere".

Il cervello produce un ultimo 'richiamo della vita’

Nel documento, pubblicato nel 2022 su Frontiers in Aging Neuroscience, i ricercatori hanno riferito che, durante i 15 secondi che hanno preceduto l'infarto dell'uomo, la sua attività cerebrale aveva rivelato un picco relativo nella potenza della banda gamma che interagiva maggiormente con le onde alfa, un modello non dissimile dal richiamo della memoria. "Dato che l'accoppiamento incrociato tra attività alfa e gamma è coinvolto nei processi cognitivi e nel richiamo della memoria nei soggetti sani - ha spiegato il team -, ipotizziamo che tale attività possa supportare un ultimo 'richiamo della vita’, un ultimo ricordo dei più importanti eventi della vita appena prima della morte, simile a quello riportato nelle esperienze di pre-morte". 

"Naturalmente - ha sottolineato il dottor Bruce Greyson, professore di psichiatria presso l'Università della Virginia e co-fondatore dell'Associazione internazionale di Studi di pre-morte -, queste scansioni sono di un uomo pochi secondi prima della morte e non sono esattamente equivalenti a una NDE, in cui la persona sopravvive. Tuttavia, tale attività può aiutare a spiegare perché le persone vedono flashback della memoria o volti di persone che conoscono durante la pre-morte".

Cosa sappiamo sull'esperienza di pre-morte: la ricerca fa il punto

Il rilascio di endorfine spiega la sensazione di calma e serenità

Secondo gli scienziati, l’insorgenza dei fenomeni riportati durante le NDE, potrebbero essere spiegate da una serie di cambiamenti fisiologici che insorgono in un cervello fortemente danneggiato, come in seguito a un trauma cranico, un attacco di cuore o un arresto respiratorio. È risaputo che in condizioni di stress o pericolo, il cervello rilasci endorfine al fine di ridurre il dolore e indurre una sensazione di benessere: questo potrebbe spiegare quella sensazione di calma e serenità riportata dai pazienti durante le esperienze di pre-morte. A confermare tale ipotesi uno studio sui ratti che ha dimostrato come l'esperienza straordinariamente positiva che le persone riportano con le NDE potrebbe essere effettivamente collegata a un flusso di serotonina rilasciato dal cervello.

"Questo potrebbe essere il modo in cui il cervello prepara gradualmente il corpo alla morte inducendo sentimenti di euforia e sollievo dal dolore", ha affermato il dott. David San Filippo, professore della National Louis University e ricercatore di esperienze di pre-morte. Tuttavia, sebbene gli studi sugli animali possano offrire indizi, non sono un analogo di ciò che potrebbe accadere in un essere umano, e quindi sono necessarie ulteriori indagini empiriche.

L’attività del lobo temporale e i fenomeni visivi

A spiegare, invece, l’elaborazione di fenomeni visivi, come tunnel e luci, distorsioni della percezione corporea ed esperienze di distacco dal proprio corpo, potrebbe essere la maggiore stimolazione elettrica del lobo temporale (regione del cervello responsabile di un gran numero di meccanismi legati alle emozioni e alla memoria). E’ noto che, durante l’esperienza di pre-morte, il cervello mostri una maggiore attività in regioni diverse come quelle associate alla memoria, alla vista, all'udito e alle emozioni. "In particolare, si ritiene che il lobo temporale, responsabile dell'elaborazione del suono e della codifica dei ricordi, sia associato alle esperienze extracorporee e ai flashback della memoria durante le NDE", ha affermato San Filippo.

La ricerca potrebbe rendere la morte meno spaventosa

L'esplorazione scientifica della pre-morte è stata in gran parte possibile grazie al fatto che le cellule cerebrali non vengono danneggiate in modo irreversibile entro pochi minuti dalla privazione di ossigeno, quando il cuore si ferma, ma 'muoiono' nel corso delle ore successive. Ciò ha consentito agli scienziati di studiare oggettivamente gli eventi fisiologici e mentali che si verificano poco prima di morire, e comprendere come questa fase sia accompagnata da una sensazione di calma e benessere. 

Una comprensione sempre maggiore di questo fenomeno potrebbe tracciare la strada a nuove terapie e trattamenti per le persone che affrontano malattie terminali. "Se riusciamo a saperne di più su ciò che provoca un'esperienza di pre-morte positiva che sia confortevole e pacifica - ha affermato il dottor Jonathan Rasouli, neurologo dello Staten Island University Hospital - potremmo sviluppare una potente terapia per le persone che soffrono, e rendere i concetti di "morte" e di "morire" meno misteriosi e, di conseguenza, meno spaventosi per tutti noi".

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