Martedì, 3 Agosto 2021
Salute

Protesi al seno, quanto durano e quando vanno sostituite: risponde il chirurgo plastico

“Una protesi, oggi, ha una durata media di 12/13 anni, ma può avere anche una vita più lunga, fino a 20/25 anni, o più breve, meno di 10 anni”. L’intervista al Prof. D’Andrea, Presidente della Società Italiana di Chirurgia Plastica, Ricostruttiva ed Estetica

Con l’arrivo dell’estate, e dopo un anno e più di restrizioni, torna più forte che mai il desiderio di rimettersi in forma e sfoggiare in spiaggia un fisico dalle forme perfette. Tra le parti del corpo più importanti per una donna c’è il seno, simbolo di femminilità e sensualità, oltre che di maternità. Sono in tante a sognare un décolleté sodo e prosperoso, per questo motivo ricorrono sempre più frequentemente alla mastoplastica additiva. Un intervento di chirurgia plastica - tra i più richiesti del momento - indicato per chi vuole migliorare la forma e il volume del seno, che non si è mai sviluppato in modo completo o che ha perduto tono e volume in seguito a un dimagrimento o all'allattamento, o per chi vuole correggere un'asimmetria mammaria. Le tecniche rivoluzionarie e i materiali utilizzati sempre più biocompatibili garantiscono, oggi, risultati più duraturi, minori complicanze e una rapida ripresa, rispetto al passato. Ma qual è il ciclo di vita delle protesi mammarie? Quando vanno sostituite, e di quanti anni è la durata media? A rispondere alle nostre domande è il Prof. Francesco D’Andrea, Presidente SICPRE (Società Italiana di Chirurgia Plastica, Ricostruttiva ed Estetica) e Direttore del Dipartimento di Chirurgia Plastica ed Estetica del Policlinico Federico II di Napoli.

- Prof. D’Andrea, quali risultati si possono ottenere con l’intervento di mastoplastica additiva?

“Si possono ottenere risultati dalla grande efficacia estetica, come un aumento del volume del seno che non si è sviluppato durante la crescita, o un miglioramento della forma di un seno sciupato nel corso della vita per eventi come una gravidanza, invecchiamento, o patologie come obesità e successivi dimagramenti. Le protesi, quindi, hanno la funzione di ridare volume e un migliore aspetto alle mammelle. Oltre che nel campo estetico, le protesi hanno un ampio utilizzo anche nel settore della plastica ricostruttiva, e, in particolare, negli interventi legati al cancro al seno. Con la nostra competenza nella ricostruzione facciamo in modo che queste povere donne possano riacquistare, grazie all’intervento di mastoplastica additiva, una femminilità perduta a causa dell’operazione di demolizione necessario per curare la malattia, e una migliore sopravvivenza. Non ci fermiamo alla cura della malattia, ma andiamo oltre, restituiamo alle ex pazienti uno stato di benessere psico-fisico”.

- Quante e quali tipologie di protesi esistono?

“Quasi tutte le protesi, oggi, sono a base di silicone sia per quanto riguarda il rivestimento (una membrana più o meno spessa) che per quanto riguarda il contenuto; solo una variante ha un rivestimento in poliuretano. Ovviamente, parliamo di una silicone medicale, sotto forma di gel, quindi non liquido. Per quel che riguarda la forma, le protesi possono essere: rotonde e anatomiche (o a goccia). Quelle rotonde sono senza una forma prefigurata, quelle anatomiche hanno, invece, una forma prefigurata, cioè un polo superiore meno spinto rispetto al polo inferiore”.

- Perchè si distinguono protesi di bassa qualità e protesi di alta qualità?

“La differente qualità tra una protesi e un’altra è legata soprattutto alla superficie, quindi al contente, alla qualità dell’involucro, che deve essere di un certo spessore (liscio, o più o meno rugoso), ben sigillato in tutti i suoi contorni, e tale che garantisca la non fuoriuscita del contenuto interno o la facile rottura della protesi”.

- Quali sono le tecniche di inserimento delle protesi?

“Le tecniche sono oramai standardizzate. Si possono dividere in base alla zona di introduzione: la protesi viene inserita attraverso l’aureola (1), attraverso il solco sotto la mammella (2), attraverso il cavo ascellare (3). In base al posizionamento, cioè la tasca in cui viene allocata la protesi, possiamo scegliere se inserirla: sotto la ghiandola (1), sotto il muscolo pettorale (2), parzialmente sotto il muscolo pettorale (la cosiddetta “Dual Plane) (3), o con l’inserimento sottofasciale (a metà tra le due vie, sottomuscolare e sottoghiandolare) che garantisce una grande protezione e non intacca il muscolo (4)”.

- Quale criterio si utilizza per scegliere l’una o l’altra tecnica?

“Non esistono linee guida, è il chirurgo a scegliere a seconda dei casi. In linea di massima, quando la mammella è piccola, è preferibile inserire la protesi in un piano profondo che può essere quello muscolare o “Dual Plane”; viceversa, quando la mammella è più grande, la protesi può essere inserita anche in un piano più superficiale, sottofasciale o sottoghiandolare. Ma, comunque, tutto dipende dalla paziente. Per una questione estetica, se la mammella è piccola, è preferibile una protesi a goccia per avere un effetto più naturale, ma anche qui la scelta è del chirurgo. Per quanto riguarda la sede di inserimento, anche qui, è il chirurgo a scegliere: c’è chi preferisce la via aureolare perchè si crede che lasci segni meno evidenti, chi la via sottomammaria perchè il solco è coperto dalla mammella, chi la via ascellare perchè è fuori dalla regione mammaria. Ma sono tutte scelte opinabili”.

- In quali casi si possono verificare effetti collaterali post-intervento come un’intolleranza alla protesi?

L’intolleranza - tecnicamente “contrattura capsulare” - porta a un indurimento del tessuto intorno alla protesi che risulta schiacciata, una condizione evidente clinicamente. Le cause non sono conosciute, ci sono diverse ipotesi, ma sicuramente c’è una multifattorialità, cioè più fattori possono determinare questo fenomeno. Si tratta, comunque, sempre di una reazione scatenata da un’infiammazione acuta, e può verificarsi per un’infezione durante l’inserimento della protesi, o per una raccolta di sangue o di siero, o, ancora, per un’intolleranza individuale. Generalmente, questo fenomeno si manifesta abbastanza precocemente, però non è raro riscontrare delle contrazioni della capsula anche a distanza di anni, in seguito a cambiamenti ormonali, ecc. Quindi, il perchè non si conosce, ma, grazie al miglioramento della qualità soprattuto della superficie delle protesi, i casi di intolleranza si verificano sempre più raramente: se prima circa il 20% delle donne che si sottoponeva a un intervento di mastoplastica additiva manifestava un’intolleranza, oggi si verifica solo nel 5% dei casi”.

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