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Domenica, 28 Novembre 2021
Salute

Virus sinciziale nei bambini, uno sciroppo può bloccarlo: i ricercatori spiegano come funziona

“Si tratta di un farmaco che viene somministrato nelle prime fasi della malattia e ha l’obiettivo di bloccare la replicazione del virus impedendo che l'infezione si estenda”. L’intervista agli esperti del Policlinico San Matteo di Pavia che stanno conducendo la sperimentazione

Resta alto l’allarme negli ospedali pediatrici italiani per l’aumento dei casi di bronchiolite causati dal virus respiratorio sinciziale (RSV). Il virus circola da decenni nella stagione fredda, ma quest'anno, anziché manifestarsi come al solito tra dicembre e marzo, è tornato in anticipo, ad ottobre. È probabile che quest’anno sia comparso prima perché l’inverno scorso, con le restrizioni anti-Covid e il lockdown, non aveva avuto modo di circolare, e, per questo, si sono avuti pochissimi casi. L’RSV spaventa perché, mentre negli adulti può causare dei semplici raffreddori, nei bambini molto piccoli può provocare epidemie di bronchioliti ed nei fragili sotto l’anno, prematuri o con altre patologie importanti o immunodeficienze, può avere anche conseguenze fatali. Quest’anno il virus sta colpendo, come sempre, la fascia di bambini sotto l’anno (suo target principale), ma anche quelli di 1-2 anni che non avevano incontrato il virus l’anno precedente e, per questo, fanno da amplificatore all’infezione: i casi quest'anno, riferiscono gli esperti, sono quadruplicati rispetto agli anni scorsi. Per proteggere i più piccoli dal virus, l’arma principale è la prevenzione: in mancanza di un vaccino, è fondamentale adottare regole di buon senso come evitare di portare i bambini e i neonati in luoghi chiusi e affollati, ed evitare contatti con persone che non fanno parte del nucleo familiare stretto e con adulti con sintomi respiratori.

Parallelamente alla prevenzione, si sta lavorando anche ad una cura per i bambini colpiti dal virus respiratorio sinciziale. Come detto, l'RSV conosciuto da decenni, ma per approfondire la sua conoscenza e curare le malattie respiratorie che provoca nei più piccoli, sono stati avviati due studi paralleli: in entrambi il protagonista è il Policlinico San Matteo di Pavia. Nel primo, la Clinica Pediatrica e l'Unità di Microbiologia e Virologia del Policlinico sta conducendo un esame approfondito sul virus, con l'obiettivo di "fotografare" il virus e capire come si muova; nel secondo la Clinica Pediatrica sta sperimentando su 5 piccoli pazienti, un farmaco specifico, uno sciroppo capace di contrastare il virus. Ma come funziona questo farmaco e a che punto è la sperimentazione? Ne abbiamo parlato con il Prof. Fausto Baldanti, Direttore UOC Microbiologia e Virologia Molecolare dell’IRCCS Policlinico San Matteo di Pavia e il Prof. Gianluigi Marseglia, Direttore UOC Pediatria dell’IRCCS Policlinico San Matteo di Pavia.

Quali peculiarità ha il virus respiratorio sinciziale e quali obiettivi state perseguendo con il vostro studio?

“Il virus respiratorio sinciziale è un virus RNA, come il Sars-CoV-2 - cioè che utilizza l'RNA come materiale genetico-, ed è classificato come “pneumovirus”. E’ ubiquitario, cioè circola liberamente nell'ambiente, e quasi tutti i bambini vengono infettati entro i 4 anni. Abbiamo attivato due studi paralleli. In uno stiamo conducendo un esame sul virus, con l’intento di “fotografarlo” e capirne le caratteristiche genetiche e di circolazione. Nell’altro stiamo studiando un farmaco specifico per contrastarlo: uno sciroppo”.

Quanto è contagioso il virus sinciziale e perché sta colpendo in forma particolarmente aggressiva soprattutto i bambini sotto i 4 anni? C’è un collegamento tra l’aggressività del virus e l’allentamento delle misure anti-Covid?

“Vorrei ricordare che il virus sinciziale esiste da sempre. Ogni anno vengono colpiti da sindromi respiratorie moltissimi bambini: i più con sintomatologia lieve, mentre una minoranza può incorrere in sintomatologie più severe come la bronchiolite. I pediatri lo vedono e lo curano da sempre, al domicilio le forme lievi, mentre il ricovero in ospedale è riservato alle forme più impegnative. Quest’anno si è diffuso prima del solito: in passato si presentava tra gennaio e marzo, quest’anno ha iniziato a circolare già da ottobre. Va, inoltre, detto che la risposta immunitaria contro il virus respiratorio sinciziale non protegge completamente dalle reinfezioni e la percentuale di contagio è di circa il 40%, tenendo conto di tutti i soggetti esposti. Il fatto che dopo i 4-5 anni di vita il virus sinciziale non sia in grado di infettare i soggetti indica che l'esposizione nei primi anni di vita (magari ripetuta) è in grado di produrre un'immunità stabile”.

La bassa esposizione al virus durante l'autunno/inverno scorso, per le misure anti-Covid, potrebbe avere generato un deficit di immunità collettiva nei più piccoli?

“Sicuramente, nel 2020, a causa del lockdown, i piccoli sono rimasti chiusi in casa, quindi preservati dal virus. Per questo l’anno scorso non abbiamo visto casi di bambini colpiti da questo virus”.

In alcuni casi il virus sinciziale porta anche a forme gravi di bronchiolite. Con quali sintomi si manifesta questa malattia e quando può portare al ricovero in ospedale?

“I sintomi sono riconoscibili: difficoltà respiratorie, tosse, febbre e contrazioni anche nella zona della pancia dovute ai difficoltosi movimenti polmonari. Per la maggior parte dei casi è curabile con una terapia domiciliare. Ci sono anche casi in cui è necessario il ricovero ospedaliero, ma si tratta soprattutto di bambini nati prematuri, o anche di piccoli che soffrono già di altri problemi cardiaci o respiratori. Per questi casi bisogna ricorrere a cure specifiche in ambiente ospedaliero”.

Quali sono le possibili complicanze dell’infezione?

“L'infezione è il più delle volte lieve (tosse, rinite, qualche linea di febbre) e guarisce da sola. La stessa bronchiolite (infiammazione dei bronchioli) e la polmonite (infiammazione degli alveoli) sono complicanze dell'infezione. In alcuni casi gravi si può arrivare all'insufficienza polmonare con necessità di intubazione. Ma i casi sono davvero rari”.

Oltre a "fotografare" il virus e a cercare di capire come si sta muovendo, state anche studiando, parallelamente, un farmaco specifico (che ora manca) per contrastare il virus sinciziale nei più piccoli. A che punto è la sperimentazione?

“Con i colleghi pediatri, guidati dal Professor Gianluigi Marseglia, si sta sperimentando questo farmaco innovativo. E’ una molecola in grado di impedire che il virus si attacchi al suo recettore: una specie di ancora a livello della mucosa respiratoria a cui si aggancia in modo da evitare che entri nelle cellule per provocare l’infezione. Si tratta di uno sciroppo, quindi ben tollerato, facilmente somministrabile e con scarsi effetti collaterali. Noi, già qualche anno fa, in collaborazione con colleghi svizzeri, abbiamo sviluppato un anticorpo monoclonale contro il virus sinciziale e un suo cugino (il metapneumovirus) che utilizziamo nei bambini più fragili che sono in pericolo di vita”.

Qual è stata l’intuizione che vi ha portato ad avviare una sperimentazione su questo farmaco?

“Perché, ad oggi, per questo virus non esistono né un vaccino né una terapia specifica, volevamo trovare un farmaco efficace nel contrastarlo nella fase iniziale della malattia ”.

Come agisce lo sciroppo e in quale fase della malattia viene somministrato?

“In attesa dei risultati della sperimentazione, l’utilizzo è esclusivamente ospedaliero, e lo schema terapeutico prevede che venga somministrato nelle prime fasi della malattia. Lo sciroppo ha l’obiettivo di bloccare la replicazione del virus impedendo che l'infezione si estenda”.

Se la sperimentazione dimostrerà l’efficacia del farmaco, potrà essere utilizzato anche per la cura domiciliare?

“Questo sarà valutato al termine della sperimentazione”.

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