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Mercoledì, 30 Novembre 2022
Disturbi intestinali

Dalla stitichezza alla pancia gonfia, quando preoccuparsi e quali controlli fare

“In caso di persistenza dei sintomi, il medico di medicina generale potrà richiedere una valutazione specialistica gastroenterologica per pianificare il percorso di diagnosi più appropriato”. L’intervista al dott. Marco Soncini, presidente Aigo

A soffrire di disturbi gastrointestinali è circa un terzo della popolazione mondiale. Secondo un’indagine di Assosalute (Associazione nazionale farmaci di automedicazione), l'89,6% degli italiani ha avuto almeno un disturbo a stomaco e intestino, mentre il 57,7% ha sofferto di più disturbi contemporaneamente. I più ricorrenti secondo l'indagine sono: bruciore di stomaco (36,8%), dolore addominale (32,4%), gonfiore e meteorismo (28,1%), diarrea (27,1%), difficoltà digestive (25,7%) e stitichezza (25,4%). All’origine di questi disagi possono esserci diverse cause, come le cattive abitudini alimentari, gli scorretti stili di vita, patologie intestinali come il colon irritabile, o anche lo stress. Il dott. Marco Soncini, presidente nazionale Aigo (Associazione Italiana Gastroenterologi ed Endoscopisti Digestivi Ospedalieri) spiega quando questi disturbi possono essere la spia di problematiche più severe, e quando è il caso di sottoporsi ad indagini.

Stitichezza, meteorismo, diarrea sono tra i disturbi più frequenti, legati a una scorretta funzionalità dell’intestino. Quando è il caso di rivolgersi al medico, e quali esami si raccomandano in questi casi?

“Le cause di questi disturbi possono essere molteplici, da funzionali ad organiche. In caso di persistenza della sintomatologia il medico di medicina generale può richiedere una valutazione specialistica gastroenterologica per pianificare e condividere un percorso di diagnosi e cure appropriato. Per stitichezza (stipsi) cronica si intende una ridotta frequenza dell’atto evacuativo e/o difficoltà e insoddisfazione evacuativa con senso di incompleto svuotamento, feci dure caprine, evacuazione dolorosa, distensione addominale e meteorismo da almeno 6 mesi. E’ un sintomo comune a tutte le età ed è più frequente nel sesso femminile. Possiamo distinguere una stipsi funzionale da una secondaria post chirurgica, organica, farmacologica, ma anche da cause neurologiche, endocrinologiche, psichiatriche. Differenziare queste cause porta a considerare accertamenti ulteriori dopo una terapia sintomatica ed esami del sangue di primo livello. Quanto detto per la stipsi vale anche per la diarrea cronica dove si riconoscono cause funzionali e cause organiche. Anche in questo caso accanto ad esami del sangue si potranno richiedere esami sulle feci e in casi selezionati una ecografia addominale con studio delle anse intestinali e ad una colonscopia”.

Quando è il caso di indagare più approfonditamente con esami endoscopici come la colonscopia o l’ecografia?

“Sicuramente nel sospetto di una causa organica o in presenza di sintomi di allarme, come una perdita di peso non correlata a modifiche dietetiche, comparsa di una anemia, o la presenza di un sanguinamento dal retto. Queste condizioni dovrebbero già prevedere la presa in carico da parte dello specialista di gastroenterologia ed endoscopia digestiva. La maggior parte dei centri di gastroenterologia sono in grado di effettuare sia la visita ambulatoriale che gli esami ecografici per le anse intestinali e gli esami endoscopici”.

  

Da una recente indagine AIGO è emerso che almeno un quarto degli esami endoscopici che si effettuano annualmente in Italia in ambito gastroenterologico non sono necessari. Come mai vengono prescritti talvolta esami inutili? 

“Il ricorso alla endoscopia digestiva anche al di fuori dalle indicazioni e dalle raccomandazioni delle linee guida non è una prerogativa solo italiana, ma ben nota in tutto il mondo. I motivi sono molteplici e non riguardano solo la medicina del territorio ma anche gli specialisti ospedalieri. Tra l'altro, la gastroscopia ha un tasso di inappropriatezza ancora più ampio rispetto alla colonscopia. Nella sindrome dispeptica, caratterizzata da una digestione laboriosa con sensazione di ripienezza precoce, il ricorso alla gastroscopia dovrebbe essere destinato solo in casi selezionati e in presenza di sintomi di allarme come il calo di peso non giustificato, una disfagia o una anemia, invece accade quotidianamente di vedere pazienti di giovane età che hanno già fatto queste procedure talvolta anche senza una valutazione specialistica o esami preliminari come la ricerca dell’helicobacter pylori. Un altro esempio riguarda al malattia da reflusso dove la ricorrenza di procedure endoscopiche e da destinare a forme severe o nel caso di un peggioramento clinico. Anche la colonscopia presenta un ampio ambito di inappropriatezza con ripetizioni di esami al di fuori dei tempi consigliati dopo un intervento endoscopico di rimozione di polipi dell’intestino o per una diverticolosi del grosso intestino”.

Quale tipo di aiuto può offrire la telemedicina, e perché è importante promuoverla?

“La telemedicina rappresenta uno strumento complementare alle attività mediche, ma non può sostituirsi alla visita medica, soprattutto nella fase iniziale della presa in carico del paziente. Questa “prima visita” deve essere effettuata in presenza e continuerà a svolgersi secondo gli ambiti clinici tradizionali di raccolta di dati anamnestici e con un esame obiettivo accurato. La telemedicina diventa uno strumento importante nel proseguimento delle cure per una verifica degli esami richiesti in assenza di peggioramenti clinici. Un altro impiego della telemedicina potrà avvenire con i colleghi di altre specialità o con i medici della medicina generale come “teleconsulto”. Tutto ciò sarà utilie per evitare ai pazienti fragili il trasporto a carico di familiari”.

A giocare un ruolo centrale nella prevenzione e nella cura è anche il paziente. In che modo questo può agire sui propri stili di vita per preservare il benessere dell’intestino e ridurre il rischio di insorgenza di malattie e disturbi?

“Sicuramente “il benessere dell’intestino” passa anche attraverso i corretti stili di vita. Penso al sovrappeso che interessa porzioni sempre crescenti di popolazione e certamente è implicato in numerose patologie e sintomi a carico dell’apparato digerente. Correggerlo porta spesso ad un miglioramento clinico sia a carico del tratto digestivo superiore che a livello inferiore. Penso al fumo che ha ripercussioni importanti sui maggiori tumori dell’apparato gastroenterico come lo stomaco, pancreas e colon, e per questo andrebbe evitato. L’approccio dietetico, inoltre, è determinante per ridurre il rischio di disturbi quali la malattia da reflusso, la dispepsia, ma anche la sindrome dell’intestino irritabile e la malattia diverticolare. Non deve essere, infine, trascurato il ruolo dell’esercizio fisico condotto in modo moderato e regolare anche nella terza età, da affiancare a una alimentazione rispettosa dei canoni della dieta mediterranea”.

Nella foto, il dott. Marco Soncini, presidente nazionale AIGO

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