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Mercoledì, 19 Gennaio 2022
Salute

Bevi troppo alcol durante le feste? I segnali a cui fare attenzione. Cos'è la "sindrome del cuore festivo"

Alcuni ricercatori hanno scoperto come un consumo eccessivo di bevande alcoliche, pratica frequente durante le festività, possa causare un'anomalia nel battito cardiaco che può portare, se non trattata, a insufficienza cardiaca o a un ictus cerebrale

E’ noto che un consumo moderato di alcol sia associato a diversi effetti benefici sull’organismo. Secondo alcuni studi, determinate bevande alcoliche aiutano la secrezione gastrica, proteggono dalle malattie cardiovascolari e facilitano il processo di smaltimento delle tossine nel cervello (incluso il "risciacquo" dalle proteine il cui accumulo è associato con l'Alzheimer). Inoltre, sembra che l’alcol (in particolare il vino rosso) abbia anche un importante effetto antinfiammatorio, dal momento che nei bevitori moderati si riscontrano livelli di proteina-C reattiva (marker della risposta infiammatoria) inferiori alla media. Tuttavia, se il consumo di alcol diventa eccessivo aumenta il rischio di sviluppare ipertensione, malattie cardiovascolari e altre patologie.

Una delle conseguenze del consumo smodato di alcol, pratica frequente soprattutto in questi periodi di festa, è la "Sindrome del cuore in vacanza", una condizione in cui il cuore batte in modo anomalo (fibrillazione atriale o FA) che, se dura a lungo e non viene trattata, può portare a insufficienza cardiaca o a un ictus cerebrale. Di questa sindrome, che colpisce anche persone giovani e sane, non si conosce ancora il meccanismo alla base che spieghi la correlazione tra alcol e anamalia nel battito cardiaco. Una delle ipotesi è che l’atmosfera festaiola del weekend o delle festività possa portare a produrre maggiori quantità di adrenalina e noradrenalina in grado di accelerare la frequenza cardiaca. Ma se da un lato la Ricerca deve ancora fornire dati scientifiche che supportino tale correlazione, dall’altro è certa che ridurre il consumo di alcol riduca il rischio di fibrillazione atriale e delle conseguenze ad essa legate. Quindi, alla luce di tale evidenza, continuiamo a goderci in allegria queste festività ma facendo attenzione a non esagerare con superalcolici e calici di vino.

I sintomi della fibrillazione atriale

La fibrillazione atriale (FA) è la forma più comune di aritmia cardiaca: il cuore batte troppo velocemente, troppo lentamente o in maniera irregolare. Si verifica quando il cuore non si contrae con la forza con la quale dovrebbe, e questo può provocare un ristagno di sangue con la conseguente formazione di coaguli. Questi coaguli possono spostarsi e avanzare fino al cervello, dove rischiano di rimanere intrappolati in un’arteria cerebrale ristretta, bloccando così la circolazione e provocando un ictus. La FA si presenta comunemente con sintomi quali palpitazioni, pressione o dolore precordiale, sincope e dispnea (in alcuni casi anche senza sintomi, rendendo più difficile la diagnosi), che possono essere di breve durata o comparire e scomparire. E' possibile che un episodio di FA si risolva senza alcun intervento. Tuttavia, se questi sintomi persistentono per lungo tempo (oltre 12 mesi) sono necessari trattamenti per ripristinare un ritmo cardiaco normale. La FA colpisce circa l’1,5-2% della popolazione mondiale, soprattutto anziani, ma ne possono soffrirne anche giovani adulti (≤ 45 anni di età), adolescenti più grandi e bambini. In Europa sono 6 milioni di persone a presentare questa forma di aritmia, e si prevede che la sua incidenza raddoppierà nei prossimi 50 anni con il progressivo invecchiamento della popolazione.

Consumo di alcol e aritmia cardiaca

Il motivo per cui il consumo di alcol è associato allo sviluppo dell'aritmia non è ancora chiaro. Si ipotizza che sia un effetto tossico dell'alcol sulle cellule del muscolo cardiaco o effetti tossici indiretti dei metaboliti (prodotti del processo del metabolismo dell’alcol) sul cuore stesso o su altri organi, come le ghiandole surrenali endocrine, che si trovano sulla parte superiore di ciascuno rene. A spiegarlo diversi meccanismi biologici. Innanzitutto, l'alcol interferisce con la conduzione elettrica del cuore (tessuto che crea e conduce un impulso elettrico dagli atri a tutto il corpo ventricolare del cuore, creando la contrazione adatta a perfondere con il sangue tutto l’organismo), alterando così la velocità di trasmissione del segnale nervoso attraverso il muscolo cardiaco. In secondo luogo, l'alcol può aumentare il rilascio di adrenalina dalle ghiandole surrenali o dal tessuto cardiaco, modificando il battito cardiaco e portando così all'aritmia. In terzo luogo, si ipotizza che, poiché in seguito al consumo di alcol aumentano i lipidi e gli acidi grassi nel sangue, possane essere questi a causare lo sviluppo della FA. 

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La Sindrome del cuore in vacanza

Tra i principali fattori di rischio della fibrillazione atriale ci sono l’ipertensione arteriosa, la coronaropatia, la cardiomiopatie, patologie valvolari e l’eccesso di alcol, che può determinare la “Sindrome del cuore in vacanza”. Questa sindrome è stata diagnosticata per la prima volta nel 1978 da alcuni medici americani, durante le vacanze di Natale. Consiste in un’alterazione cardiaca (fibrillazione atriale) provocata da un consumo di alcol eccessivo e concentrato in un breve periodo. Si calcola che questa sindrome produca un’alta percentuale di aritmie cardiache, soprattutto il 25 dicembre, giorno dell’anno in cui si registrano più casi di decesso per arresto cardiaco. Ad oggi, nonostante diversi studi scientifici abbiano dimostrato l’associazione tra consumo smodato di alcol e disturbi del ritmo cardiaco, non è ancora chiaro qual è la reale incidenza di questa sindrome poiché molte persone che la sperimentano dopo aver bevuto alcolici non sempre consultano il medico. Tuttavia, uno Studio finlandese, pubblicato nel 1987, ha riportato che il 5%-10% dei nuovi casi di FA era causato da un consumo eccessivo di alcol. Inoltre, nonostante la fibrillazione atriale sia rara negli under 30, in questi soggetti sono stati registrati episodi isolati di FA associati a un eccessivo sforzo fisico, uso di droghe, obesità, e soprattutto al binge drinking (consumo di cinque o più drink in un'unica occasione). Dai dati del Copenhagen City Heart Study emerge che su oltre 1.000 casi di FA, tra 16.500 uomini e donne, l’abuso di alcol è responsabile del 5% dei casi negli uomini, e il rischio di sviluppare FA è 1,5 volte più alto nei bevitori "binge drinking" rispetto a coloro che hanno bevuto quantità moderate di alcol.

Come gestire i pazienti 

Sebbene gli scienziati abbiano stabilito che il consumo eccessivo di alcol faccia male al cuore, rimangono ancora molti dubbi su tale correlazione. Esistono rischi maggiori se i consumatori di alcol sono bevitori o non bevitori? Alcuni fattori genetici, la presenza di comorbidità cardiache, il tipo di bevanda alcolica (birra, vino e distillati come vodka e whisky), la velocità di consumo e se il consumo avviene durante il digiuno o dopo un pasto, possono influenzare lo sviluppo della FA e della Sindrome cardiaca da vacanza? Sono tutte domane a cui i ricercatori stanno cercando di dare una rispota.

Nel frattempo, suggeriscono ai medici come gestire i pazienti con la "Sindrome del cuore in vacanza", al fine di risparmiargi indagini inutili e complesse quando non vi è evidenza clinica di patologie cardiache: “Se il paziente ricoverato con palpitazioni o altri sintomi associati ad aritmie cardiache, mostra segni di intossicazione alcolica o ha avuto un recente episodio di binge drinking, dovrebbe sospettarsi la presenza della Sindrome del cuore in vacanza. Dopo aver confermato l'aritmia cardiaca ed escludendo malattie cardiache evidenti, il medico dovrebbe spiegare la sindrome al paziente e raccomandargli l'astinenza dall'alcol nel tentativo di prevenire nuovi episodi futuri”.

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