Giovedì, 21 Ottobre 2021
Salute

Cos'è e come si manifesta il tumore al colon, neoplasia che ha colpito Pelé

“La sintomatologia è tardiva e spesso aspecifica, ma si può prevenire aderendo a partire dai 50 anni allo screening organizzato dall'SSN che prevede la ricerca del sangue occulto fecale e in caso di positività la colonscopia”, spiega il Dott. Fabio Monica

“Affronterò questa partita col sorriso, tanto ottimismo e gioia di vivere". Con lo spirito da guerriero, l'ex stella del Santos e della Nazionale brasiliana, il 4 settembre si è sottoposto all’asportazione del “sospetto” tumore al colon. Dopo giornate di ansia e paura “O Rey” (che compirà 81 anni il 23 ottobre) ha finalmente rassicurato i suoi tifosi e amici con un video pubblicato su Instagram in cui scherza seduto su una cyclette: "Amici mando questo video realizzato oggi da mia moglie, per condividere con voi la mia gioia. Sono circondato da affetto e incoraggiamento che mi fanno sentire un po' meglio ogni giorno. Pedalando così, tornerò presto al Santos, non credete?". Venerdì scorso Pelé era stato nuovamente ricoverato d'urgenza per difficoltà respiratorie presso l'ospedale 'Albert Einstein' di San Paolo, dove è stato operato e sta proseguendo il percorso di recupero post-operatorio. Il peggio, comunque, sembra passato, ma la situazione dell’ex asso del Brasile andrà monitorata e tenuta sotto osservazione anche nei prossimi giorni.

Il cancro colon-rettale (CCR), tra i più aggressivi e di rapida progressione, è la terza neoplasia negli uomini (12%) e la seconda nelle donne (11,2%). "Si calcola  - spiega a Today il Dott. Fabio Monica - che in Italia almeno 500 mila persone abbiano avuto questo tumore e ogni anno se ne ammalino 51.000 e ne muoiano circa 19.000. La probabilità (incidenza) di ammalarsi aumenta progressivamente dopo i 50 anni ed è più elevata nei maschi”. La neoplasia insorge dalla proliferazione incontrollata delle cellule della mucosa (il rivestimento interno) della parete intestinale. Nella maggior parte dei casi si sviluppa a partire da polipi adenomatosi (proliferazioni cellulari benigne visibili mediante la colonscopia), che possono evolvere in senso maligno in circa 10-15 anni. Ma con quale sintomatologia si manifesta? Come viene diagnosticato? E quali sono i trattamenti terapeutici? A rispondere alla nostre domande il Dott. Fabio Monica, esperto in Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva, Presidente dell'Associazione Italiana Gastroenterologi ed Endoscopisti Digestivi Ospedalieri (AIGO).

Quali sono i fattori di rischio del tumore al colon?

“Obesità e sedentarietà, carne rossa lavorata, eccesso alcolico. Una dieta ricca in frutta e verdura fresca, alimenti integrali, olio di oliva hanno un effetto protettivo: la dieta mediterranea. La familiarità di primo grado per CCR, le malattie infiammatorie croniche e le rare sindromi ereditarie costituiscono ulteriori fattori di rischio”.

Con quali sintomi si manifesta questa neoplasia?

“La sintomatologia è tardiva e spesso aspecifica: cambiamento delle abitudini intestinali, la presenza di sangue nelle feci, dolore addominale persistente, anemizzazione”.

In che percentuale i polipi adenomatosi (proliferazioni cellulari benigne) si evolvono in tumore al colon?

“Gli adenomi sono i precursori del CCR e la loro evoluzione dipende delle caratteristiche microscopiche, dalle dimensioni e dal numero. La progressione da adenoma a cancro è lenta e variabile da 5 a 10 anni e probabilmente il 40 % dei polipi avranno una evoluzione maligna”.

A quali controlli bisogna sottoporsi e quando?

“Il CCR è un tumore che si può prevenire aderendo allo screening organizzato dal Sistema Sanitario Nazionale a partire dai 50 anni: prevede l’esecuzione della ricerca del sangue occulto fecale ogni due anni e in caso di positività l’esecuzione della colonscopia”.

Cos’è la colonscopia virtuale? Può sostituire quella tradizionale?

“La colonscopia virtuale, o meglio colon TC, è un esame radiologico, più precisamente una TAC ottimizzata per lo studio del colon. Prevede una pulizia intestinale moderata e una distensione gassosa del colon durante l’esame mediante una sonda rettale. E’ un esame accurato ma solo diagnostico in quanto non consente di eseguire prelievi o asportare i polipi, che possono essere effettuati solo in corso di colonscopia endoscopica. La colon TC può essere una valida alternativa in casi selezionati”.

Come si arriva alla diagnosi di tumore?

“La diagnosi viene fatta in corso di colonscopia anche nei casi più avanzati quando il sospetto può essere inizialmente posto da altri esami radiologici”.

Quanto è importante una diagnosi precoce?

“La diagnosi precoce consente di individuare la malattia nelle fasi iniziali quando è asintomatica migliorando le possibilità di cura e la sopravvivenza. Nelle persone che aderiscono allo screening la probabilità di morte si riduce di circa il 30%”.

Come viene curato il cancro al colon? Quali sono le opzioni terapeutiche?

“Le opzioni terapeutiche possono essere l’asportazione endoscopica in caso di tumori iniziali (T1) e l’asportazione chirurgica del tratto di colon interessato dal tumore nelle forme più avanzate. In alcuni pazienti, a seconda della localizzazione e dell’estensione della malattia, è necessario associare la chemioterapia e la radioterapia, che migliorano in maniera significativa le possibilità di guarigione. Eventuali metastasi al fegato possono essere anche asportate chirurgicamente. In ogni caso il programma di cura per ogni paziente viene discusso e personalizzato dagli specialisti (gastroenterologo, oncologo, chirurgo, radioterapista, radiologo, anatomopatologo, genetista) del gruppo multidisciplinare”. 

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Quando si ricorre all’intervento chirurgico?

“L’intervento chirurgico è previsto nella quasi totalità dei casi, sebbene nell’ambito dello screening il 16% dei carcinomi individuati siano stati trattati endoscopicamente. L’intervento chirurgico viene eseguito nella maggioranza dei casi in laparoscopia e prevede l’asportazione del tratto di colonretto e dei linfonodi adiacenti e la ricostruzione della continuità del viscere nella stessa seduta. In una piccola percentuale di pazienti è necessario confezionare temporaneamente una stomia (il sacchetto)”.

Quanto è importante fare prevenzione? In che modo farla?

“Il cancro del colon-retto è una malattia che possiamo prevenire adottando un corretto stile di vita e aderendo al programma di screening fornito gratuitamente dal SSN italiano dai 50 ai 74 aa, rispondendo all’invito ad eseguire il test per la ricerca del sangue occulto fecale (FIT) ogni 2 anni. In caso di positività al test sarà indispensabile eseguire la colonscopia che permette di asportare i polipi che sono quelle piccole lesioni che crescendo negli anni sono i precursori del cancro. I programmi di screening sono attivi in molte regioni da almeno 15 anni e i dati raccolti hanno dimostrato che, per chi aderisce allo screening, il rischio di tumore si riduce di oltre il 20% e il rischio di mortalità di oltre il 30 %. Nonostante queste evidenze, l’adesione allo screening è in media di poco superiore al 40% (52% al Nord, 35%, al Centro e 24% al Sud). Per tale motivo la FISMAD (Società Italiana Endoscopia Digestiva) ha promosso una campagna mediatica di sensibilizzazione per accrescere l’adesione degli italiani allo screening colon-rettale con un claim di forte impatto "#Non è questione di culo".

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