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Lunedì, 6 Dicembre 2021
La storia di Stefano

Cancro al seno, aumentano i casi negli uomini. Stefano Saldarelli: "Vi racconto la mia storia"

“Devi comprendere, pian piano, che quel mondo “non è solo roba da femmine”, ed assimilare quella cicatrice come qualcosa che ti appartiene". Il 52enne pratese racconta a Today come ha affrontato e superato la malattia

Il tumore al seno è una delle neoplasie più diffuse tra le donne. E’, per questo, considerata “al femminile”, ma può colpire anche gli uomini: anche nel maschio, infatti, sono presenti delle piccole quantità di tessuto mammario nelle quali può svilupparsi il tumore. Come nelle donne, nelle fasi iniziali la malattia non provoca dolore o altri sintomi particolari, gli unici campanelli d'allarme sono rappresentati dalla formazione di noduli riconoscibili al tatto o alla vista, come la pelle che si arrossa o il capezzolo che si ritrae o fa fuoriuscire del liquido. Il carcinoma della mammella maschile è, quindi, possibile, ma molto raro, anche se l'incidenza sta lievemente aumentando e si sta estendendo anche alla fascia di età sotto i 45 anni (i più a rischio rimangono, comunque, gli uomini tra i 60 e i 70 anni). Se nel 2017 in Italia si stimavano circa 500 nuovi casi di tumore maschile della mammella ogni anno, oggi se ne stimano 700-800.

Tra di loro c’è anche Stefano Saldarelli, 52enne pratese, grafico freelance, che nel 2017,  grazie ad una carezza della moglie Antonella, ha scoperto uno “strano nodulo” al seno. Dopo un'indagine diagnostica urgente arriva l'esito: carcinoma mammario. “Lei è il settimo quest'anno, quindi rientra nelle statistiche” gli dicono all'ospedale di Prato. Lo smarrimento, il disagio e l'imbarazzo si mescolano alla quotidianità che viene stravolta insieme al lavoro e alle certezze sul futuro, ma con la presa di coscienza che in Italia, e forse anche altrove, del tumore al seno nell'uomo si sappia davvero poco. Cresce, così, in Stefano il desiderio di raccontare la sua esperienza: lo fa prima sul suo blog, e, dopo la promozione di diversi progetti a sostegno della prevenzione oncologica, decide di scrive un libro in cui raccontare la malattia (“Il cancro al seno non è solo roba da femmine. Una carezza può salvarti”) uscito il 27 ottobre, proprio a conclusione del “mese in rosa”, dedicato alla prevenzione del tumore al seno. “Ho scritto questo libro – ha spiegato Stefano a Today – nella speranza che conoscenza e comunicazione inducano gli uomini a informarsi, e a tante altre mogli, mamme, sorelle a coinvolgere i loro uomini in questo percorso per non trascurare sintomi e rischi”. Il suo appello è chiaro: “Non bisogna ignorare il rischio, anche gli uomini possono ammalarsi di un tumore considerato solo “femminile”. Stefano Saldarelli ha raccontato a Today come ha affrontato e superato la malattia.

Stefano come hai scoperto di avere il cancro al seno?

“Grazie a mia moglie Antonella. Una sera, dopo cena, si è avvicinata a me, ha iniziato ad accarezzarmi e si è accorta dopo poco dopo che il mio pettorale sinistro presentava “un’anomalia”. Aveva intuito la gravità di quel piccolo nodulo avvertito vicino al capezzolo. Così, senza pensarci troppo su, la mattina dopo mi ha portato in un centro diagnostico a fare un’ecografia”.

Ci racconti le tappe principali che hanno portato alla diagnosi di carcinoma?

Dopo quell’ecografia mi sono recato dal mio medico curante che mi ha consigliato di sottopormi subito a una visita senologica. Così ho fatto, pur con un certo stupore poiché ritenevo quella figura professionale (il senologo) di esclusiva pertinenza del mondo femminile. Nel corso della visita sono stato sottoposto ad ago biopsia. La risposta che ho avuto da quell’esame mi ha poi portato poi all’intervento chirurgico. Solo in fase intra-operatoria è emerso, da un'analisi di laboratorio, che il tumore era maligno e che andava asportato assieme alla ghiandola mammaria e ad alcuni linfonodi. Successivamente sono stato sottoposto a 12 cicli di chemioterapia e 16 cicli di terapia con anticorpi monoclonali”.

Come viene trattato il cancro al seno maschile?

“Con le stesse opzioni terapeutiche che vengono adottate per le donne”.

Nel tuo caso i medici hanno optato per la chirurgia. In cosa è consistito l’intervento cui sei stato sottoposto nel 2017? E in cosa si differenzia dalla mastectomia (asportazione della mammella) nella donna?

“Data la differente natura morfologico-funzionale della mammella tra i due sessi in età adulta, nel mio caso (ma non sempre è così) è stata asportata la ghiandola mammaria (compreso il capezzolo), oltre ad una parte del tessuto circostante. Nell’uomo raramente si ricorre ad interventi di chirurgia ricostruttiva per ripristinare l’estetica del seno. Talvolta, si ricorre a tatuaggi che simulano la presenza del capezzolo rendendolo, a colpo d’occhio, pressoché plausibile e simmetrico all’altro. Io non ho fatto nulla del genere. Adesso le mie cicatrici fanno parte di mio nuovo me, del nuovo Stefano”.

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Nella fase post-intervento ti sei sottoposto anche alla terapia ormonale…

“Sì, ma poi l’ho dovuta interrompere dopo 5 mesi dall’inizio del trattamento. Mi ha dato numerosi problemi che ho voluto raccontare nel mio libro, dedicandogli ampio spazio”.

Ora come stai? Sei guarito?

“Mi piace pensarlo. Sono quello del “bicchiere mezzo pieno”.

Come ha impattato la malattia sul lavoro e sulla vita familiare?

“Mia moglie mi ha supportato e sopportato in tutte le fasi che ho vissuto. Anche mia sorella Graziella mi è stata molto vicino. Sul lavoro, essendo un libero professionista, non mi sono potuto avvalere di alcuna agevolazione. Lavoravo e basta. Decisi di effettuare i trattamenti chemioterapici settimanali il venerdì, pensando così di poter gestire nel weekend gli eventuali effetti collaterali con l’intento di minimizzare l’impatto negativo sul mio ménage lavorativo. Fortunatamente la chemio non mi ha dato particolari problemi”.

Cosa significa per un uomo avere una patologia che tutti associamo alla donna?

“Non è facile! Almeno sul momento. Devi lavorare molto su te stesso. Capire che hai un seno, una mammella e non solo un pettorale. Devi interagire con un mondo che è tutto a tinte rosa. Devi comprendere, pian piano, che quel mondo “non è solo roba da femmine”, ed assimilare quella cicatrice come qualcosa che ti appartiene. Una prova in più, una sfida importante “affrontata di petto”, come piace dire a me”.

Hai raccontato la malattia prima sul tuo blog e ora nel libro “Il cancro al seno non è solo roba da femmine. Una carezza può salvarti” uscito il 27 ottobre. Quale messaggio vuoi lanciare con questa pubblicazione?

“Prendersi cura di sé; imparare ad effettuare l’autopalpazione; creare sinergie con l’universo femminile affinché la lotta contro il cancro al seno possa essere affrontata facendo fronte comune; invitare le donne ad insegnare ai propri uomini a fare prevenzione, a cominciare dalle madri che dovrebbero insegnare ai figli maschi l’autopalpazione al seno, soprattutto se in famiglia ci sono stati dei casi precedenti di carcinoma mammario; invitare i padri ad insegnare ai figli maschi a fare l’autopalpazione testicolare perché anche questa buona pratica non deve essere trascurata; non vergognarsi, qualora un uomo dovesse ricevere una diagnosi di carcinoma mammario, perché non c’è nulla di strano sotto il profilo sessuale. Al contempo, invito la comunità scientifica a valutare le motivazioni di questo progressivo aumento di casi in tutto il mondo. Una decina di anni fa, in Italia, si parlava di casi rarissimi, nell’ordine di qualche decina di uomini. Nel 2017, quando mi sono operato, si parlava di circa 300 nuove diagnosi ogni anno. Nel 2018-19 il numero aveva raggiunto i 500 casi, e oggi si parla di 700-800 casi all'anno. Qualche domanda me la porrei”.

Nel 2018 hai lanciato una campagna di informazione e sensibilizzazione sul tumore al seno nell’uomo. Cosa è stato fatto sino ad oggi dal lancio di quella campagna e cosa potrebbe fare la Comunità Scientifica per sensibilizzare anche la popolazione maschile sulla malattia?

“Il cancro al seno è una malattia che non riguarda esclusivamente, ma prevalentemente, il mondo femminile. Si dovrebbe introdure nella comunicazione istituzionale sul cancro al seno anche l’uomo, seppur nel maschio questa neoplasia è meno frequente rispetto alla donna. Bisgona informalo sul fatto che anche lui potrebbe ammalarsi di carcinoma mammario. Si dovrebbero prendere i “fiocchi rosa” e tingerli un pò di azzurro, realizzare degli opuscoli informativi attraverso i quali inquadrare il problema, porre le dovute attenzioni sulle differenze tra uomo e donna, invitare ad effettuare l’autopalpazione e a non trascurare tutti i segnali predittivi, e non discriminare gli uomini escludendoli tout court dal concetto stesso di prevenzione del cancro al seno. Capisco che non si possa fare screening di prevenzione agli uomini, ma almeno qualche brochure stampiamola!

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