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Venerdì, 1 Marzo 2024
Salute

Vaccino antinfluenzale, spray nasale o iniezione: quale fare ai bambini?

"I due vaccini si differenziano per la modalità di somministrazione e per la formulazione. Lo spray nasale viene raccomandato per i bambini dai 2 ai 6 anni perché è la fascia d’età che ha maggiore disagio dall’iniezione". L'intervista alla Prof.ssa Susanna Esposito, Responsabile Tavolo Tecnico Malattie Infettive della SIP

Quest’anno ci si aspetta che il virus dell’influenza circolerà in concomitanza il Covid e con il virus respiratorio sinciziale (RSV), che sta colpendo in maniera aggressiva soprattutto i più piccoli. Sono già molti i posti letto, nei reparti pediatrici, occupati da piccoli pazienti colpiti dall’RSV, che sembra far più paura del Covid. "In un contesto come questo - sottolinea la Prof.ssa Susanna Esposito (pediatra della Società Italiana di Pediatria) - è più che mai raccomandato il vaccino antinfluenzale a tutti i soggetti di qualsiasi età affetti da patologie croniche associate a complicanze in corso di influenza, e nei bambini anche sani tra i 6 mesi e i 5 anni di età, per il rischio maggiore di forme gravi di influenza e anche per ridurre la circolazione del virus influenzale fra adulti e anziani”. Per quanto riguarda, invece, il virus respiratorio sinciziale, “purtroppo, al momento - spiega a Today la Prof.ssa Esposito - non esiste un vaccino, ma se proteggiamo i nostri bambini e ragazzi dall’influenza, riduciamo significativamente il rischio di una doppia infezione”.

Da quest’anno, all’offerta vaccinale dei bambini si è aggiunta anche la formulazione spray che consente di evitare l‘iniezione. Lo spray è efficace, non ha effetti collaterali rilevanti ed è molto gradito sia da genitori che personale sanitario. Ma come funziona la formulazione spray, a quale fascia d’età è raccomandata e in cosa si differenzia dall’iniezione? Ne abbiamo parlato con la Prof.ssa Susanna Esposito, Responsabile Tavolo Tecnico Malattie Infettive della SIP, nonché Prof.ssa ordinario di Pediatria e direttore della Clinica Pediatrica presso l’Azienda Ospedaliera-Universitaria di Parma.

Prof.ssa Esposito, quali caratteristiche ha l’influenza 2021-22 e con quali sintomi si manifesta nei bambini?

“Quest’anno il virus dell’influenza circolerà in concomitanza con il Covid e il virus respiratorio sinciziale. Il timore è che ci sia una presa d’assalto delle strutture sanitarie, per cui invitiamo tutti alla prevenzione. Nello specifico, durante la stagione influenzale può esserci la co-circolazione di due diversi sottotipi virali influenzali: il virus influenzale A e il virus influenzale B. Entrambi si manifestano con febbre, sintomi respiratori quali rinofaringite, faringotonsillite, laringotracheite, bronchite, otite, e, in alcuni casi, anche con vomito e diarrea. Questi sono i sintomi tradizionali dell’influenza. Va precisato che l’influenza nei bambini, soprattutto nei primi due anni di vita, può essere una patologia molto grave e, quindi, è importantissimo prevenirla”.

Tra i virus più aggressivi e pericolosi per i più piccoli, come ha sottolineato anche lei, c’è il virus respiratorio sinciziale, che può causare la bronchiolite. Come capire se il bambino è stato colpito dal virus dell’influenza o dal virus respiratorio sinciziale?

“Spesso queste infezioni determinano quadri clinici sovrapponibili. Va sottolineato, però, che la bronchiolite è causata nel 70-80% dei casi dal virus respiratorio sinciziale e, in un minor numero di casi, anche dai virus influenzali, dai rhinovirus, dal metapneumovirus e dai virus parainfluenzali. Per cui un quadro clinico, nei primi 12-24 mesi di vita, caratterizzato da difficoltà respiratorie importanti più spesso è causato dal virus respiratorio sinciziale. Per fare una corretta diagnosi è necessario sottoporre il bambini a un tampone o un aspirato naso-faringei che, però, ha senso eseguire soltanto laddove sia richiesto il ricovero o pechè il bambino ha necessità di ossigeno o perché non riesce ad alimentarsi”.

E come si distinguono i sintomi dell’influenza e del virus sinciziale da quelli del Covid?

“Il virus respiratorio sinciziale abitualmente causa la bronchiolite, che il Covid e i virus influenzali solo raramente causano. Invece, influenza e Covid possono presentare un quadro clinico sovrapponibile, anche se le forme più gravi di Covid si caratterizzano per un interessamento sistemico multiorgano molto peculiare”.

In questo momento, in Italia, è il virus sinciziale a colpire di più?

“In questo momento, nei reparti ospedalieri, ci sono più bambini colpiti dal virus sinciziale che dal Covid. Ci sono anche casi di Covid, ma la maggior parte dei pazienti infetti, fortunatamente, può essere gestita a domicilio”.

I colpi di freddo possono far venire la febbre, oppure questa ha sempre un’origine virale?

“L’origine delle sindromi influenzali è sempre virale. Il freddo di per sé non causa la febbre. E’ il clima umido, l’inquinamento, il fatto che il bambino sia poco coperto, a favorire una replicazione virale laddove ci sia già una colonizzazione delle vie respiratorie da parte di agenti infettivi. Il bambino è, normalmente, portatore sano di determinati batteri e virus: quindi, se si trova in un ambiente in cui ci sia freddo associato ad un umidità, questi, già presenti nel suo organismo, possono attivarsii e determinare diverse manifestazioni cliniche”.

Ma allora perché con il freddo ci si ammala più spesso?

“Il freddo crea una condizione ideale che può favorire lo sviluppo di malattie infettive che interessano le vie respiratorie per varie ragioni. In primis, per il fatto che con il freddo si sta più spesso in locali chiusi: questo porta ad assembramenti e, quindi, a una maggiore facilità di trasmissione. In secundis, con il freddo si tende ad avere un minore ricambio d’aria. Inoltre l’ambiente freddo è, spesso, associati ad umidità, e questa condizione favorisce ulteriormente l’attivazione dei virus. Quindi, il freddo crea una condizione “ideale”, non è la causa diretta”.

Quali sono le buone abitudini da adottare quando il bambino ha l’influenza?

“La prima buona abitudine è ricordarsi che l’influenza è una malattia virale trasmissibile. Quindi, è fondamentale che i genitori non mandino il bambino a scuola appena la febbre va via, ma aspettino un tempo di convalescenza di circa una settimana. Poi, il bambino malato deve riposare a letto, deve stare a casa e non deve andare in giro nè stare a contatto con i suoi compagni. In presenza di manifestazioni cliniche specifiche, si segue una terapia sintomatica con paracetamolo e ibuprofene, riservando gli antibiotici solo laddove il pediatra sospetti una verosimile sovrainfezione batterica. Genitori, evitate il fai da te con l’antibiotico!”.

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Tra le misure preventive raccomandate c’è la vaccinazione antinfluenzale? A quale fascia d’età è fortemente raccomandata?

“E’ utile in tutti i soggetti a partire dai 6 mesi. Va detto, però, che nei bambini fino a 5 anni, la vaccinazione ha anche un’utilità clinica per il fatto che l’influenza può essere più grave nei primi mesi di vita, mentre dai 5 anni in su ha un vantaggio soprattutto socio-economico perché riduce la circolazione dei virus influenzali. Non dimentichiamoci, poi, di quel 20% di bambini con patologie croniche che possono presentare complicanze gravi se contraggono l’influenza”.

E per chi ha meno di 6 mesi?

“Per proteggere i neonati e i lattanti nei primi mesi di vita, si consiglia la vaccinazione in gravidanza. Ricordo che l’influenza può dare complicanze gravi in gravidanza, in qualsiasi trimestre, e per questo la vaccinazione va raccomandata alle donne incinte con l’obiettivo di proteggere la donna ma anche il neonato e il lattante. Gli anticorpi vengono trasmessi dalla mamma al feto, attraverso la placenta: in questo modo il neonato è protetto per i primi 6 mesi di vita”.

Da quest’anno, all’offerta vaccinale dei bimbi si è aggiunta anche la formulazione spray. Qual è la differenza tra il vaccino spray e quello tradizionale?

“La differenza sostanziale tra i due è la modalità di somministrazione: il primo si somministra per via intranasale, mentre l’altro per via intramuscolo. Un’altra differenza importantissima tra i due è la formulazione. Il vaccino ‘tradizionale’ è un quadrivalente preparato con virus frammentati ‘split’ inattivati, ossia contiene microrganismi del tutto incapaci di riprodursi. Il vaccino somministrato con spray intranasale è un vaccino sempre quadrivalente, con virus vivi attenuati, per renderli innocui. In altre parole, i virus sono stati indeboliti per non causare l’influenza e per crescere a temperature basse, come quelle nasali piuttosto che nel tratto respiratorio inferiore”.

Quando si consiglia l'uno e quando si consiglia l’altro?

“Il vaccino spray nasale è normalmente approvato per i soggetti dai 2 ai 18 anni. Non è approvato, invece, per i più piccoli perché potrebbe scatenare broncospasmo, nè per gli over 18 perché queste su questi soggetti ci sono ancora pochi studi di efficacia e sicurezza. Quindi, entrambi i vaccini possono essere raccomandati per questa fascia di popolazione (2-18 anni); ai minori di 2 anni si raccomanda il vaccino inattovato intramuscolare. Per gli adulti sono anche disponibili i vaccini influenzali a DNA ricombinante e per gli anziani i vaccini influenzali adiuvati e quelli ad alto dosaggio antigenico. Il vaccino spray nasale viene proposto, quindi, per la fascia 2-6 anni, perché è la fascia d’età che ha maggiore disagio dall’iniezione, ma anche in questa fascia di età possono essere usati i tradizionali vaccini inattivati”.

E per quanto riguarda gli effetti collaterali?

“Gli effetti collaterali dell’uno e dell’altro sono sostanzialmente simili. Il vaccino tradizionale può causare più spesso effetti collaterali locali quali dolore in sede di iniezione, indurimento, seppur in una percentuale di casi minima (il 10%), mentre il vaccino spray nasale può causare più spesso rinite o rinofaringite. Entrambi i vaccini possono causare, in meno del 10% dei casi, rialzo termico, cefalea e inappetenza”.

Prof.ssa Susanna Esposito, Responsabile Tavolo Tecnico Malattie Infettive della SIP, nonché Prof.ssa ordinario di Pediatria e Direttore della Clinica Pediatrica presso l’Azienda Ospedaliera-Universitaria di Parma

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