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Lunedì, 15 Aprile 2024
Vitamina D e demenza

Gli integratori di vitamina D prevengono l'Alzheimer

Secondo una nuova ricerca, l’integrazione precoce riduce il rischio di demenza soprattutto nelle donne e nelle persone portatrici del gene APOEe4

Sono oltre 55 milioni i pazienti nel mondo che convivono con qualche forma di demenza. E secondo le stime, questo numero sarà quasi triplicato entro il 2050. Nel 60/70% dei casi si tratta del morbo di Alzheimer (AD), malattia che interessa solitamente i più anziani (a partire dai 65 anni), ma può avere anche un esordio giovanile. Oggi purtroppo non esistono farmaci in grado di fermare o invertire la progressione la malattia, e tutti i trattamenti disponibili puntano a contenerne i sintomi. La ricerca sta dunque indagando sui fattori di rischio modificabili per capire come agire su di essi per prevenire la patologia. Tra questi fattori c’è la carenza di vitamina D, un problema molto diffuso che riguarda circa 1 miliardo di persone in tutto il mondo.

E’ noto che bassi livelli di vitamina D siano collegati a un maggior rischio di demenza. La vitamina D è infatti coinvolta nello smaltimento cerebrale della proteina amiloide (Aβ), il cui accumulo è uno dei segni distintivi dell'Alzheimer. Studi più recenti hanno anche suggerito che la vitamina D può aiutare a proteggere il cervello dall'accumulo di proteina tau, anch'essa coinvolta nello sviluppo della demenza. Tuttavia, sulla correlazione tra supplementazione di vitamina D e rischio di demenza ci sono ancora idee contrastanti. Ora un nuovo studio su larga scala ("VitaMIND"), condotto dai ricercatori dell'Hotchkiss Brain Institute dell'Università di Calgary in Canada e dell'Università di Exeter nel Regno Unito, sembra fornire prove più concrete sull'esistenza di un’associazione positiva. I risultati della ricerca, pubblicati su Alzheimer's & Dementia: Diagnosis, Assessment & Disease Monitoring, hanno dimostrato che l'assunzione precoce di integratori di vitamina D può aiutare a scongiurare la demenza. Hanno dimostrato che l'assunzione di integratori di vitamina D può aiutare a scongiurare la demenza.

Lo studio

I ricercatori hanno indagato la relazione tra supplementazione di vitamina D e demenza in più di 12.388 persone del Centro di coordinamento nazionale dell'Alzheimer degli Stati Uniti, con un'età media di 71 anni e senza alcun forma di demenza al momento dell'iscrizione. Del gruppo, il 37% (4.637) ha assunto tre diverse formulazioni di vitamina D (calcio-vitamina D, colecalciferolo ed ergocalciferolo). 

Lo studio VitaMIND è stato condotto tramite PROTECT, uno studio online aperto a persone dai 40 anni in su, che sottopone questionari annuali sui fattori dello stile di vita dettagliati combinanti a test cognitivi, per determinare cosa mantiene attivo il cervello in età avanzata. Durante l'analisi sono state considerate le variabili demografiche, cliniche, comportamentali e genetiche.

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L'assunezione precoce di vitamina D riduce del 40% il rischio di demenza

Il team ha scoperto che l'integrazione di ciascuna formulazione testata di vitamina D era associata a un tasso di incidenza di demenza inferiore. In particolare, i ricercatori hanno riscontrato il 40% in meno di diagnosi di demenza nel gruppo che assumeva integratori. Tra tutti i partecipanti, 2.696 persone hanno sviluppato una forma di demenza nel corso del follow up di 10 anni, di questi il 75% non aveva assunto vitamina D, come evidenziato dalla visita precedente alla diagnosi di demenza.

"Sappiamo che la vitamina D ha alcuni effetti nel cervello che potrebbero avere implicazioni per ridurre la demenza - ha affermato il professor Zahinoor Ismail, che ha guidato la ricerca -, tuttavia finora la ricerca ha prodotto risultati contrastanti. I nostri risultati forniscono ora informazioni chiave sui gruppi che potrebbero essere specificamente presi di mira per l'integrazione di vitamina D. Nel complesso, abbiamo trovato prove che suggeriscono come un'integrazione precoce possa essere particolarmente utile, prima dell'inizio del declino cognitivo".

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Gli effetti sono maggiori nelle donne e nei portatori del gene APOEe4

Mentre la vitamina D era efficace in tutti i gruppi, il team ha scoperto che gli effetti benefici erano significativamente maggiori nelle femmine rispetto ai maschi. Allo stesso modo, gli effetti erano maggiori nelle persone con cognizione normale, rispetto a coloro che riportavano segni di lieve deterioramento cognitivo (cambiamenti che sono stati collegati a un rischio più elevato di demenza).

Gli effetti benefici della vitamina D erano significativamente maggiori anche nei portatori del gene APOEe4 (noto fattore di rischio di demenza da Alzheimer), rispetto ai non portatori. Secondo gli autori, le persone portatrici del gene APOEe4 assorbono meglio la vitamina D dal loro intestino, il che potrebbe aumentare l'effetto della supplementazione di vitamina D. Tuttavia, non sono stati prelevati livelli ematici per testare questa ipotesi.

Necessari altri studi per confermare l’associazione

Prevenire la demenza o addirittura ritardarne l'insorgenza è di vitale importanza dato il crescente numero di persone colpite. Il legame con la vitamina D in questo studio suggerisce che l'assunzione precoce di integratori di vitamina D può essere utile nel prevenire o ritardare la demenza. "Ma ora - ha affermato il dott. Byron Creese, coautore dello studio - abbiamo bisogno di studi clinici per confermare questo risultato. Lo studio VitaMIND in corso presso l'Università di Exeter sta proseguendo con la sperimentazione assegnando in modo casuale ai partecipanti  vitamina D o placebo, ed esaminando i cambiamenti nella cognizione coi test di memoria e di pensiero nel corso del tempo".

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