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Lunedì, 29 Novembre 2021
Vitamina D e Covid-19

La vitamina D rende più efficace il vaccino anti-Covid? Risponde l’esperto

“Diverse segnalazioni in letteratura suggeriscono che buoni livelli di vitamina D, soprattutto negli anziani possono determinare una migliore risposta vaccinale. Tuttavia, nel caso specifico del Covid-19, sono ancora in corso studi per dimostrare un nesso certo”. L'intervista al Dott. Alessandro Perrella

In questo ultimo anno e mezzo di pandemia sono stati condotti diversi studi sulla vitamina D e sul suo effetto protettivo nei confronti delle infezioni virali e del Covid-19. Uno dei primi studi sugli effetti positivi della vitamina D, sia nella prevenzione che nelle complicanze del coronavirus, è stato condotto circa un anno fa da un gruppo di lavoro composto da 72 medici di diverse città italiane, e coordinato dall’Accademia di Medicina di Torino. Il gruppo di studio aveva rilevato un’ipovitaminosi D (carenza della vitamina D) nella gran parte dei pazienti Covid ricoverati in condizioni severe. Tale evidenza è stata poi elaborata in un documento inviato alle autorità sanitarie nazionali e regionali. In realtà il documento pubblicato richiamava semplicemente l’attenzione sulla necessità di assicurare a tutti i soggetti, soprattutto anziani, i normali livelli di questa vitamina. La carenza di questa vitamina è associata, infatti, a un aumento delle infezioni in generale, anche e soprattutto virali. Poiché rinforza, come anche altre sostanze (ad esempio la lattoferrina), il sistema immunitario, è necessario che nessun organismo ne sia carente, soprattutto durante una pandemia.

Nel corso della Consensus Conference, tenutasi di recente a Stresae, si è tornato sul tema e parlato dell'effetto potenziante che la vitamina D potrebbe avere sul vaccino anti-Covid. Secondo uno studio clinico controllato (“Coronavit”), attualmente in corso e condotto nel Regno Unito su 6.200 partecipanti, correggere la carenza di vitamina D durante l’inverno con una dose standard o alta della vitamina potrebbe ridurre il rischio o la gravità del Covid e di altre infezioni respiratorie. Inoltre, secondo il responsabile dello studio, il Dott. Adrian Martineau, ci sono buone ragioni per pensare anche che la vitamina D possa aumentare la risposta alla vaccinazione anti-Covid, rendendola più efficace.

Con il Dott. Alessandro Perrella, dirigente infettivologo dell’ospedale Cardarelli di Napoli, abbiamo fatto il punto sui dati clinici che, ad oggi, ci fornisce la letteratura scientifica riguardo la connessione tra vitamina D e Covid-19.

Nell’ultimo anno sono stati condotti diversi studi sulla relazione tra Covid-19 e vitamina D. E’ vero che una sua carenza è associata a un aumento delle infezioni virali e, quindi, anche a un maggiore di esposizione al virus SARS-CoV-2?

“La vitamina D ha un ruolo importante nella fisiologia umana, oltre ad essere fondamentale nel metabolismo del calcio e delle ossa, esercita anche una funzione immunomodulante (migliora la risposta immunitaria dell’organismo). Per tale effetto, nella Comunità Scientifica si era diffusa l’idea che potesse avere un qualche tipo di ruolo anche nel determinare una malattia da SARS-COV-2 più severa, quando carente. Ad oggi una review del Cochrane Database (la più autorevole Commissione Scientifica che valuta tutti i lavori scientifici su un dato argomento e ne trova comprovata validità), non ha, di fatto, rilevato che vi sia alcun reale collegamento, scientificamente dimostrato, tra deficienza di Vitamina D e severità di Covid-19”.

In che modo la vitamina D rafforza il sistema immunitario?

“Come ho detto prima, questa vitamina svolge un’attività anti-infiammatoria e di immunomodulazione della risposta immunitaria attraverso la stimolazione di alcune cellule quali i Linfociti T helper (“aiutano” altre cellule del sistema immunitario a svolgere le loro funzioni), i Macrofagi (le cellule della linea di difesa primaria dell'organismo, detta immunità “innata”, in grado di attivare le loro funzioni di sorveglianza anche in risposta a nuovi segnali di pericolo mai visti prima) e i Monociti (sono dei veri e propri “spazzini” in grado di inglobare e digerire sostanze e microorganismi che potrebbero arrecare danno all'organismo)”.

Secondo alcuni ricercatori la vitamina D potrebbe essere anche in grado di potenziare gli effetti del vaccino anti-Covid. Cosa può dirci a riguardo?

“L’effetto potrebbe essere legato al ruolo di immunomodulazione della vitamina D. In verità, diverse segnalazioni in letteratura suggeriscono che un buono stato nutrizionale con buoni livelli di vitamina D, soprattutto negli anziani, può determinare una migliore risposta vaccinale, e questo è un dato che conosciamo da tempo. Tuttavia, nel caso specifico del Covid-19, sono ancora in corso ulteriori studi per dimostrare un nesso certo”.

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Dove viene prodotta la vitamina D?

“Oltre ad essere prodotta dal nostro corpo (l’80%), per effetto dell’esposizione solare, una quantità minore (il 20%) l’assimiliamo dall’alimentazione o dalla supplementazione”.

In che modo viene dosata?

“Viene dosata in laboratorio, attraverso un prelievo di sangue, sia nella sua forma biologicamente attiva che non attiva. Mi spiego meglio: sia la vitamina D prodotta dalla pelle che quella introdotta con gli alimenti, sono biologicamente “non attive”, per convertirle nella forma biologicamente "attiva" è necessario l'intervento di un enzima proteico capace di idrolizzarle (questo processo avviene nel fegato e nei reni)”.

Quali sono i valori normali di vitamina D in un soggetto sano?

“I valori che indicano un’ottimale concentrazione in un soggetto sano variano in media da 30 a 100 ng/ml. Una carenza si verifica con valori inferiori a 10 ng/ml, una insufficienza dai 10 ai 30 ng/ml, e una tossicità oltre i 100 ng/ml. I valori, nel dettaglio, sono riportati nella seguente tabella, sebbene si tratti comunque di valori di riferimento standardizzati”. 

Tabella vitamina D-2

Correggere la carenza di vitamina D durante l’inverno può, quindi, ridurre il rischio contrarre infezioni virali, come l’influenza stagionale o il Covid?

“Non vi sono dati certi a riguardo, ma quando è carente va sicuramente integrata. Tenendo conto del fatto, però, che la vitamina D viene sintetizzata in quantità adeguate dalla gran parte dei soggetti che sono sufficientemente esposti alla luce solare”.

In che modo si può integrare la vitamina D?

“Con supplementi vitaminici/integratori multivitaminici o semplicemente mangiando più alimenti ricchi in vitamina D ed esponendosi maggiormente al sole”.

DOTT. ALESSANDRO PERRELLA, DIRIGENTE INFETTIVOLOGO PRESSO L'OSPEDALE CARDARELLI DI NAPOLI

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