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Venerdì, 20 Maggio 2022
Prevenzione infarto

L’analisi della voce può rilevare se sei a rischio infarto o ictus

Un gruppo di ricercatori ha sviluppato un algoritmo, basato sull’intelligenza artificiale, capace di calcolare la probabilità che ha una persona di soffrire di problemi di cuore sulla base delle registrazioni vocali

Le malattie cardiovascolari sono la causa più frequente di morte e di invalidità nel nostro Paese. Lo screening risulta l'unico strumento utile per individuare i più importanti fattori di rischio (quali sedentarietà, fumo, scorretta alimentazione, ipertensione, diabete, ipercolesterolemia, ecc) e mettere in atto, in collaborazione con il medico, le azioni più efficaci per rimuoverli o controllarli, così da ridurre il rischio di problemi di cuore. Lo sviluppo di nuovi test diagnostici in questo ambito è al centro di numeri studi in corso. Negli ultimi anni la ricerca sta cercando di sviluppare strumenti che consentano di fare screening attraverso la voce del paziente. Uno degli ultimi tentativi è stato effettuato poco meno di due anni fa, in piena pandemia, da un gruppo di fisici e bioingegneri, coadiuvati da specialisti in otorinoloringoiatria, foniatria e pneumologia, che aveva provato (senza successo) a individuare casi sospetti di polmonite interstiziale da Covid-19 monitorando le alterazioni vocali raccolte attraverso normali conversazioni telefoniche.

A riprovarci, questa volta con risultati incoraggianti, è stato un team di ricerca internazionale guidato dai ricercatori del Dipartimento di malattie cardiovascolari della Mayo Clinic di Rochester (USA). I ricercatori hanno sviluppato un algoritmo basato sull’intelligenza artificiale capace di calcolare la probabilità che ha una persona di soffrire di problemi di cuore sulla base delle registrazioni vocali. Lo studio, ancora in fase sperimentale, è stato presentato all’ultimo congresso dell’American College of Cardiology.

L’esperimento 

I ricercatori hanno chiesto a un centinaio di pazienti, giunti in pronto soccorso con insufficienza cardiaca, con segni di ipertensione polmonare e con dolore toracico, e ricoverati poi per malattia coronarica, di registrare tre diversi messaggi vocali di circa mezzo minuto: nel primo dovevano leggere un testo breve, nel secondo e nel terzo dovevano raccontare in sintesi un'esperienza positiva ed una negativa. Utilizzando un algoritmo di Intelligenza Artificiale, sviluppato in Israele sulla base di oltre 10.000 registrazioni, hanno poi proceduto all'analisi di un'ottantina di parametri vocali (dalla frequenza al timbro faringeo, dalle frequenze fonetiche alle pause respiratorie, dal tono e alla cadenza). In questo modo hanno identificato un marcatore vocale di ictus e infarto (su un minimo 30 secondi di conversazione), in base al quale hanno poi assegnato punteggi diversi ai pazienti.

Il ruolo del biomarcatore vocale

I ricercatori hanno osservato che chi presentava un marcatore vocale con punteggio più elevato aveva un rischio 2,6 volte più alto di patologie delle arterie coronariche e una probabilità triplicata di avere un accumulo di placche lungo i vasi. Nello specifico, nei due anni successivi al controllo, chi aveva punteggi elevati di questo marcatore vocale, in poco meno di sei casi su dieci (58,3%) era giunto in ospedale per dolore al torace o sintomi di sindrome coronarica acuta, contro il 30,6% osservato nei soggetti con punteggio più basso. Questa scoperta suggerisce come la fonetica possa aiutare a selezionare cardiopatie prima che si manifestino clinicamente, per far sì che vengano curate prima che cronicizzino in maniera irreversibile, salvando vite a molti pazienti.

Lo studio che 'smonta' il legame tra colesterolo e malattie cardiovascolari 

L’analisi vocale per monitorare a distanza i pazienti

Secondo gli esperti, che pure frenano sull'impiego in clinica di questi strumenti prima di ulteriori valutazioni sperimentali, la semplicità di un’analisi vocale (basta una registrazione con lo smartphone) potrebbe diventare uno strumento utile per la prevenzione e il monitoraggio dei soggetti a rischio di infarto e incuts. “La tecnologia di analisi vocale, una volta perfezionata, - ha affermato Jaskanwal D.S. Sara, della Mayo Clinic - potrebbe offrire un valido contributo alla diagnosi in cardiologia, senza per questo sostituire il lavoro fondamentale del medico specialista. In questo modo le persone teoricamente più esposte al rischio di andare incontro a eventi come infarto del miocardio o ictus potrebbero essere individuate per tempo al fine di evitare, attraverso terapie appropriate, tali inconvenienti”.

Il ruolo del medico resta fondamentale

L’adozione dei dispositivi digitali (quali app, orologi smart, braccialetti bluetooth) in cardiologia, ad esempio nella sorveglianza nei disturbi del ritmo cardiaco, è un settore in rapida evoluzione. “Nel prossimo futuro - hanno sottolineato i ricercatori - si assisterà al monitoraggio contactless, con impiego di telecamere e microfoni intelligenti, che potrebbero rivelarsi particolarmente utili nei controlli in remoto. Inoltre, metodi statistici più sofisticati miglioreranno l’interpretazione dei dati a lungo termine”. La speranza è quindi di disporre al più presto di strumenti non invasivi per tutelare la nostra salute, ma bisogna restare prudenti e non affidarsi mai completamente ai device che possono, talvolta, generare confusione e incertezza. Il ruolo del medico resta fondamentale.

“Prima di utilizzare una nuova tecnologia per monitorare parametri cardiologici - ha affermato Emma Svennberg dell'Ospedale universitario Karolinska (Stoccolma, Svezia) -, i pazienti dovrebbero concordare con il medico di fiducia quale dispositivo utilizzare, per quanto tempo e cosa fare se il dispositivo emette un avviso. Le persone devono sapere come comportarsi quando ricevono alert dai dispositivi di nuova concezione”.

E' già pronta un’app per la fibrillazione atriale

Al meeting dell’American College of Cardiology è stata presentata un’applicazione per lo screening della fibrillazione atriale (alterazione del ritmo cardiaco) come dispositivo collegato allo smartwatch. Dallo studio, che ha testato l’app, è emerso che il dispositivo ha individuato l’aritmia nel 94% dei pazienti. Inoltre, i ricercatori hanno anche utilizzato l’app per selezionare un sottogruppo di partecipanti con apnea ostruttiva del sonno e scoperto che questi soggetti avevano più probabilità di sviluppare aritmie ingravescenti e potenzialmente letali. I risultati suggeriscono, quindi, che tali strumenti possono lavorare in sinergia per selezionare più condizioni patologiche e quindi ricoprire un ruolo molto importante nella prevenzione.

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