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Domenica, 21 Aprile 2024
Disforia di genere

Disforia di genere, come funziona il farmaco che blocca la pubertà: risponde l’endocrinologa

“Se utilizzato correttamente non ha alcun effetto collaterale né irreversibile”. Annamaria Colao, presidente della Società Italiana di Endocrinologia, spiega in quali casi viene somministrato

Infondate dal punto di vista scientifico e ingiustificatamente allarmistiche. Così, in una lettera inviata al ministro della Salute Orazio Schillaci, cinque Società scientifiche (la Società Italiana di Endocrinologia (SIE), la Società Italiana di Endocrinologia e Diabetologia Pediatrica (SIEDP), la Società Italiana Genere, Identità e Salute (SIGIS), la Società Italiana di Pediatria (SIP), la Società Italiana di Andrologia e Medicina della Sessualità (SIAMS)) e l’Osservatorio Nazionale sull’Identità di Genere (ONIG), si sono schierati contro le dichiarazione della Società Psicoanalitica Italiana sul rischio di danni fisici e psichici del farmaco bloccante la pubertà (la triptorelina) negli adolescenti con disforia di genere, cioè che soffrono perché non si riconoscono nel sesso attribuitogli alla nascita. Il tema è tornato alla ribalta dopo che era già stato affrontato nel luglio del 2018 quando, in risposta ad un quesito sottoposto dall’Aifa, era arrivato il “parere” positivo del Comitato Nazionale di Bioetica sull’eticità dell’uso della triptorelina per il trattamento di adolescenti con disforia di genere.

“Riteniamo - hanno dichiarato Annamaria Colao, presidente SIE, e Mariacarolina Salerno, presidente SIEDP - che la posizione della SPI contenga errori di interpretazione e imprecisioni, in contrasto con i dati scientifici ad oggi disponibili. Gli studi di follow up, infatti, dimostrano che i trattamenti con farmaci bloccanti la pubertà sono reversibili, consentono di guadagnare tempo per riflettere in modo consapevole sulla scelta di cambiare sesso e sono in grado di ridurre in modo significativo depressione, rischio suicidario e comportamenti autolesivi negli adolescenti trattati”. Ma come agisce la triptorelina e in quali casi viene somministrata?

Prof.ssa Colao, come agisce il farmaco triptorelina sul sistema endocrino?

“La triptorelina è un analogo del GnRH, ormone di rilascio delle gonadotropine, a loro volta ormoni prodotti dall'adenoipofisi (una piccola ghiandola situata alla base del cranio) che stimolano la funzione dei testicoli nell'uomo e delle ovaie nelle donne. In particolare, quando l’ormone GnRH viene prodotto (in picchi che durano pochissimo), induce la secrezione dell'FSH (ormone follicolo-stimolante) e dell'LH (ormone luteinizzante), che a loro volta vanno a stimolare la crescita e la secrezione degli ormoni sessuali da ovaio e testicolo (estrogeni e testosterone) per cui il corpo entra nella pubertà. Gli analoghi del GnRH, come la triptorelina, usano gli stessi recettori del GnRH, ma la somministrazione continua e non pulsatile inibisce (invece di stimolare) la produzione di FSH e di LH, e provoca, quindi, l'interruzione temporanea della maturazione sessuale, poichè le ovaie e i testicoli smettono di funzionare”.

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In quali casi viene somministrato?

“Nei ragazzi che hanno già iniziato lo sviluppo puberale (al secondo stadio di Tanner) e manifestano un intenso e persistente disagio dovuto a una disarmonia tra la propria identità di genere e il proprio sesso biologico, quello attribuitogli alla nascita. Il farmaco comporta l'interruzione della maturazione dei caratteri sessuali secondari (sviluppo delle mammelle, dei peli sul volto, del timbro della voce, ecc), consentendo ai ragazzi con disforia di genere di avere del tempo prima che il loro corpo si trasformi con la pubertà”.

Il trattamento inizia alla fine di un percorso psicologico?

“Esiste un rigido protocollo secondo cui nessun endocrinologo pediatra (lo specialista di riferimento), che non faccia parte di un centro di riferimento, possa avviare il trattamento. Il minore deve rivolgersi insieme alla famiglia ad un centro di riferimento, dove sarà sottoposto a visite eseguite alla presenza congiunta di un endocrinologo pediatra e di uno psicologo. Il via libera al trattamento verrà dato dall’endocrinologo pediatra insieme allo psicologo, e di comune accordo con la famiglia, solo se il minore e la famiglia lo richiedono, e una volta che gli esperti riterranno vero e reale il disagio del ragazzo. Il trattamento non ha conseguenze cliniche, serve solo a concedere del tempo in più al minore per riflettere sulla spinta che sente dentro di sé, prima che inizi il percorso di transizione di genere”.

Dopo il trattamento, il minore può decidere di non proseguire il percorso di transizione?

“Sì, il blocco puberale causato da questo ormone non ha conseguenze irreversibili. Il suo effetto è sempre reversibile. Il paziente può interrompere il trattamento in qualsiasi momento senza alcuna conseguenza”.

Quanto dura il trattamento?

“La durata varia in base alla persona. Fisiologicamente la pubertà può arrivare anche a 20 anni (in questo caso si parla di pubertà “ritardata”). Dunque il farmaco può essere somministrato anche per anni senza comportare alcun pericolo per il paziente. Come ho detto prima, la triptorelina fa in modo che il minore abbia del tempo in più per diventare consapevole di se stesso e di quel desidera. Una consapevolezza necessaria per potere scegliere se avere una pubertà cisgender, cioè che corrisponde al sesso biologico attribuito alla nascita, o iniziare un percorso di transizione di genere e quindi cambiare i propri connotati sessuali. Avere del tempo in più per riflettere prima che il corpo cambi completamente evita alla persona non solo la sofferenza che deriva dal vivere in un corpo, maschile o femminile, che non riconosce come suo, ma anche il rischio di rimanere in una sorta di inadeguatezza per il resto della vita. Per un adolescente che non ha maturato il suo sviluppo sarà molto più semplice la chirurgia di affermazione di genere”.

Il farmaco si utilizza solo nella disforia di genere?

“No, viene utilizzato dagli anni ‘80 in ambito clinico in una vasta gamma di malattie. Ad esempio per proteggere le ovaie nelle ragazze che hanno un tumore e devono sottoporsi a cure oncologiche. Bloccando la produzione degli ormoni sessuali si mettono a riposo le ovaie che quindi soffrono meno dell’effetto delle radio e chemioterapie. La triptorelina viene utilizzata anche nel carcinoma prostatico per la soppressione di testosterone, nel carcinoma mammario per bloccare la produzione di estrogeni nelle più giovani, nell'endometriosi e nella fibromatosi uterina, e nella pubertà precoce per rallentare la maturazione sessuale. E’, dunque, un farmaco largamente somministrato da anni. L’ormone in quanto tale, lo ribadisco, se viene usato in modo corretto non comporta effetti collaterali, a meno che non si sbagli dosaggio”.

Annamaria Colao, presidente Società Italiana di Endocrinologia

Annamaria Colao

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