Martedì, 16 Luglio 2024
Sesso e cancro

Disfunzioni sessuali e cancro, l’appello dell’oncologa: “Basta disparità di genere nella cura delle pazienti”

“La disfunzione sessuale è un effetto collaterale purtroppo comune del trattamento del cancro, e sembra esserci una grande disparità di genere nel modo in cui i medici discutono della salute sessuale con i loro pazienti”. L’intervista alla prof.ssa Vitaliana De Sanctis, membro del direttivo dell'Associazione Mamanonmama, promotrice del progetto SexandTheCancer®

Nel 2020 si è stimato che le donne che guariscono dal tumore o convivono anche per lunghi anni con la malattia che diventa “cronica” grazie alle cure, sono più di 1,9 milioni (oltre il 6% della popolazione femminile italiana). Queste donne, molto spesso, durante e dopo le cure, convivono con disturbi a carico dell’apparato uro-genitale, che impattano fortemente sulla loro vita sociale e sessuale in particolare. Si tratta di un fenomeno significativo di cui in Italia si parla poco perché, da un lato sono le donne stesse il più delle volte a tacere, perché hanno vergogna e imbarazzo ma anche perchè sono convinte che nulla possa essere fatto dal punto di vista clinico (solo il 10% trova il coraggio di parlarne), dall’altro lato sono ci sono i medici che non spronano le loro pazienti a confidargli anche questi aspetti più “intimi” legati alla malattia. “La disfunzione sessuale è un effetto collaterale purtroppo comune del trattamento del cancro – ha dichiarato a Today la prof.ssa Vitaliana De Sanctis, oncologa radioterapista presso l'AOU Sant’Andrea di Roma, e membro del direttivo di Mamanonmama APS -, e sembra esserci una grande disparità di genere nel modo in cui i medici discutono della salute sessuale con i loro pazienti. In un sondaggio su quasi 400 sopravvissuti al cancro, l'87% ha affermato di aver sperimentato effetti collaterali sessuali, ma la maggior parte ha anche riportato che il proprio oncologo non aveva formalmente chiesto informazioni su di loro, soprattutto alle pazienti di sesso femminile”.

Quindi, i medici non parlano e le pazienti non chiedono. Con l’obiettivo di rompere questo tabù, nasce nel 2020, da un’idea dell’Associazione di promozione sociale Mamanonmama, “Sexandthecancer®”. Il progetto vuole favorire, da un lato una nuova consapevolezza nelle donne colpite da una patologia oncologica del diritto al benessere e ad avere una vita di relazione soddisfacente; dall’altro, incentivare la formazione dei medici, psicologi e personale sanitario coinvolto al fine di comprendere il problema, conoscere i possibili rimedi e superare l’imbarazzo di parlarne con le pazienti. E poiché abbattere un tabù implica profondi cambiamenti culturali, formativi e sociali, Sexandthecancer® ha deciso di promuovere anche una mostra dal titolo “Ballata Sensuale”, che si terrà il 27, 28, 29 maggio presso la Galleria La Nica di Roma, in cui la narrazione artistica, attraverso il supporto della Scienza, si propone di aiutare a superare il tabù del “non detto". Ma le iniziative di Sexandthecancer® non finiscono qui: a fine maggio è prevista anche l’apertura di uno Sportello di Ascolto e di Orientamento online rivolto alle pazienti oncologiche per aiutarle a comprendere e ad affrontare le problematiche uro-genitali quali conseguenza delle terapie oncologiche.

Prof.ssa De Sanctis, come cambia la vita sessuale di una donna dopo la diagnosi di tumore?

“La sessualità è una dimensione molto complessa e variegata, cui concorrono aspetti sia fisici sia psicologici. Di conseguenza è comprensibile che l’evento di una malattia oncologica possa impattare negativamente sull’attività sessuale interferendo a entrambi i livelli. Molto dipende dal tipo di tumore e della sede della malattia e quindi dal trattamento o dai trattamenti utilizzati, quali la chirurgia, la chemioterapia, la terapia ormonale e la radioterapia. Bisogna, inoltre, considerare anche il significato che la sessualità ha rivestito nella storia personale di ogni singola paziente e dalla fase di vita in cui la stessa si trova al momento della diagnosi: se per esempio è in età fertile e quindi desidera avere dei figli oppure se è già in menopausa”.

Quali sono gli effetti collaterali delle terapie oncologiche sulla sessualità?

“Vanno da squilibri ormonali indotti da terapie specifiche alla stanchezza causata da trattamenti chemioterapici, fino alla secchezza vaginale causata sia da trattamenti sia sistemici (terapia ormonale) che locali (chirurgia, radioterapia/radioterapia interventistica). Tra i disturbi più frequenti ci sono irritazione, prurito, ricorrenti infezioni vaginali e urinarie, urgenza urinaria, minzione dolorosa, scarsa lubrificazione, vaginite, atrofia vaginale, stenosi vaginale e dolore alla penetrazione (dispareunia), calo della libido”.

Le cure oncologiche possono anche causare sterilità, menopausa precoce o altre problematiche ‘irreversibili”?

“Le terapie ormonali per il tumore della mammella inducono una situazione di menopausa iatrogena (conseguenza di una terapia), che, però, è reversibile con la sospensione della stessa, sempre considerando l’età della paziente. Alcuni trattamenti sulla pelvi (bacino), quali la chirurgia e la radioterapia, possono, invece, indurre una menopausa iatrogena irreversibile”.

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Quali impatti hanno questi effetti collaterali sulla sfera psicologica della paziente e sulla relazione di coppia?

“L’ impatto è frequentemente importante. Infatti, accanto a disagi di ordine fisico, come si può rilevare in corso di terapia ormonale, che può modificare la risposta sessuale riducendo la libido e inducendo secchezza vaginale e, quindi, dispareunia, dobbiamo considerare che in altri casi può coesistere anche un disagio psicologico, a volte presente come unico fattore in grado di impattare negativamente sulla qualità di vita sessuale della paziente. Infatti, già la sola percezione di un corpo alterato dalle terapie (la chirurgia in particolare, la caduta dei capelli con la chemioterapia) può portare la paziente a un atteggiamento negativo riguardo la propria sfera sessuale per imbarazzo, vergogna e senso di inadeguatezza rispetto alla propria immagine corporea. Nella maggior parte dei casi comunque, fattori fisici e psicologici tendono a coesistere e a interagire tra di loro, dando forma a scenari molto complessi in cui le pazienti e i loro partner vivono l’attività sessuale come un vero e proprio problema”.

Le donne che manifestano questi disturbi come possono affrontarli e risolverli? 

“L’impatto sulla qualità di vita sessuale è una problematica di cui non si parla frequentemente, quindi è difficile avere dei numeri di incidenza/prevalenza in Italia. Proprio per questo nasce il progetto Sexandthecancer®, perché se ne parli, per dare un contributo ad abbattere il tabù del “non detto”. E’ una sintomatologia multifattoriale, pertanto è indispensabile un approccio multidisciplinare da parte di diversi specialisti tra i quali ad esempio il ginecologo, lo psiconcologo, il fisiatra. Per alcune pazienti le eventuali limitazioni dell’attività sessuale possono non rivestire un problema, mentre per altre l’impatto può essere significativo e compromettere la qualità della vita della persona. In questo caso il primo passo è parlarne con il proprio medico curante, chiedere informazioni e indicazioni su come gestire gli effetti collaterali delle terapie per avere una vita sessuale soddisfacente”.

Che ruolo ha lo psiconcologo?

“Come detto prima, la figura dello psiconcologo è particolarmente importante, perché a volte è difficile per la paziente far affiorare e affrontare questa tipologia di disagio Un percorso con uno psicongologo “dedicato” può aiutare non solo la donna, ma anche il/la partner. Infatti, aiutare a mantenere o riprendere la comunicazione all’interno della coppia è fondamentale. A volte la coppia tende a evitare di parlare di una perdita dell’intesa sessuale, per disagio o per non ferire il partner malato, innescando così un circolo vizioso che rischia di creare una frattura”.

Quanto è importante la comunicazione medico-paziente per migliorare la salute sessuale dopo una malattia oncologica?

“Direi fondamentale. Innanzitutto è importante che il medico curante ci sia all’inizio delle terapie ma anche successivamente, fornisca alla paziente informazioni relative a quegli effetti collaterali dei trattamenti oncologici che possono avere un impatto negativo sulla qualità di vita sessuale. Ma è altresì importante che la paziente faccia emergere tale problematica nel corso dei colloqui medico-paziente”.

Quindi diventa necessario anche un’adeguata formazione dei medici e del personale sanitario?

“Assolutamente sì. Tra gli obiettivi di Sexandthecancer® c'è anche quello di sensibilizzare le Istituzioni affinché la formazione dei medici e del personale sanitario sia inserito nei percorsi curricolari di formazione universitaria, anche alla luce della legge della medicina di genere,  e che le terapie disponibili siano inserite nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) per le donne colpite da patologia oncologica. Questo è un altro punto dolente, infatti le terapie attualmente disponibili quali ad esempio laser vaginale, terapie locali con lubrificanti e acido ialuronico, riabilitazione del pavimento pelvico, supporto psicologico, sono spesso disponibili quasi sempre solo privatamente e solo in alcuni casi erogati dal Servizio Sanitario Nazionale, aumentando così la “tossicità finanziaria” delle patologie oncologiche”.

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