Domenica, 24 Gennaio 2021
4 Zampe all'improvviso

4 Zampe all'improvviso

A cura di Sonia Di Palma

Elena e Shira: quando un cane è la salvezza

Una donna oltre la malattia


Elena era seduta sulla panchina vicina l'ingresso dell'area cani che frequento abitualmente. Non l'avevo mai vista fino a quel momento e notai più che lei, il suo cane. Quando arriva un nuovo cucciolone, lo sentono ancor prima che tu lo veda, gli altri cani e i miei erano molto eccitati, desiderosi di annusare la novità.
La reazione però fu un po' diversa dalle aspettative...sia per l'umano che per il cane appena arrivati nel quartiere. Elena non era di molte parole e la sua cagnolina, una meticcia incrocio setter (ecco l'eccitazione dei miei!), un po' intimidita. Più che noi, furono i cani a parlarsi, fino a quando, cercando di aiutare quel momento un po' confuso, invitai lei e la sua cagnolina ad entrare con me nell' area recintata.
Certo, la situazione non era delle migliori, sembrava arrivasse pioggia, ma Elena meritava di essere conosciuta. Aveva uno sguardo che poche donne sanno riconoscere.
Osservai la cagnolina, come faccio ormai da tempo con ogni cane che incontro e fu facile capire fosse stata adottata da poco. Cercava timidamente di annusare i miei cani, ma se veniva poi annusata lei, coda tra le zampe, postura leggermente arcuata, pronta ad accuciarsi. Chiesi da dove venisse e quale fosse la storia che almeno in parte si potesse conoscere di lei o supporre. Elena la guardò con tenerezza e mi disse che veniva dal Sud, come la maggior parte dei randagi. Non si sapeva molto, era stata trovata con i suoi cuccioli in uno scatolone accanto a un rifugio gestito da privati. E forse, quell'abbandono, era stata la sua salvezza, perché aveva avuto le cure necessarie. Shira, così si chiamava la cucciolona, aveva la leishmaniosi e dopo che tutti i suoi cuccioli erano stati adottati, per lei era stato molto più difficile trovare una sistemazione.
La leish l'aveva segnata, nel corpo e nell'anima. Probabilmente l'umano che l'aveva abbbandonata, l'aveva segnata di più. Shira non amava incontrare umani ed era molto legata ad Elena, nonostante fossero insieme da poco tempo, solo 3 mesi.
"Ci vuole molto amore e coraggio per donarsi ad un cane ferito"; queste le mie parole spontanee ad Elena. 
La sua risposta segnò l'inizio della nostra amiciza e la storia forse più importante che io abbia seguito.
"Ha avuto più coraggio Shira a tirarmi fuori la voglia di vivere, che io ad adottarla".
Elena oggi è una mia amica. Elena è una delle tante giovani donne che hanno conosciuto il cancro.
Senza che né lei potesse immaginarlo, né Shira capirlo in modo cosciente, la loro appena iniziata vita insieme stava trasformandosi in un vero e proprio percorso di pet therapy, quella che naturalmente ogni cane entrato nella vita di un umano, riesce a fare.
Da quel giorno le uscite insieme furono tante, io cercavo di aiutarla a comprendere meglio alcuni aspetti di quella nuova relazione a 4 zampe, mentre Elena si apriva alla sua nuova vita e a una nuova amicizia.
Scelse di adottare dopo il tumore, non per compensare qualcosa, ma semplicemente perché cerco' di ritrovare nei ricordi le cose che l'avevano fatta sorridere nella sua vita precedente. Diceva proprio così, "la vita di prima". E si illuminò raccontandomi che i ricordi più belli erano sempre stati, fin da bambina, quelli con accanto un cane. Adottare era un pensiero che aveva da tempo, ma l'occasione e un compagno all'epoca poco propenso, non le avevano fatto fare questa scelta prima.
Shira arrivò dopo circa un anno dall'intervento al seno, in piena fase curativa. E anche in piena fase di solitudine. 
Il cancro fa emergere tante cose,in questo caso la forza in una donna e la codardia in un uomo.
La cagnolina malata fu un atto d'amore anche per sé stessa. Chi era lei per non dover accogliere un cane con problemi? Alle continue affermazioni di chi le consigliava, data la sua situazione, qualcosa di più gestibile e tranquillo, lei ricordava sempre che allora essa stessa avrebbe dovuto farsi da parte nel mondo dei sani.
Shira non era di certo facile, sia per le cure necessarie, sia per i traumi del passato. Alternava momenti di tranquillità a momenti di vera e propria fobia, arrivando in un paio di casi a mordere umani entrati in casa.
Elena non si è mai scoraggiata, mi diceva che dal primo istante che Shira era arrivata, la sua mente si era arrestata. Aveva ripreso a dormire, cosa che non faceva da oltre un anno per i farmcaci che prendeva. E i pensieri si erano completamente arrestati. Pensieri inconsci, perché Elena, era una donna forte, mai indugiato nella commmiserazione, ma è inevitabile, ad un certo punto, che tutto venga fuori. Shira era ormai un centro importante. A tal punto, che Elena sentiva nuova forza fisica. Il corpo, stancato dai farmaci, reagiva in maniera per lei inaspettata e a dispetto di medici che le avevano preannunciato una vita in tranquillità, senza troppi stress fisici, Elena si ritrovava a correre o a seguire la sua cangolina in ogni situazione...nel bene e nel male. Nei giochi e nelle fasi più difficli del loro percorso di recupero.
Sono passati 5 anni da quando ho conosciuto Elena e Shira. Ci sono state tante fasi per entrambe e io ho partecipato a tutte. I loro sorrisi e la forza di oggi, sono la vittoria più bella che abbia mai visto in qualcuno. E questa storia, l'ha voluta proprio Elena, chiedendomi "scrivi di me, scrivi per tutte le donne che in silenzio vivono la loro malattia. Di' loro che sono viva, che io e Shira siamo qui e nessuno ci toglierà mai la voglia di correre insieme".

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