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Martedì, 7 Febbraio 2023
Asso di denari

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A cura di Carlo Sala

Come funziona l’assegno di mantenimento per ex e figli

Una separazione che non è ancora un divorzio ufficiale non significa ancora essere veramente ex, anche perché può essere accompagnata dall’obbligo di versare l’assegno di mantenimento, cioè di corrispondere periodicamente una cifra in denaro all’ex o ai figli per adempiere all’obbligo di assistenza materiale previsto dall’articolo 143 del codice civile. Nello specifico, è l’articolo 156 del codice civile a sancire la corresponsione dell’assegno di mantenimento a favore del coniuge separato privo di adeguati redditi.

L’assegno di mantenimento è dovuto in caso di reddito insufficiente dell’ex e la sua corresponsione decorre dalla data di presentazione della domanda e resta valido fino al passaggio in giudicato della sentenza che porta al divorzio. L’assegno non è dovuto se l’ex è responsabile della separazione, anche nel caso in cui l’ex non abbia un reddito sufficiente a mantenere il tenore di vita che aveva durante il matrimonio.

L’assegno di mantenimento dei figli è dovuto anche in caso di divorzio, perché l’obbligo dei genitori di assistere i figli non viene meno con il divorzio, ed è dovuto a prescindere dall’età del figlio, finché questi non sia economicamente indipendente (il che significa che se perde l’indipendenza economica raggiunta, l’obbligo di assegno torna in essere). L’assegno non è invece dovuto quando è dimostrato che il figlio non si è reso economicamente indipendente pur potendolo fare (quando, ad esempio, ha rifiutato un lavoro).

L’importo dell’assegno può essere deciso dagli ex o dal tribunale: se chi si separa trova un accordo sull’importo, il tribunale si limiterà a controllare la correttezza e l’equità di tale accordo (considerando gli interessi delle due parti ed eventualmente dei figli), se invece non c’è accordo o la richiesta di separazione arriva da una singola parte il giudice dovrà valutare eventuali violazioni degli obblighi matrimoniali, verificare se quale delle due parti risulti svantaggiata dalla interruzione del vincolo matrimoniale e non possa mantenere il tenore di vita di un tempo e, su questa base, fissare l’importo.

L’importo dell’assegno viene fissato secondo criteri diversi per ex e figli: se per il supporto al coniuge ci si basa sui redditi, nel caso dei figli ci si regola in base alle loro attuali necessità. Tra i vari parametri per il calcolo dell’assegno di mantenimento ricorrono:

- il reddito di ciascuno dei coniugi;
- il valore locatizio mensile delle proprietà immobiliari;
- il numero dei figli a carico e conviventi.

L’importo dell’assegno può essere modificato al mutare delle condizioni del beneficiario, sia tramite accordo tra i 2 ex sia per ricorso al tribunale (dei 2 ex o anche di uno solo). L’adeguamento dell’importo all’inflazione avviene invece direttamente, ma per renderlo effettivo il coniuge deve farne espressa richiesta al coniuge debitore. Quale che sia l’importo, il mancato versamento del sostegno, può portare al sequestro dei beni o alla richiesta a terzi di versamento della somma stabilita.

L’assegno va versato anche dopo il divorzio in 3 casi precisi: se rimane la necessità si assistere economicamente il coniuge privo di redditi propri, o con redditi insufficienti al proprio autonomo mantenimento; se si deve  risarcire il coniuge, danneggiato a vario titolo dal divorzio; se occorre compensare il coniuge sulla base del proprio apporto alla gestione famigliare. Perché l’assegno sia dovuto basta che ricorra una di queste 3 circostanze, ma come per l’assegno concesso in fase di separazione, anche l’assegno divorzile può essere oggetto di rinuncia da parte del destinatario. Se l’ex che riceve l’assegno avvia una nuova relazione stabile, secondo la Cassazione l’obbligo di corrispondere il sostegno cessa. 
 

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