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Sabato, 27 Novembre 2021

Niente prestiti alle imprese, la crisi delle banche amplia il mercato degli usurai

Le difficoltà delle banche aumentano i rischi per le imprese di dover far ricorso a usurai, secondo quanto denuncia la Cgia di Mestre sulla base di dati Bankitalia, segnalando che le minori erogazioni che le banche concedono a fronte delle difficoltà in cui versano variano molto da Regione a Regione, come pure molto variabile a seconda delle Regioni è il rischio di ricorso all’usura.

A maggio 2016 gli impieghi bancari verso imprese sono calati dell’1,6% annuo, pari a 13,825 miliardi: dagli 889,518 del maggio 2015  si è scesi agli 875,693 dell’anno successivo. A livello di macro-aree, il calo è stato più forte al Centro (-3,8), mentre il Nord-ovest è andato in controtendenza, con un aumento degli impieghi bancari verso imprese dello 0,4%. Nord-est e Sud hanno invece registrato contrazioni rispettivamente del 2,3% e dell’1,3%.

Il calo di impieghi più pesanti si è avuto nelle Marche, dove le somme messe a disposizione dalle banche alle aziende si sono ridotte del 9,9% annuo, passando da 25,898 a 23,332 miliardi (-2,566). Il secondo peggior calo (-4,8%) si è avuto in Val d’Aosta, il terzo in Molise (-4,3%). Contrazioni si sono registrate anche in Lazio e Umbria (-4,2% ciascuna),  Abruzzo (-4,1%), Veneto (-3,6%), Calabria (-3,3%), Emilia Romagna (-3,1%), Basilicata (-1,8%), Sicilia (-0,9%), Campania (-0,7%) e Puglia (-0,3%).

Il Friuli Venezia Giulia registra invece il massimo aumento annuo di impieghi bancari a favore di imprese (+2,8%), seguito da Trentino Alto Adige (+2,1%), Piemonte (+1,5%), Sardegna (+1,2%), Liguria (+0,8%) e Lombardia (+0,2%).

Il rischio usura è straordinariamente alto in Campania e Calabria: fatta 100 la media nazionale, queste due regioni registrano punteggi rispettivamente pari a 157,3 e 152,7. Il rischio è alto anche in Puglia (130,8), Sicilia (129,2) e Basilicata (128,6). Agli antipodi vi sono il Trentino Alto Adige, con un indice del rischio usura pari a 51,3 (48,7 punti in meno della media nazionale) e la Valle d’Aosta: ove l’indice si ferma a 63,2 (36,8 punti al di sotto della media nazionale).

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