Lunedì, 20 Settembre 2021

Il car sharing conviene a chi lo usa e a chi lo permette, ma non a chi lo gestisce

Il car sharing non rende a chi mette a disposizione le vetture da condividere, secondo quanto ha appurato la rivista specializzata Quattroruote, ma frutta bene ai Comuni che lo consentono sul loro territorio e conviene alle aziende che se ne servono.

Il car sharing in Italia ha fatto registrare perdite di 27 milioni di euro su un totale di 48 milioni di fatturato ai 4 principali operatori del settore: Car2go (controllata da Daimler, mette a disposizione Smart e Mercedes), DriveNow (società paritetica fra Bmw e Sixt), Share’ngo (della società italo-cinese CS Group) ed Enjoy (azienda del gruppo Eni la cui flotta è composta solo Fiat 500 e 500L e Piaggio MP3). Significa un “rosso” di 4.700 euro per auto. 

Il car sharing rende invece ai Comuni: Milano e Roma esigono 1.200 euro l’anno per ogni auto a titolo di compensazioni per gli accessi alla Ztl e la sosta sulle strisce blu. A Firenze e Torino la tariffa comunale è invece quasi la metà. Il mensile rivela che solo Roma e Firenze hanno fornito i dati sugli incassi per il 2016: 900.000 euro nella capitale e 200.000 nel capoluogo toscano. Per Milano, Quattroruote ha stimato entrate vicino a 1,9 milioni. 

Alle aziende il car sharing consente risparmi fiscali, perché è scaricabile proprio come i taxi. Con la risoluzione n. 83 del 28 settembre 2016, l'Agenzia delle Entrate ha infatti chiarito che gli spostamenti attraverso car sharing all'interno del Comune dove si trova la sede di lavoro rientrano fra le spese deducibili ai fini delle imposte dirette. Per usufruire della deduzione e scaricare i costi, il dipendente deve dunque presentare all'azienda la consueta nota spese, allegando la fattura relativa al car sharing e riportando le motivazioni dettagliate della trasferta effettuata per ragioni di lavoro.

Si parla di
Sullo stesso argomento

Il car sharing conviene a chi lo usa e a chi lo permette, ma non a chi lo gestisce

Today è in caricamento