Martedì, 28 Settembre 2021

Case e opere pubbliche, in Italia non si costruisce più

In Italia non si costruisce più, né opere di interesse pubblico - come è emerso con l’incidente ferroviario in Puglia - né costruzioni a uso privato (con l’eccezione dell’edilizia residenziale).

Nella seconda metà del 2015 i permessi di costruire sono calati del 14,5% e del 12,3% annuo per quanto riguarda rispettivamente abitazioni e superficie abitabili, secondo quanto censito dall’Istat. Il numero di abitazioni dei nuovi fabbricati residenziali risulta in calo nel terzo trimestre 2015, con una variazione tendenziale del -10,4%. Tale contrazione aumenta nel quarto trimestre attestandosi a -18,3%. Stessa dinamica segue anche la superficie utile nel confronto con gli analoghi trimestri del 2014: -8,2% nel terzo trimestre 2015 e -16,2% nel quarto.

L'edilizia non residenziale è invece aumentata del 21,7%, nel terzo e quarto trimestre l'edilizia le variazioni tendenziali sono state rispettivamente di +20,5% e +22,8%.

Le opere pubbliche rischiano di crescere solo dello 0,4% quest’anno, contro il 6% previsto. Secondo i costruttori dell’Ance, la causa di questa frenata va rinvenuta nel nuovo codice degli appalti entrato in vigore appena approvato il 19 aprile, senza periodo transitorio.

Il nuovo codice stabilisce infatti che i progetti da mettere in gara devono essere “esecutivi”, non più “definitivi”, ma questo nuovo regime, voluto sopratutto dall’Anac di Raffaele Cantone per scoraggiare i tentativi di corruzione, ha colto le amministrazioni comunali impreparate.

A giugno le gare indette per appalti pubblici sono calate del 34,9% in numero e di oltre il 60% in valore (rispetto al maggio 2015 addirittura del 75). Ad aprile la corsa a fare in fretta per bandire gare con le vecchie regole aveva spinto gli appalti a più 50% in valore.
 

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