Venerdì, 22 Gennaio 2021
Asso di denari

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A cura di Carlo Sala

Perché con il Ceta si recuperano i posti di lavoro messi in forse dal decreto dignità

Rendere definitivo il Ceta, l’accordo di libero scambio tra Ue e Canada che il ministro Luigi Di Maio non vuole invece ratificare, potrebbe compensare la perdita di posti di lavoro che l’Inps ha previsto in seguito al decreto dignità di Di Maio (secondo un calcolo contestato dallo stesso ministro).

Il Ceta ha abolito il 98% dei dazi commerciali tra Ue e Canada e l’Italia è stato uno dei Paesi che ne ha tratto più vantaggi: secondo dati di Commissione europea e ministero di Economia e Finanze sono spariti dazi fino al 9% sull’export verso il Canada di macchinari e equipaggiamenti elettrici per un miliardo di euro; sono state cancellate tariffe fino al 9,5% alla vendita di auto e veicoli fatti in Italia, per un giro d’affari da circa 300 milioni; sono stati aboliti dazi del 18% sui prodotti della moda (260 milioni di fatturato), e dell’8% sulle ceramiche (160 milioni di fatturato).

Per l’Italia l’export verso il Canada vale 3,7 miliardi di euro, l’interscambio tra i due Paesi è pari a 5 miliardi e il saldo commerciale è positivo per l’Italia che esporta più di quanto importa. Le aziende italiane che esportano in Canada sono 13.147 e l’accordo tra Ue e Canada comporta per il nostro Paese 63mila posti di lavoro sugli 865mila totali che comporta per l’intera Ue.

Il Ceta tra pro e contro: opportunità o minaccia al Made in Italy?

Nei mesi di provvisoria entrata in vigore del Ceta l’export italiano è cresciuto dell’8%, pari a un valore di 400 milioni. Si stima che rendere definitivo l’accordo creerebbe almeno 8mila nuovi posti di lavoro in Italia, tanti quanti se ne perderebbero ogni anno (secondo l’Inps) col decreto dignità. Col Ceta il Canada riconosce la denominazione di origine di 149 prodotti (39 dei quali europei) per i quali prima non c’era alcun riconoscimento e tutela. Tale riconoscimento non impedisce al Canada di produrre ed esportare prodotti simili, italian sounding (il parmesan ad esempio) e proprio su questo fanno leva quanti (Coldiretti in primis) spingono perché Di Maio faccia quello che dice e impedisca all’Italia di ratificare l’accordo, impedendo così che esso entri in vigore definitivamente (per l’Italia, per il Canada e per tutta la Ue). 
 

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