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Domenica, 16 Giugno 2024
Asso di denari

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A cura di Carlo Sala

Chi dona ai poveri il cibo invenduto riceve uno sconto sulla tassa sui rifiuti

Una legge entrata in vigore il 14 settembre (la 166/2016), sulla falsariga di analogo provvedimento in Francia e nota come ‘legge del buon Samaritano’ (nella realtà presentata da Maria Chiara Gadda), introduce riduzioni sulle tasse a carico degli esercizi commerciali (che sia un ristorante, un negozio di alimentari, una mensa aziendale o un supermercato) che, come già molti facevano da anni, vogliano donare gli alimenti invenduti.

Chi dona cibo invenduto può detrarne il valore dalla Tasi, la tassa sui rifiuti. Basta un documento di trasporto dell’associazione di beneficenza che riceve la merce per certificare quanta ne è stata donata. In deroga alle norme del Codice civile in tema di donazioni, la cessione gratuita delle eccedenze alimentari a fini di solidarietà sociale non richiede la forma scritta; è però richiesta una comunicazione (telematica) agli uffici dell’amministrazione finanziaria, con l’indicazione di data, ora e luogo di inizio del trasporto, della destinazione finale dei beni nonché del valore complessivo di questi ultimi, entro la fine del mese cui si riferiscono le cessioni gratuite. L’obbligo di comunicazione non si applica nel caso in cui il valore dei beni ceduti non superi i 15mila euro per ogni singola cessione effettuata nel corso del mese cui si riferisce la comunicazione e nel caso di beni alimentari facilmente deperibili (a prescindere dal loro valore).

Possono essere ceduti i prodotti alimentari, agricoli e agroalimentari che rispettino i requisiti di igiene e sicurezza e che siano rimasti invenduti o siano stati scartati dalla catena agroalimentare per ragioni commerciali o estetiche o perché in prossimità della data di scadenza. Possono anche essere oggetto di cessione i prodotti che abbiano superato il termine minimo di conservazione, purché siano garantite l’integrità dell’imballaggio primario e le idonee condizioni di conservazione. La cessione è a titolo gratuito e pertanto non può essere prevista alcuna forma di corrispettivo, neanche in natura in favore degli operatori del settore alimentare che effettuano la donazione.

In Italia hanno fatto ricorso all’aiuto alimentare 2,8 milioni di persone nel 2015, secondo il ministero delle Politiche sociali, ma la stima tiene conto solo del consumo di derrate da circa 100 milioni l’anno finanziate dai fondi europei (e per il 15% dal governo). A questi si aggiungono i doni dei privati e la lotta allo spreco. Il Banco Alimentare, di gran lunga il leader in questo settore, riesce a recuperare poco più di 30mila tonnellate di cibo all’anno e sostiene 1,5 milioni di persone.

Il Politecnico di Milano stima che si buttino 5,1 milioni di tonnellate di alimenti commestibili ogni anno, in Italia. Banca d’Italia stima che il 10% più povero della società sia tornato ai livelli di reddito del 1977, ma  e i poveri assoluti, senza cioè mezzi di sussistenza, sono 4,5 milioni.

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