Sabato, 31 Luglio 2021

Nei contenziosi tributari lo Stato vince più spesso del cittadino

Quando cittadino e Stato litigano per questioni fiscali, il primo vede riconosciute le sue ragioni meno spesso del secondo, a quanto risulta da una analisi della Cgia di Mestre relativa agli esiti dei contenziosi fiscali registrati in tutte le Commissioni tributarie provinciali d’Italia nel 2016

Il fisco vince i contenziosi fiscali nel 45% dei casi, il cittadino nel 31,5% e lo scarto aumenta se si considera il valore economico del giudizio: sempre nel 2016, gli importi delle sentenze a favore del fisco sono stati pari al 48,1%, mentre la percentuale di vittorie del contribuente si è fermata al 23,4%.

Al cittadino conviene non di rado pagare piuttosto che ricorrere perché il tempo medio della giustizia tributaria è di circa 2 anni e 2 mesi per ciascuno dei 2 gradi del giudizio e presentare un ricorso mentre da un lato comporta oneri economici dall’altro non evita il versamento, anche se parziale, di quanto richiesto dal fisco: ad esempio a fronte di un avviso di accertamento è prevista la riscossione di 1/3 delle imposte contestate, mentre prima di ricorrere in secondo grado (in caso di sentenza avversa al contribuente in primo grado) si deve versare 2/3 degli importi dovuti a titolo di imposta ed interessi (al netto di quanto già versato).

I ricorsi sono in calo dal 2012 e nel 2016 ne pendevano 469.048, perché dal 2012, in seguito all’introduzione dell’istituto della “mediazione”, nel caso di controversie di importo sino a 20.000 euro (di recente aumentato a 50.000 euro), prima che il ricorso possa essere avviato l’Agenzia delle Entrate o gli enti parti della controversia devono prendere in considerazione il reclamo presentato dal contribuente che può contenere anche una proposta di accordo (mediazione). La mediazione rappresenta un ulteriore peso per il contribuente che invece di ottenere senza alcuna formalità la revisione totale o parziale dell’atto di accertamento contestato, deve redigere e presentare un ricorso per ottenere ciò che gli sarebbe spettato di diritto e senza sanzioni (benché ridotte).            

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