Mercoledì, 28 Luglio 2021

Quando è possibile il licenziamento per giusta causa e come fare per contestarlo

Il Jobs Act ha eliminato la possibilità di essere reintegrato per chi sia stato licenziato ma sia chi è stato assunto prima sia chi è stato assunto dopo il Jobs Act può ottenere il reintegro nel posto di lavoro qualora il licenziamento  abbia carattere disciplinare, sia cioè stato effettuato per una giusta causa di cui il lavoratore dimostri l’insussistenza.

E’ giusta causa qualsiasi causa che impedisce di proseguire il rapporto di lavoro anche in via provvisoria del rapporto di lavoro. Riguarda la condotta del lavoratore che abbia compiuto violazioni gravi degli obblighi contrattuali fino a ledere in maniera irreparabile il legame di fiducia col datore di lavoro.

Il licenziamento per giusta causa non prevede l’obbligo di preavviso, mentre diventa immediato e tempestivo. La giusta causa non è infatti giustificato motivo oggettivo, che richiede il preavviso di licenziamento, perché il giustificato motivo oggettivo è alla base di licenziamenti dovuti all’andamento dell’attività del datore di lavoro o all’organizzazione del lavoro.

Come impugnare un licenziamento per giusta causa

Il licenziamento per giusta causa va impugnato entro 60 giorni qualora il lavoratore ritenga di aver subito un’ingiustizia. ! 60 giorni decorrono dalla ricezione della comunicazione del licenziamento e l’impugnazione deve avvenire in forma scritta (con qualsiasi atto scritto anche extragiudiziale). L’impugnazione diventa inefficace se nei 180 giorni successivi non è seguita dal deposito del ricorso nella cancelleria del tribunale in funzione di giudice del lavoro o dalla comunicazione alla controparte della richiesta di tentativo di conciliazione o arbitrato. Qualora la conciliazione o l’arbitrato richiesti siano stati rifiutati o non si sia raggiunto l’accordo necessario al relativo espletamento, il ricorso al giudice deve essere depositato entro 60 giorni dal rifiuto o dal mancato accordo, a pena di decadenza.

La dimostrazione della giusta causa spetta al datore di lavoro, anche se l’impugnazione è del lavoratore (cosiddetta inversione dell’onere della prova, non è chi ricorre a dover fornire la prova, ma colui contro cui si ricorre a doverla fornire). Di contro, il lavoratore deve provare l’eventuale carattere discriminatorio del licenziamento impugnato.

Il datore di lavoro può revocare il licenziamento entro 15 giorni dalla comunicazione dell’impugnazione del licenziamento. Il rapporto di lavoro viene così ripristinato e il lavoratore reintegrato ha diritto a percepire la retribuzione maturata nel periodo in cui è stato provvisoriamente licenziato.

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