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Giovedì, 9 Febbraio 2023
Asso di denari

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A cura di Carlo Sala

Aboliti i voucher, lavoratori a chiamata in lieve crescita

Mentre si discute del modo in cui colmare il buco aperto dalla soppressione dei voucher nella creazione di occupazione, il lavoro a chiamata, uno dei possibili sostituti dei voucher (rimasti solo per asili nido e baby sitter), risulta in crescita, seppur molto lontano dall’utilizzo dei voucher finché questi erano consentiti.

I lavoratori a chiamata sono cresciuti del 2,5% nel 2016 e si  sono attestati a 128mila unità, dopo una flessione che durava dal 2012, a fronte di una sostanziale stabilità dell'intensità lavorativa misurata come numero medio di giornate retribuite nel mese (10,5 unità). Solo nel quarto trimestre del 2016 hanno fatto segnare un +12,9% a fronte di una stabilità dell’intensità lavorativa (20,9 giornate retribuite nel mese), cioè del periodo di lavoro per cui si viene chiamati. Lo afferma la nota trimestrale sulle tendenze dell'occupazione realizzata da Ministero del Lavoro, Istat, Inps e Inail.

I limiti di età per il lavoro a chiamata sono all’esame dei magistrati, in seguito a un ricorso alla Corte di giustizia dell'Unione europea . La Corte europea è stata chiamata dalla Corte di Cassazione italiana a valutare la compatibilità rispetto alla direttiva 2000/78/CE della normativa italiana in materia di contratti di lavoro intermittenti (o a chiamata), la quale prevede l'applicazione degli stessi soltanto a lavoratori di età inferiore a 25 anno o superiore a 55.

Il divario tra lavoro a chiamata e voucher è stato molto alto finché i voucher erano consentiti, a favore dei voucher. Nel 2016, secondo i dati Inps, i voucher venduti sono stati 134 milioni, il 24% in più rispetto all’anno precedente. Nel quarto trimestre del 2016 sono stati venduti 32,8 milioni di unità (30,6 milioni nel quarto trimestre 2015). Anche se il dato dell’ultimo trimestre 2016 attesta una sensibile riduzione nel tasso di crescita tendenziale (+7,2% rispetto a +25,3% nel terzo, +32,2% nel secondo e +35,7% nel primo trimestre dell’anno scorso), i voucher sono risultati una modalità di occupazione più utilizzata rispetto al lavoro a chiamata. Ora però l’alternativa tra lavoro a chiamata e voucher non esiste più, perché i voucher sono possibili, appunto, solo per asili nido e baby sitter.

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