Lunedì, 2 Agosto 2021

Accordo di libero scambio Ue-Usa: tutti i problemi del "TTIP"

Protesta contro il Ttip (Infophoto)

L’area di libero scambio in discussione tra Usa e Ue è una zona franca che Stati Uniti e Unione Europea hanno deciso di creare tra le due sponde dell’Atlantico immaginando che possa diventare la più grande “free trade zone” del mondo (680 miliardi di euro di interscambio nel 2013). L’accordo (nome in codice “T.T.I.P.” cioè Transatlantic Trade and Investment Partnership) punta alla cancellazione dei dazi doganali sulle merci e all’abbattimento delle barriere non doganali. 

L’accordo di libero scambio tra Ue e Usa non abolisce solo i dazi, ma anche le cosiddette “barriere tecniche”, ossia quelle barriere non tariffarie che riguardano beni, servizi, guadagni e investimenti e che consistono soprattutto in regolamenti e vincoli burocratici che rendono molto più costoso esportare e investire nei paesi che le attuano. 

L’accordo resta però ancora lontano per alcuni settori e prodotti: esclusi dall’accordo sono, ad esempio, i settori aerospazio e difesa, che entrambi le parti considerano a elevato rischio strategico; sul settore agro-alimentare è in corso un duro confronto sugli organismi OGM e su una maggiore apertura dei mercati che non tocchi però i dazi; in tema di banche l’accordo è condizionato dai timori della Ue sui rischi che l'elevato grado di sviluppo della banche americane possa minare la competitività delle banche europee. Il punto più critico dell'accordo riguarda però la gestione della privacy, ed interessa comparti ormai strategici per l'economia: social network, big data, IoT (Internet degli oggetti).

L’eliminazione delle barriere (doganali e non) ridurrebbe del 5-7% i costi dei movimenti commerciali tra le due sponde dell’Atlantico e potrebbe generare una rivoluzione commerciale per alcuni comparti a basso margine operativo (informatica, meccanica industriale, automotive), i cui flussi verrebbero completamente stravolti dall'accordo.

Il Made in Italy guadagnerebbe molto, ma c’è un problema, scoperto dalla Germania: negli Usa esistono 17 laboratori di certificazione (Nationally Recognised Testing Laboratories - NRTLs) che non dipendono dal governo federale, pur essendo sotto la supervisione della Occupational Safety and Health Administration. 

Negli Usa non c’è uno standard comune, come nella Ue, per i controlli ma, appunto, 17 e l’accordo con gli Usa nel loro complesso non eviterebbe a chi esporta nei singoli 50 Stati federati di soggiacere agli standard e ai controlli fissati in base a questa sorta di ‘autonomie locali’ (per così dire) su cui Washington non ha potere.

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