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Giovedì, 9 Febbraio 2023
Asso di denari

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A cura di Carlo Sala

Allarme di Confindustria: i ragazzi scelgono percorsi formativi che non danno lavoro

In occasione dell'edizione 2017 della giornata nazionale Orientagiovani, organizzata da Viale dell'Astronomia e da Luiss, Confindustria ha lanciato l’allarme sulla distanza tra preparazione di chi entra nel mondo del lavoro e competenze desiderate da chi cerca lavoratori, sottolineando che tale divergenza è ampiamente dovuta alle scelte formative dei giovani.

Per Confindustria il 40% della disoccupazione dipende dalla formazione scelta dai giovani: "L’Italia - avverte viale dell'Astronomia - soffre di un forte mismatch tra le scelte formative dei giovani e i fabbisogni delle imprese", nonostante "un tasso di disoccupazione giovanile che sfiora il 35%» ed «una quota di giovani Neet (che non studiano nè lavorano) vicina al 25%". Le scelte scolastiche dei giovani, secondo il dossier Orientagiovani, costituiscono uno "svantaggio competitivo importante per il sistema Paese".

Le professioni più ricercate dalle imprese secondo Confindustria sono quelle tecnico-scientifiche che rappresentano il 39% del fabbisogno, seguite dalle professioni dei servizi (21%), impiegatizie (12%), da operai specializzati e artigiani (10%). Il dossier Orientagiovani evidenzia la necessità di competenze "di filiera", legate allo specifico comparto industriale, che, secondo gli industriali, si formano prevalentemente con l'alternanza scuola-lavoro, l'apprendistato duale, la laboratorialità e l’imprenditorialità. Addetti al marketing, tecnici della produzione, progettisti di software: sono questi alcuni dei mestieri più richiesti dal mercato secondo un'analisi dell’Inapp (Istituto nazionale per l’analisi delle politiche pubbliche)

Le 10 professioni  più cresciute sono riconducibili a 3 gruppi professionali secondo l’Inapp: specialisti dei rapporti con il mercato, tecnici della produzione manifatturiera, analisti e progettisti di software. In crescita, ma a ritmo più lento, risultano anche le professioni riconducibili ad attività a minore intensità tecnologica, come quelle degli addetti all’assistenza personale o delle professioni qualificate nel settore socio-sanitario. La gran parte delle professioni in decrescita sono invece riconducibili ad attività a bassa intensità tecnologica. Tuttavia, professioni quali gli addetti a funzioni di segreteria o di contabilità sono quelle tradizionalmente più esposte a innovazioni tecnologiche capaci di ridurre il contributo umano al processo produttivo (si pensi ai software gestionali che razionalizzano le attività di contabilità e segreteria) e, dunque, maggiormente a rischio dal punto di vista della disoccupazione tecnologica. Tra le professioni in ascesa, crescono di più quelle composte da mansioni cognitive e non ripetitive. Allo stesso modo, tra quelle che perdono peso occupazionale, si contraggono maggiormente quelle caratterizzate da mansioni manuali e ripetitive. Sono sempre meno richiesti muratori, manovali, contabili e addetti a mansioni di segreteria.

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