Venerdì, 5 Marzo 2021
Asso di denari

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A cura di Carlo Sala

Aumentano le denunce di estorsione e usura da parte delle imprese

L’impresa italiana è sempre più soggetta all’estorsione, secondo una ricerca dell’Ufficio studi della CGIA. “Le estorsioni – afferma il coordinatore dell’Ufficio studi Paolo Zabeo – sono reati spesso compiuti dalle organizzazioni di stampo mafioso nei confronti degli imprenditori. Oltre ad acquisire illecitamente del denaro attraverso soprusi, ritorsioni o minacce, l’obbiettivo di questi malavitosi è di esercitare un forte controllo del territorio”.

In 10 anni le denunce per estorsione sono aumentate del 77,2%, da 5.400 segnalazioni alle forze dell’ordine nel 2006 (ultimo anno in cui sono disponibili i dati) a 9.568 nel 2016 (con una diminuzione di 2,7 punti percentuali rispetto al 2015).

Il fatturato dell’estorsione organizzata oscilla tra i 2,7 e i 7,7 miliardi di euro l’anno secondo i dati del centro di ricerca dell’Università Cattolica di Milano Transcrime.

Le denunce di estorsione sono aumentate soprattutto in Valle d’Aosta (+533,3%), nel Trentino Alto Adige (+188%) e in Emilia Romagna (+179,7%).

Crescono anche le denunce di usura, a partire dall’Emilia Romagna (+266%), seguita da Calabria (+100%) e le Marche (+85,7%). Secondo la Cgia, una delle cause che probabilmente ha spinto molti piccoli commercianti e artigiani tra le braccia degli usurai è il perdurare del credit crunch praticato dalle banche agli imprenditori. Rispetto alla fine del mese di giugno del 2011, nello stesso mese di quest’anno l’importo complessivo dei prestiti bancari alle imprese è stato inferiore di quasi 217 miliardi di euro. Le sofferenze in capo alle imprese sono ancora elevate (101 miliardi di euro a fine giugno 2018), nonostante nell’ultimo anno si sia registrata una vendita massiccia di crediti problematici (quasi 56 miliardi di euro di cartolarizzazioni e cessioni relativi alle società non finanziarie) che sono usciti così dai bilanci bancari, scomparendo dalle statistiche delle sofferenze e dei prestiti. Guardando ai crediti in bonis (prestiti al netto delle sofferenze), tra fine giugno 2011 e fine giugno 2018 si contano quasi 245 miliardi di euro in meno.

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