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Sabato, 28 Gennaio 2023
Asso di denari

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A cura di Carlo Sala

La progressività del fisco penalizza chi prova a migliorare il proprio tenore di vita

La progressività del sistema fiscale (chi più guadagna più paga) è quasi un tabù in Italia, anche se il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan ha recentemente aperto all’ipotesi di una flat tax uguale per tutti al 25% lanciata dall’Istituto Bruno Leoni. Ma questa progressività può essere anche iniqua, secondo quanto risulta da un’analisi condotta per conto del Senato dall’”Ufficio di valutazione dell’impatto”, e scoraggiare miglioramenti del proprio tenore di vita (attraverso maggior attività e quindi maggiori introiti).

Le aliquote fiscali effettivamente applicate sono 3, contro le 5 ufficiali, perché le somme dovute da ogni contribuente sono ricavate partendo dalle 5 aliquote ufficiali (dal 23% per redditi fino a 15mila euro lordi al 43% per redditi lordi annui di oltre 75mila euro) e applicando poi le cosiddette “aliquote implicite”: le detrazioni per reddito e carichi familiari, le deduzioni, le addizionali locali, il bonus 80 euro,  gli assegni familiari, le zone di incapienza. Le “aliquote marginali effettive” cioè quanto il contribuente deve pagare sono la risultante della somma algebrica delle aliquote ufficiali e di quelle implicite.

Le aliquote marginali effettive sono pari a 0%, 30% e 42%, secondo l’analisi commissionata dal Senato, a seconda che il reddito annuo lordo arrivi fino a 10mila euro, fino a 28mila euro o superi i 28mila euro,

La progressività del sistema fiscale è penalizzante per il contribuente, perché chi guadagna meno di 28mila euro lordi rischia di dover consegnare al fisco qualsiasi ulteriore guadagno che gli consenta di portare il proprio reddito annuo sopra la soglia dei 28mila euro lordi. Chi guadagna intorno ai 15mila euro e orbita vicino al secondo scaglione Irpef (aliquota del 27%) vede diminuire gli assegni familiari e si trova ad avere una aliquota marginale effettiva anche del 10%: per ogni 100 euro di aumento di reddito, 10 se ne possono andare per la sola perdita degli assegni familiari. 

La progressività crea problemi anche con bonus e addizionali Irpef locali: il bonus di 80 euro si esaurisce a 26mila euro di reddito lordo e chi abbia un reddito di 24mila euro e consegua una entrata aggiuntiva di 2.000 euro perde il bonus e paga l’aliquota sull’aumento (si arriva a una aliquota marginale specifica del 48% e si può arrivare anche ad una aliquota del 100% sull’incremento, che in questo modo viene completamente perso, perché va tutto al fisco);  le addizionali Irpef locali, invece, non sono dovute da chi sia sotto la soglia di esenzione tra i 9.000 ed i 15.000 euro ma un solo euro di reddito in più obbliga il contribuente a versare l’addizionale, su tutto il suo reddito e non solo sull’incremento.

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