Giovedì, 29 Luglio 2021

Così l'Italia "dimentica" di utilizzare i fondi europei

L’Italia rischia di perdere 9,3 miliardi di euro dei fondi che la Ue le ha destinato per il periodo 2007-2013 e che dovevano essere spesi entro lo scorso 31 dicembre. Se entro il 31 marzo 2017 non sarà fornita documentazione che attesti l’utilizzo quelle cifre, entro appunto la fine del 2015, i fondi ricevuti non potranno più essere utilizzati e andranno restituiti.

L’Italia ha utilizzato 37,1 miliardi dei 46,4 ricevuti da Bruxelles per il 2007-2013, cioè il 79,9% dell’ammontare totale, calcola la Cgia di Mestre. I 9,3 miliardi di finanziamenti europei per i quali non risulta alcun impiego sono stati destinati per la maggior parte alle Regioni (6,6 miliardi, contro i 2,7 di competenza dello Stato centrale).

Il 54% dei fondi inutilizzati dalle Regioni è a disposizione della Sicilia, per un ammontare di 1,9 miliardi; alle sue spalle, con 1,6 miliardi inutilizzati, si colloca la Campania. In queste 2 Regioni l’incidenza percentuale della spesa certificata sul totale delle risorse europee assegnate ammonta rispettivamente al 66,4% e al 69%. Agli antipodi la Liguria, che ha sfruttato il 94,7% della dotazione complessiva, il Friuli Venezia Giulia (94,1%), la provincia autonoma di Trento (94%), le Marche e la Puglia (93%) e il Veneto (92,9%).

Tra il 2000 e il 2014 l’Italia ha dato all’Ue 210,5 miliardi e ne ha ricevuti 151,6 sotto forma di fondi, agevolazioni e contributi vari. La differenza ammonta a 58,9 miliardi di euro che in termini pro capite valgono 970 euro. Ciascun italiano ha versato alla Ue 970 euro in più di quanti ne ha ricevuti, negli ultimi 15 anni, ma i contributori netti, i cittadini cioè che versano più di quanto ottengono, sono anzitutto olandesi (3.690 euro pro capite), belgi (3.018 euro), svedese (2.430 euro), tedeschi (2.011 euro) e danesi (1.977 euro).
 

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